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Esodo 5 – Mosè Davanti al Faraone; il Fardello d’Israele Si Fa Più Pesante

A. Il faraone riceve Mosè e Aaronne, alla cui visita risponde con un comando.

1. (1-3) Mosè chiede al faraone di lasciar andare i figli d’Israele nel deserto per adorare.

Dopo questo, Mosè ed Aaronne andarono dal Faraone e gli dissero: «Così dice l’Eterno, il DIO d’Israele: “Lascia andare il mio popolo, perché mi celebri una festa nel deserto”». Ma il Faraone rispose: «Chi è l’Eterno che io debba ubbidire alla sua voce e lasciar andare Israele? Io non conosco l’Eterno e non lascerò andare Israele». Allora essi dissero: «Il DIO degli Ebrei ci è venuto incontro; ora lasciaci andare per un cammino di tre giorni nel deserto perché possiamo sacrificare all’Eterno, che è il nostro DIO, affinché egli non ci colpisca con la peste o con la spada».

a. Mosè ed Aaronne andarono dal Faraone e gli dissero: Mosè ed Aronne mostrarono un enorme coraggio nel confrontarsi con il faraone e andrebbero lodati per la loro obbedienza a Dio.

i. Il faraone non era affatto un funzionario pubblico; anzi, l’intera popolazione viveva per servire il faraone. Il suo potere e la sua autorità erano supremi e non c’era costituzione o legge o legislatura superiore o anche solo lontanamente uguale a lui.

ii. Si diceva che i faraoni fossero figli del sole; erano amici delle più grandi divinità d’Egitto e sedevano con loro nei loro templi per ricevere il culto insieme a loro.

iii. Esiste un’iscrizione di un faraone su un antico tempio egizio che rende bene l’idea: “Io sono ciò che era, che è e che sarà, e nessuno ha sollevato il mio velo.” (Meyer) Il faraone era più di un uomo; si considerava un dio e gli Egiziani lo vedevano come tale.

iv. Essendo cresciuto alla corte d’Egitto, Mosè lo sapeva bene; sapeva anche, però, che il faraone era soltanto un uomo. Mosè, con l’autorità del Dio vivente, affrontò il faraone.

b. Lascia andare il mio popolo: La richiesta fondamentale di Dio al faraone (attraverso i suoi messaggeri Mosè e Aaronne) era la libertà per il Suo popolo. Dio dichiarò che Israele apparteneva a Lui, non al faraone, e che quindi doveva essere libero. Coloro che appartengono a Dio devono essere liberi, non legati.

c. Chi è l’Eterno che io debba ubbidire alla sua voce e lasciar andare Israele? Io non conosco l’Eterno e non lascerò andare Israele: Il faraone conosceva molti dèi, ma non riconosceva il Signore e il Suo diritto di proprietà su Israele. Pertanto, rifiutò la richiesta.

i. Chi è l’Eterno: Il faraone non aveva la giusta attitudine di cuore, ma pose la domanda giusta. Mosè aveva chiesto: Chi sono io? (Esodo 3:11) Le domande importanti non riguardavano l’identità di Mosè o del faraone, ma si riducevano in quest’unica domanda: Chi è l’Eterno? Se faraone avesse saputo davvero chi era l’Eterno, avrebbe liberato Israele volentieri.

d. Ora lasciaci andare per un cammino di tre giorni nel deserto perché possiamo sacrificare all’Eterno, che è il nostro DIO: Mosè riportò la richiesta che Dio gli aveva espresso per la prima volta in Esodo 3:18. Dio presentò al faraone prima la richiesta più piccola, in modo che questa fosse il più possibile allettante e facile da accettare. In questo modo, il faraone non avrebbe avuto nessuna scusa per rifiutare Dio e indurire il suo cuore.

2. (4-9) Il faraone incrementa il carico di lavoro degli Israeliti.

