Esodo 20 – I Dieci Comandamenti
A. Quattro comandamenti inerenti alla nostra condotta davanti a Dio.
1. (1) Introduzione ai Dieci Comandamenti.
Allora DIO pronunziò tutte queste parole, dicendo:
a. Allora DIO pronunziò: È lecito credere che Dio abbia rivolto queste parole a Israele nel suo insieme, mentre era riunito ai piedi del Monte Sinai. Lì, Dio rispose [a Mosè] con voce tonante (Esodo 19:19), mentre Mosè stava in mezzo al popolo ai piedi del monte.
i. “Questi comandamenti erano rivolti all’israelita comune, non all’élite religiosa del tempo: sono espressi in termini forti e semplici, comprensibili a tutti, e riguardano le tentazioni dell’uomo comune, non del teologo.” (Cole)
ii. Dopo questo, il popolo chiese che Dio non parlasse direttamente con loro, ma che Mosè facesse da messaggero (Esodo 20:18-19). Successivamente, Mosè tornò sul monte per ricevere da Dio altre rivelazioni per il popolo (Esodo 20:21).
iii. Nel leggere e riflettere su questi comandamenti, bisogna sempre ricordare che Israele li udì per la prima volta pronunciati da Dio dal cielo con voce udibile. Ciò ebbe sul popolo il più forte e autorevole impatto possibile.
b. DIO pronunziò tutte queste parole: Le leggi che seguono non furono inventate sul Monte Sinai. Alcuni aspetti della Legge mosaica mostrano una nuova rivelazione, ma per la maggior parte si limita a esporre in modo chiaro e definitivo la legge di Dio così come era scritta nel cuore dell’uomo fin dai tempi di Adamo.
i. “È sbagliato rubare, uccidere o concupire, non principalmente perché questi peccati sono proibiti dal Decalogo. Sono proibiti dal Decalogo perché prima erano proibiti dalla coscienza; e sono proibiti dalla coscienza perché sono proibiti dalla natura delle cose; e la natura delle cose è Dio.” (Meyer)
ii. “È stato ben detto che i comandamenti sono la natura di Dio espressa in termini di imperativi morali.” (Cole)
iii. Nel suo libro L’abolizione dell’uomo, C.S. Lewis spiega come esista certamente una morale universale tra gli uomini. Fornisce esempi concreti di come tutte le culture del passato siano state in grado di concordare sui fondamenti della moralità, dal momento che questi principi sono radicati nel cuore e nella mente dell’uomo.
iv. Tutte le culture hanno affermato che l’omicidio è sbagliato e la gentilezza è buona. Tutte concordano sul fatto che abbiamo obblighi particolari nei confronti della nostra famiglia. Tutte dicono che l’onestà è buona e che un uomo non può avere tutte le donne che vuole. Tutte concordano sul fatto che rubare è sbagliato e che la giustizia è buona. Non esistono culture in cui la codardia è buona e il coraggio è cattivo.
c. DIO pronunziò tutte queste parole: Questo codice morale basato su Dio distingueva il Dio di Israele – il Dio di Abrahamo, Isacco e Giacobbe – dagli dèi comunemente adorati nel mondo pagano dell’epoca, dèi che molto spesso erano altrettanto o più immorali dei loro seguaci umani.
i. Il codice morale basato su Dio stabiliva anche che questo popolo, la nazione di Israele, apparteneva a Dio e non a Mosè. Non era la legge di Mosè (anche se spesso ci riferiamo occasionalmente ad essa come tale). Piuttosto, DIO pronunziò tutte queste parole, e Mosè o qualsiasi altro uomo non doveva mai pensare a sé stesso o permettere agli altri di pensare a lui come al di sopra della legge. Dio era al di sopra di tutto e la Sua legge era ed è l’espressione della Sua volontà.