Il re d’Egitto disse loro: «Perché mai Mosè e Aaronne, distogliete il popolo dal suo lavoro? Ritornate alle vostre fatiche!». Il Faraone disse nuovamente: «Ecco, il popolo del paese è ora numeroso, e voi vorreste fargli interrompere le sue fatiche». Così quello stesso giorno il Faraone ordinò agli oppressori del popolo e ai suoi sovrintendenti dicendo: «Non date più paglia al popolo per fare i mattoni, come prima; e vadano essi stessi a raccogliere la paglia! Ma imponete loro la stessa quantità di mattoni che facevano prima, senza diminuzione alcuna; poiché sono dei pigri, e per questo essi gridano, dicendo: “Andiamo a sacrificare al nostro DIO!”. Sovraccaricate questi uomini di duro lavoro, ed essi lo facciano senza dar retta a parole d’inganno».

a. Perché mai […] distogliete il popolo dal suo lavoro: Non solo il faraone si rifiutò di concedere agli Israeliti tre giorni di riposo, ma considerò la richiesta stessa come uno spreco di tempo prezioso per il lavoro.

b. Il popolo del paese è ora numeroso: Il faraone era consapevole che i tentativi precedenti di diminuire la popolazione di Israele erano falliti; anzi, avevano continuato a moltiplicarsi. Ciò era un bene per Israele, ma un male per il faraone.

c. Poiché sono dei pigri, e per questo essi gridano: Per punire Israele a causa della richiesta e per dare loro più lavoro (“Se avete abbastanza tempo per fare queste richieste folli, ne avete sicuramente per lavorare di più!”), il faraone ordinò che gli israeliti si procurassero da soli i materiali (nello specifico, la paglia) per fare i mattoni.

i. La paglia ha un contenuto acido che rende i mattoni più resistenti. L’uso della paglia per la produzione di mattoni in Egitto in questo periodo è confermato dall’archeologia. “In Egitto sono stati ritrovati mattoni di ogni tipo, alcuni con paglia regolarmente tritata, altri con radici grezze e residui, altri ancora senza paglia.” (Cole)

ii. “La paglia tritata veniva mescolata all’argilla per rendere i mattoni più flessibili e più resistenti, prima legandosi all’argilla e poi decomponendosi e rilasciando acido umico.” (Kaiser)

iii. “I mattoni orientali sono spesso fatti di argilla e paglia impastati insieme, e poi non bruciati, ma accuratamente essiccati al sole. Filone ne parla specificamente… ‘perché la paglia è il collante che tiene insieme il mattone’.” (Clarke)

3. (10-14) I sorveglianti egiziani eseguono l’ordine del faraone.

Allora gli oppressori del popolo e i suoi sovrintendenti uscirono e dissero al popolo: «Così dice il Faraone: “Io non vi darò più paglia. Andate voi stessi a procurarvi della paglia dovunque ne potete trovare, perché il vostro lavoro non sarà per nulla diminuito”». Così il popolo si sparse per tutto il paese d’Egitto, per raccogliere stoppia al posto della paglia. E i sorveglianti li sollecitavano dicendo: «Ultimate il vostro lavoro giorno per giorno come quando c’era la paglia!». E i capi-squadra dei figli d’Israele, stabiliti su di loro dai sorveglianti del Faraone, furono battuti e fu loro chiesto: «Perché non avete ultimato, ieri e oggi come prima, la quantità di mattoni prescritta?».

a. Io non vi darò più paglia […] il vostro lavoro non sarà per nulla diminuito: L’effetto immediato delle azioni di Mosè fu l’inasprimento, e non il miglioramento, delle condizioni d’Israele. Affrontare la malvagità della schiavitù egiziana non sarebbe stato un processo rapido e indolore, un test che si sarebbe rivelato importante sia per Mosè che per Israele.

b. E i sorveglianti li sollecitavano […] e i capi-squadra dei figli d’Israele […] furono battuti: L’obiettivo era la libertà di tutto Israele, ma per ottenerla Israele avrebbe dovuto sopportare una lotta difficile. Gli operai e i loro capi non affrontarono il faraone direttamente, ma erano comunque legati all’opera di liberazione di Israele dall’Egitto.

i. “Di solito per i santi le cose vanno all’indietro prima di andare avanti, come il grano che cresce verso il basso prima di crescere verso l’alto.” (Trapp)

B. Il faraone affligge i figli di Israele.

1. (15-19) Il faraone rimprovera i capi-squadra d’Israele, aumentando il loro carico di lavoro.