ii. Il Codice di Hammurabi è un altro noto insieme di leggi e principi risalenti approssimativamente allo stesso periodo. Ci sono alcune somiglianze tra i Dieci Comandamenti/Legge mosaica e il Codice di Hammurabi, ma le differenze sono ancora più profonde. Anche se Hammurabi cita gli dèi di Babilonia, l’enfasi è chiaramente su di lui come re e legislatore (naturalmente con autorità divina). Il Codice di Hammurabi inizia con una pagina dopo l’altra di quanto Hammurabi sia meraviglioso e di quanto abbia realizzato. Hammurabi è chiaramente al di sopra della sua stessa legge, poiché lui ne era l’incarnazione. Non è così per Mosè; l’enfasi è chiara: DIO pronunziò tutte queste parole, e nessun uomo è al di sopra della legge.
d. DIO pronunziò tutte queste parole: Abbiamo bisogno che Dio ci istruisca e ci guidi moralmente. Sebbene questi principi risuonino nella coscienza umana (sia a livello individuale che collettivo), non sono certo l’unica influenza sul nostro pensiero e sul nostro comportamento. Abbiamo bisogno di sapere che c’è un Dio in cielo che si aspetta un certo comportamento morale e che ci sono delle conseguenze nell’obbedire o disobbedire ai Suoi comandamenti.
i. I Dieci Comandamenti (e tutta la Legge di Mosè che segue) sono un codice morale basato su Dio. Non si limita a dire che un certo comportamento non è saggio o utile; dice che Dio ci comanda di fare o non fare certe cose, e lo fa in modo esplicito o implicito.
· Dio vede la nostra obbedienza o disobbedienza.
· Dio misura la nostra obbedienza o disobbedienza.
· Dio, in qualche modo, premia la nostra obbedienza e punisce la nostra disobbedienza.
ii. Senza un codice morale basato su Dio, è difficile, o addirittura impossibile, rispondere alla domanda “Perché?” di fronte a qualsiasi richiesta morale.
iii. Il concetto di un codice morale basato su Dio sembra diventare sempre meno popolare. Sebbene l’idea di un codice morale rimanga forte, cresce la tendenza a pensare che il codice morale debba basarsi sul senso interiore di giusto o sbagliato, buono o cattivo, e non su uno standard stabilito da Dio.
iv. C’è un impulso persistente a creare un proprio codice morale, a prescindere da Dio o dalla Sua rivelazione. Alla fine degli anni ‘80, il magnate dei media Ted Turner suggerì di sostituire i Dieci Comandamenti con le sue “10 Iniziative Volontarie”. L’elenco di Turner si distingue per l’assenza di qualsiasi riferimento a Dio o alla religione. Ecco le Iniziative Volontarie di Turner:
1. Prometto di avere amore e rispetto per il pianeta Terra e per gli esseri viventi che lo abitano, in particolare per i miei simili: l’umanità.
2. Prometto di trattare tutte le persone, ovunque, con dignità, rispetto e cordialità.
3. Prometto di non avere più di due figli, o non più di quanti ne suggerisce la mia nazione.
4. Prometto di fare del mio meglio per salvare ciò che resta del nostro mondo naturale nel suo stato incontaminato e di ripristinare le aree danneggiate o distrutte, ove possibile.
5. Mi impegno a utilizzare il meno possibile le risorse non rinnovabili.
6. Mi impegno a utilizzare il meno possibile sostanze chimiche tossiche, pesticidi e altri veleni e a lavorare per la loro riduzione da parte di altri.
7. Prometto di contribuire a coloro che sono meno fortunati di me, per aiutarli a diventare autosufficienti e a godere dei benefici di una vita dignitosa, tra cui aria e acqua pulite, cibo e assistenza sanitaria adeguati, alloggio, istruzione e diritti individuali.
8. Rifiuto l’uso della forza, in particolare di quella militare, e sostengo l’arbitrato delle Nazioni Unite sulle controversie internazionali.
9. Sostengo l’eliminazione totale di tutte le armi nucleari, chimiche e biologiche di distruzione di massa.
10. Sostengo le Nazioni Unite e i loro sforzi per migliorare collettivamente le condizioni del pianeta.
e. DIO pronunziò tutte queste parole: La Bibbia ci dice che la legge è santa, giusta e buona (Romani 7:12). Ci dice che ogni dono buono e perfetto viene da Dio (Giacomo 1:17). Questi comandamenti sono doni buoni che sono pervenuti a Israele e all’umanità sul Monte Sinai. I Dieci Comandamenti sono buoni perché:
· Mostrano la saggia guida morale e il governo di Dio.
· Rispondono al bisogno dell’umanità di una guida morale e di un governo.
· Ci danno un modo per insegnare la moralità.
· Renderebbero il mondo molto migliore se venissero rispettati.
· Sono buoni per tutta l’umanità; alcuni aspetti della Legge di Mosè sono specifici per Israele, ma i Dieci Comandamenti sono universali.
· Sono buoni quando vengono promossi e tenuti come ideali, anche quando non vengono perfettamente rispettati.
i. “Le ‘dieci parole’ sono sia il principio che il cuore della rivelazione mosaica.” (Cole)
f. DIO pronunziò tutte queste parole: È importante per noi conoscere, comprendere, ricevere e obbedire a tutti questi comandamenti in una prospettiva pienamente biblica, tenendo conto anche di ciò che il resto del Libro dell’Esodo e il Nuovo Testamento ci dicono sulla legge di Dio.
i. I Dieci Comandamenti non sono mai stati dati pensando che si potesse guadagnare il paradiso osservandoli tutti perfettamente o in modo adeguato. Il patto che Dio strinse con Israele sul Monte Sinai era molto più grande della legge, anche se questo era il suo primo e forse principale aspetto. Un altro aspetto del patto era il sacrificio, dato perché sia Dio che Israele sapevano che era impossibile per loro osservare perfettamente la legge e dovevano quindi dipendere dal sacrificio di una vittima innocente che si sostituiva al colpevole che infrangeva la legge. In questo senso, i Dieci Comandamenti erano come uno specchio che mostrava a Israele la necessità del sacrificio.
ii. I Dieci Comandamenti si possono anche riassumere con le parole di Gesù in Matteo 22:35-40: E uno di loro, dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova, dicendo: «Maestro, qual è il grande comandamento della legge?». E Gesù gli disse: «“Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutta la tua mente”. Questo è il primo e il gran comandamento. E il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti». Tale semplificazione non annulla i Dieci Comandamenti; anzi, li compie, mostrandoci il cuore e il desiderio di Dio verso il Suo popolo. Il problema è che non siamo stati nemmeno in grado di osservare questi due comandamenti, figuriamoci tutti e dieci.
iii. Ma soprattutto, sappiamo che Gesù stesso è stato l’unico a osservare perfettamente la legge, sia i dieci comandamenti che i due. Non avendo mai avuto bisogno di sacrificarsi per il proprio peccato, ha potuto essere il sacrificio perfetto per il nostro. In modo meraviglioso, la Sua obbedienza viene accreditata a coloro che ripongono il loro amore e la loro fiducia in Lui.Romani 8:3-4 lo esprime in questo modo: Infatti ciò che era impossibile alla legge, in quanto era senza forza a motivo della carne, Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito. Questa è la meravigliosa promessa di Dio per coloro che si ravvedono e credono in Gesù.
iv. La legge è per noi un precettore (Galati 3:22-25). Prima che il piano di salvezza di Dio in Gesù Cristo fosse pienamente evidente, eravamo tenuti sotto sorveglianza dalla legge – sia nel senso di essere vincolati dalla legge, ma anche tenuti in custodia protettiva. La legge, attraverso la rivelazione del carattere di Dio e la denuncia del nostro peccato, ci prepara ad accostarci a Gesù; dopo che ci siamo accostati, però, non dobbiamo più vivere sotto il nostro precettore (anche se ricordiamo il comportamento che ci ha insegnato).
v. Dal punto di vista dell’intera Bibbia, possiamo dire che la legge di Dio ha tre grandi scopi e usi:
· È un guardrail, che mantiene l’umanità su un percorso morale.
· È uno specchio, che ci mostra il nostro fallimento morale e il bisogno di un salvatore.