Allora i capi-squadra dei figli d’Israele vennero a protestare dal Faraone, dicendo: «Perché ti comporti così coi tuoi servi? Non si dà più paglia ai tuoi servi, e ci viene detto: “Fate dei mattoni!”. Ed ecco, i tuoi servi sono battuti, ma la colpa è del tuo popolo». Allora egli rispose: «Siete pigri, molto pigri! Per questo dite: “Andiamo a sacrificare all’Eterno”. Or dunque andate a lavorare! Non vi sarà data paglia, ma consegnerete la stessa quantità di mattoni». I capi-squadra dei figli d’Israele si resero conto di trovarsi nei guai, perché veniva loro detto: «Non diminuite per nulla il numero dei mattoni prescritto giorno per giorno».

a. I capi-squadra dei figli d’Israele vennero a protestare dal Faraone: Nella loro afflizione, i figli d’Israele non si volsero a Dio né a Mosè, ma andarono dal Faraone in cerca d’aiuto. Ritenevano che la loro precedente schiavitù fosse migliore dell’attuale crescente miseria.

i. È sbagliato affermare semplicemente che a Israele piaceva la propria schiavitù. Esodo 2:23 dice: I figli d’Israele gemevano a motivo della schiavitù; essi gridarono, e il loro grido a motivo della schiavitù salì fino a DIO. Eppure, ciò che Dio permise e persino compì nell’opera di liberazione, li fece sentire peggio, almeno per un certo periodo.

b. Siete pigri, molto pigri: Il faraone era completamente indifferente e crudele. Credeva che il problema fosse la pigrizia di Israele; più lavoro e più fatica li avrebbero guariti dalla loro pigrizia. Il faraone odiava Israele e lo voleva in perenne schiavitù.

i. “In questo modo, li avrebbe tenuti a freno e avrebbe fatto cessare la loro agitazione.” (Thomas)

ii. Il numero dei mattoni prescritto giorno per giorno: “Le quantità di mattoni prescritte sono documentate abbondantemente in Egitto.” (Kaiser)

2. (20-21) I capi-squadra protestano contro Mosè.

Poi, come uscivano dal Faraone, incontrarono Mosè e Aaronne, che stavano ad aspettarli, e dissero loro: «L’Eterno volga lo sguardo su di voi e giudichi, poiché ci avete resi odiosi agli occhi del Faraone e agli occhi dei suoi servi nel mettere nelle loro mani la spada per ucciderci».

a. Incontrarono Mosè e Aaronne: I leader dei figli d’Israele non uscirono contenti dalla presenza del faraone, addossando tutta la colpa a Mosè e ad Aaronne.

b. L’Eterno volga lo sguardo su di voi e giudichi: I capi-squadra d’Israele erano certi che Dio fosse dalla loro parte e, secondo loro, tutto ciò che avrebbe peggiorato nell’immediato le condizioni d’Israele non era da parte del Signore.

c. Ci avete resi odiosi agli occhi del Faraone: Credevano che fosse stato questo l’errore di Mosè. Per tutto il tempo che gli Israeliti si erano comportati da schiavi ubbidienti, avevano pensato che il faraone fosse loro amico. Ora che, invece, nutrivano dei pensieri di libertà, il faraone si dimostrò per quello che era sempre stato.

i. Satana a volte si mostra amichevole quando accettiamo la sua signoria, ma quando iniziamo a essere liberi in Gesù, spesso cercherà di renderci la vita difficile.

ii. Esodo 4:31 dice: Così il popolo credette. Essi compresero che l’Eterno aveva visitato i figli d’Israele e aveva veduto la loro afflizione; e si inchinarono e adorarono. Dopo il contrattacco del faraone, la fede, l’euforia e l’adorazione dimostrate in Esodo 4:31 svanirono all’istante.

iii. Dio aveva permesso tutto questo. In effetti, si può dire che lo aveva pianificato Lui. Teoricamente parlando, Dio avrebbe potuto liberare Israele dall’Egitto senza fargli affrontare alcuna difficoltà. Tuttavia, sapeva che questo non era il bene o il meglio per loro; che, per passare da schiavi a persone libere della terra promessa, era assolutamente necessario sottoporli a diverse prove.