· È una guida, che ci mostra il cuore e il desiderio di Dio per il Suo popolo.
vi. “Il grande messaggio della fede cristiana è, quindi, che siamo liberi dalla condanna della Legge per poter adempiere ai suoi obblighi grazie alla forza di [Gesù] in noi.” (Redpath)
vii. “La mia obbedienza quindi non è di tipo legale, ma ispirata dall’amore e alimentata dallo Spirito Santo di Dio. La grazia del Nuovo Testamento consente uno standard inferiore a quello della legge dell’Antico Testamento? Lo standard sotto la grazia è più alto.” (Redpath)
viii. I Dieci Comandamenti sono spesso organizzati in due gruppi. I primi quattro si concentrano sulla nostra condotta nei confronti di Dio e i successivi sei sulla nostra condotta nei confronti degli altri.
2. (2-3) Il primo comandamento: Non avrai altri dèi davanti a me.
«Io sono l’Eterno, il tuo DIO, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avrai altri dèi davanti a me».
a. Io sono l’Eterno, il tuo DIO: Nel mondo antico (incluso l’Egitto), gli uomini adoravano molti dèi. Qui Yahweh (l’Eterno), il Dio dell’alleanza di Israele, si distingueva da tutte le altre sedicenti divinità.
i. In queste prime parole, Dio ricorda e insegna a Israele fatti o principi essenziali su chi Egli è, sulla Sua natura.
· Dio è al di sopra della natura; non è semplicemente la personificazione del fuoco, del vento, del sole, del cielo o di qualsiasi altra cosa creata.
· Dio è una persona, non è una forza spersonalizzata; si relaziona e comunica con l’uomo in modo comprensibile. Dio ha una mente, una volontà, una voce e così via.
· Dio è buono; ha fatto del bene a Israele e ora fa del bene a loro dando questi comandamenti, la cui osservanza non solo gli è gradita, ma è realmente il meglio per l’umanità.
· Dio è santo; è diverso dai presunti dèi dei pagani, e quindi si aspetta che il Suo popolo sia diverso.
ii. Sembra che il modo in cui erano strutturati questi comandamenti e il patto fosse frequente nel mondo antico. “La maggior parte degli studiosi sottolinea la somiglianza tra questo prologo storico (seguito dalle disposizioni sugli accordi, sulle testimonianze e sulle successioni) e le grandi forme di trattato fra suzerain e vassalli del Vicino Oriente antico.” (Kaiser)
b. Che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù: Prima di comandare qualcosa a Israele, Dio ricordava loro ciò che aveva fatto per loro. Si trattava di un fondamento chiaro: in virtù di chi è Dio e di ciò che ha fatto per noi, ha il diritto di dirci cosa fare e noi abbiamo l’obbligo di obbedirgli.
i. “Dio non promulgò un codice di leggi per i figli di Israele, mentre erano in schiavitù, dicendo loro che, se avessero obbedito, li avrebbe liberati. Li fece uscire dalla terra d’Egitto, la casa di schiavitù, e poi diede loro la Sua legge.” (Morgan)
ii. “Le benedizioni di Dio sono vincolanti; ogni liberazione è un vincolo all’obbedienza.” (Trapp)
c. Non avrai altri dèi davanti a me: Il primo comandamento derivava logicamente dalla comprensione di chi fosse Dio e di ciò che aveva fatto per Israele. Per questo motivo, nulla doveva trovarsi davanti a Dio, l’unico Dio da adorare e servire.
i. Ai tempi dell’antico Israele, c’era una grande tentazione di adorare gli dèi del materialismo (come Baal, il dio del tempo e del successo finanziario) e del sesso (come Astarte, la dea del sesso, del romanticismo e della riproduzione), o qualsiasi altra divinità locale. Siamo tentati di adorare gli stessi dèi, ma senza i nomi e le immagini di un tempo.
ii. È stato detto (forse per primo da Giovanni Calvino) che la natura umana è come una fabbrica di idoli costantemente in funzione. Abbiamo costantemente a che fare con la tentazione di anteporre o mettere in competizione ogni genere di cose con Dio e il Suo primato nella nostra vita.
d. Non avrai altri dèi davanti a me: Ciò non implica che sia lecito avere altri dèi, purché si collochino dietro il vero Dio. L’idea è invece che non ci devono essere altri dèi davanti alla vista del vero Dio nella nostra vita. Secondo Cole, “davanti a me” significa letteralmente “davanti alla mia faccia”.