3. (22-23) Mosè si lamenta con Dio del problema.

Allora Mosè tornò dall’Eterno e disse: «Signore, perché hai messo questo popolo nei guai? Perché dunque mi hai mandato? Poiché, da quando sono andato dal Faraone, a parlare in tuo nome, egli ha fatto del male a questo popolo e tu non hai affatto liberato il tuo popolo».

a. Signore, perché hai messo questo popolo nei guai: Era una buona domanda e Mosè fece bene ad aprire con franchezza il proprio cuore davanti a Dio. Ciononostante, Mosè aveva già dimenticato le parole di Dio al pruno ardente, cioè che il faraone non avrebbe lasciato andare Israele tanto facilmente.

i. Mosè fece bene ad aprire il proprio cuore davanti a Dio. “Beato l’uomo che, quando non riesce a capire l’opera divina e, anzi, la mette in dubbio, ha comunque abbastanza fede in Dio stesso da esporgli tutti i suoi dubbi. Chi affronta gli uomini, avendo il diritto di dire loro: “Così dice Jehovah”, ha anche il diritto di tornare a Jehovah e di esporre le difficoltà e i propri dubbi e timori.” (Morgan)

ii. Mosè fece male a dimenticare ciò che Dio gli aveva detto. Il Signore aveva dichiarato: Ma io so che il re d’Egitto non vi lascerà andare, se non costretto da una potente mano. Allora io stenderò la mia mano e percuoterò l’Egitto con tutti i prodigi che io farò in mezzo ad esso; dopo di che vi lascerà andare. (Esodo 3:19-20)

iii. Se Dio avesse risposto alla domanda dando a Mosè una spiegazione esaustiva, avrebbe potuto essere così: “Mosè, ho messo questo popolo nei guai perché voglio fare di più che solo liberare Israele dalla schiavitù; voglio trasformarlo da un popolo di schiavi a un popolo adatto alla Mia terra promessa. Questo non può avvenire rapidamente o facilmente, ma richiede innumerevoli manifestazioni di fiducia e di resa. Fidati di Me in questi guai e io li userò per il bene d’Israele e per la Mia gloria”.

b. Perché dunque mi hai mandato: In questa stagione di prova, Mosè fu assalito dalle sue vecchie paure: “Non sono l’uomo che Dio avrebbe dovuto mandare”. “Dio non ce la farà”. “Il faraone e gli Egiziani sono troppo forti”. L’attenzione di Mosè non era rivolta verso Dio e nel suo cuore c’era ancora credulità; entrambe le cose dovevano cambiare.

i. “L’agonia dell’anima attraverso cui Mosè passò deve essere stata come la morte per lui. Morì alla sua autostima, alle sue aspettative, all’orgoglio dei suoi miracoli, all’entusiasmo del suo popolo, a tutto ciò che un leader popolare ama. Mentre giaceva a terra da solo davanti a Dio, desiderando di tornare a Madian e ritenendosi quasi inutile, cadeva in terra come un chicco di grano per morire, non più per rimanere solo, ma per portare molto frutto.” (Meyer)

ii. Probabilmente Mosè pensava di essere ormai morto a sé stesso, dopo aver trascorso quarant’anni a Madian a prendersi cura del gregge, ma non era così. Morire a sé stessi è un processo che non finisce mai. Dio continuerà a servirsi delle avversità per insegnarci a confidare in Lui, fino al giorno in cui andremo a stare con Lui in cielo.

c. E tu non hai affatto liberato il tuo popolo: Sembra che, malgrado l’avvertimento precedente di Dio, c’era qualcosa in Mosè che sperava ancora che tutto si sarebbe risolto abbastanza facilmente. Ciononostante, la liberazione di Israele da parte di Dio era reale e stava per manifestarsi. Israele sentiva che a volte era difficile essere al centro della volontà di Dio; avrebbero però scoperto quanto era peggio essere contro di essa.

©1996–presente Il Commentario Biblico Enduring Word di David Guzik

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