i. Ciò significa che Dio esige di più che essere aggiunto alla nostra vita. Non basta aggiungere Gesù alla vita che già abbiamo. Dobbiamo dargli tutta la nostra vita.
ii. La mancata osservanza di questo comandamento si chiama idolatria. Dobbiamo fuggire l’idolatria (1 Corinzi 10:14). Le vite segnate da un’idolatria sistematica non erediteranno il regno di Dio (1 Corinzi 6:9-10, Efesini 5:5, Apocalisse 21:8, 22:15). L’idolatria è un’opera della carne (Galati 5:19-20), la quale è una caratteristica della nostra vecchia vita e non della nuova (1 Pietro 4:3), e non dobbiamo associarci a coloro che si dicono cristiani e che sono idolatri (1 Corinzi 5:11).
3. (4-6) Il secondo comandamento: Non ti farai scultura alcuna […] Non ti prostrerai davanti a loro.
«Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l’Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso che punisce l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso benignità a migliaia, a quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti».
a. Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna: Il secondo comandamento proibisce non solo l’idolatria nei confronti dei falsi dèi (sovrapponendosi al primo comandamento), ma proibisce anche di fare un’immagine di qualsiasi cosa creata per poterla adorare (non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai).
i. Alcuni ritengono che questo comandamento proibisca qualsiasi tipo di rappresentazione di Dio, come ad esempio un dipinto di Gesù o l’immagine di una colomba per rappresentare lo Spirito Santo, o qualsiasi altra raffigurazione. Altri, invece, sottolineano che la proibizione riguarda proprio la creazione di un’immagine che sarebbe o potrebbe essere adorata (non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai).
ii. Mosè, descrivendo più avanti l’esperienza d’Israele al Sinai, scrisse: E l’Eterno vi parlò dal mezzo del fuoco; voi udiste il suono delle parole, ma non vedeste alcuna figura; udiste solo una voce (Deuteronomio 4:12). Ciò stabiliva il principio secondo cui l’adorazione rivolta a Dio doveva essere basata sulle parole che avevano ricevuto e non su un’immagine.
b. Né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra: In quel tempo come nel nostro, il culto era strettamente legato alle immagini – immagini idealizzate o addirittura immagini nella mente dell’uomo. Dio non ci permetterà di raffigurarlo con una simile immagine, né di sostituirlo con un’altra.
i. Il secondo comandamento non proibisce di fare un’immagine di qualcosa per scopi artistici; Dio stesso ha ordinato a Israele di fare immagini di cherubini (Esodo 25:18, 26:31). Proibisce piuttosto la creazione di immagini come ausilio o aiuto all’adorazione. “Se la rappresentazione dei cherubini era permessa, allora la proibizione della ‘immagine’ si riferisce solo alla fabbricazione di oggetti di culto.” (Cole)
ii. “Per consentire il culto delle immagini, la Chiesa cattolica romana ha escluso l’intero secondo comandamento dal decalogo, perdendo così un comandamento intero su dieci; ma per mantenerne il numero ha diviso il decimo in due.” (Clarke)
iii. In Giovanni 4:24 Gesù spiega la logica del secondo comandamento: Dio è Spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità. L’uso di immagini e di altre cose materiali come fulcro o aiuto per l’adorazione nega chi è Dio (Spirito) e come dobbiamo adorarlo (in spirito e verità).
iv. Paolo ci ricorda il pericolo e l’inutilità di cercare di fare Dio a nostra immagine e somiglianza: Dichiarandosi di essere savi, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria dell’incorruttibile Dio in un’immagine simile a quella di un uomo corruttibile, di uccelli, di bestie quadrupedi e di rettili. (Romani 1:22-23)
c. Perché io, l’Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso: Dio è geloso nel senso che non accetta di essere semplicemente aggiunto alla vita; insiste per essere supremo e lo fa per amore.
i. “La gelosia di Dio è amore in azione. Egli rifiuta di condividere il cuore umano con qualsiasi rivale, non perché sia egoista e ci voglia tutti per sé, ma perché sa che da questa fedeltà a Lui dipende la nostra stessa vita morale… Dio non è geloso di noi: È geloso per noi.” (Redpath)
ii. “‘Zelante’ potrebbe essere una traduzione migliore in lingua corrente, dal momento che ‘gelosia’ ha acquisito un significato esclusivamente negativo.” (Cole)
d. Che punisce l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano: Questo non vuol dire che Dio punisce direttamente le persone per i peccati dei loro antenati. Le parole importanti sono “di quelli che mi odiano”. Se i discendenti amano Dio, non saranno colpiti dall’iniquità dei padri.
i. “Ne consegue necessariamente: SE i figli seguono le orme dei loro padri; perché nessun uomo può essere condannato dalla giustizia divina per un crimine di cui non si è mai reso colpevole.” (Clarke)
ii. “I figli che ripetono i peccati del padre lo dimostrano con il loro odio personale verso Dio; quindi anche loro sono puniti come i loro padri.” (Kaiser)
iii. Tuttavia, l’attenzione si concentra sull’idolatria e si riferisce al giudizio su scala nazionale: le nazioni che abbandonano il Signore saranno giudicate e questo giudizio avrà effetti per tutte le generazioni.
e. E uso benignità a migliaia, a quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti: Chiunque può ricevere la benignità di Dio, se solo si rivolgono a Lui con amore e obbedienza.
4. (7) Il terzo comandamento: Non userai il nome dell’Eterno, il tuo DIO, invano.
«Non userai il nome dell’Eterno, il tuo DIO, invano, perché l’Eterno non lascerà impunito chi usa il suo nome invano».
a. Non userai il nome dell’Eterno, il tuo DIO, invano: Ci sono almeno tre modi in cui questo comandamento viene comunemente trasgredito.
· Bestemmia: Usare il nome di Dio con bestemmie e imprecazioni.
· Frivolezza: Usare il nome di Dio in modo superficiale e stupido.
· Ipocrisia: Dichiarare il nome di Dio ma agire in modo da disonorarlo.
i. Gesù comunicò il senso di questo comandamento nel Padre Nostro, insegnandoci ad avere riguardo per la santità del nome di Dio (Sia santificato il tuo nome, Matteo 6:9).
b. Perché l’Eterno non lascerà impunito chi usa il suo nome invano: La forza di questo comandamento ha portato a strane tradizioni nel popolo ebraico. Alcuni arrivano a misure estreme per evitare di trasgredire il comandamento, rifiutandosi persino di scrivere la parola Dio, nel timore che la carta venga distrutta e che il nome di Dio venga scritto invano.
5. (8-11) Il quarto comandamento: Ricordati del giorno di sabato.
«Ricordati del giorno di sabato per santificarlo. Lavorerai sei giorni e in essi farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è sabato, sacro all’Eterno, il tuo DIO; non farai in esso alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né il forestiero che è dentro alle tue porte; poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e il settimo giorno si riposò; perciò l’Eterno ha benedetto il giorno di sabato e l’ha santificato».
a. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: Il comandamento è di rispettare il settimo giorno (sabato) come giorno di riposo (non farai in esso alcun lavoro). Questo riposo era per tutto Israele, per il figlio, il servo, il forestiero e persino il bestiame.
i. Si tratta di un principio importante che potrebbe essere trascurato troppo facilmente. Qui Dio dichiara l’umanità e la dignità essenziale delle donne, degli schiavi e dei forestieri e dice che questi hanno lo stesso diritto a un giorno di riposo dell’uomo libero israelita. Questo era certamente un concetto radicale nel mondo antico.
ii. “In Svezia, le persone più umili infrangono sempre il sabato, dicendo che è compito dei gentiluomini osservare quel giorno.” (Trapp)
b. Per santificarlo: Dio comandò a Israele – e a tutta l’umanità – di fare in modo che nella loro vita ci fosse un tempo sacro, un tempo dedicato al riposo.
i. Nelle loro tradizioni, il popolo ebraico arrivò a quantificare attentamente ciò che riteneva si potesse o non si potesse fare nel giorno di sabato, per santificarlo. Ad esempio, in Luca 6:1-2, secondo i capi dei Giudei, i discepoli erano colpevoli di quattro violazioni del sabato ogni volta che mangiavano un po’ di grano nel campo, perché mietevano, trebbiavano, spigolavano e preparavano il cibo.
ii. Gli antichi rabbini insegnavano che durante il sabato un uomo non poteva portare qualcosa nella mano destra o nella mano sinistra, sul petto o sulla spalla. Ma poteva portare qualcosa con il dorso della mano, il piede, il gomito, o nell’orecchio, nei capelli, nell’orlo della camicia, nella scarpa o nel sandalo. In giorno di sabato agli Israeliti era proibito fare nodi, tranne che per le donne che potevano fare un nodo alla cintura. Così, se si doveva sollevare un secchio d’acqua da un pozzo, un israelita non poteva legare una corda al secchio, ma una donna poteva legare la sua cintura al secchio e tirarlo su dal pozzo.
iii. Nelle case ebraiche osservanti di oggi non si può accendere una luce, un fornello o un interruttore durante il sabato. È proibito guidare per una certa distanza o fare una telefonata: tutte cose accuratamente regolate da tradizioni che cercano di precisare esattamente la legge.
c. Poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli e la terra: Dio stabilì il modello del sabato al momento della creazione. Quando si riposò dalle Sue opere il settimo giorno, Dio fece del settimo giorno un giorno di riposo da tutte le nostre opere (Genesi 2:3). È come se Dio dicesse: “Avere troppe cose da fare non è una scusa per non prendersi il riposo di cui si ha bisogno – ho creato l’universo e ho trovato il tempo di riposare dalla Mia opera”.
i. Dicendo loro: “Ricordati del giorno di sabato”, Dio diceva loro di ricordarsi di riposare. “Il termine ‘sabato’ deriva dal verbo ebraico ‘riposare o smettere di lavorare’.” (Kaiser) Lo scopo più importante del sabato era quello di servire come immagine in anteprima del riposo che abbiamo in Gesù.
ii. Come ogni cosa nella Bibbia, dobbiamo comprenderla con la prospettiva dell’intera Bibbia, non di questo singolo brano. Con questa comprensione, vediamo che Gesù ha adempiuto lo scopo e il piano del sabato per noi e in noi (Ebrei 4:9-11) – Egli è il nostro riposo: quando ricordiamo la Sua opera completa ricordiamo il sabato, ricordiamo il riposo.
iii. Pertanto, l’intera Scrittura chiarisce che, in base al Nuovo Patto, nessuno è obbligato a osservare il giorno di sabato (Colossesi 2:16-17 e Galati 4:9-11). Galati 4:10 ci dice che i cristiani non sono tenuti a osservare giorni, mesi, stagioni e anni. Il riposo in cui entriamo come cristiani è qualcosa da sperimentare ogni giorno, non solo una volta alla settimana – il riposo di sapere che la nostra salvezza non dipende dalle nostre opere, ma è compiuta in Gesù (Ebrei 4:9-10).
iv. Il comandamento a Israele di osservare il sabato era ombra di quelle [cose] che devono venire; ma il corpo è di Cristo (Colossesi 2:16-17). Con il Nuovo Patto, non c’è più il sabato, ma ogni giorno è un giorno di riposo sabbatico nell’opera compiuta di Dio. Poiché l’ombra del sabato si è compiuta in Gesù, siamo liberi di osservare un giorno particolare – o nessun giorno – come sabato, secondo l’usanza dell’antico Israele.
v. Tuttavia, non osiamo ignorare l’importanza di un giorno di riposo: Dio ci ha creati in modo da averne bisogno. Come un’automobile che ha bisogno di una manutenzione regolare, anche noi abbiamo bisogno di un riposo regolare, altrimenti non resisteremo a lungo. Alcune persone sono come auto con un elevato chilometraggio che non sono state sottoposte a una buona manutenzione, e si vede.
vi. Alcuni cristiani sono anche dogmatici nell’osservare il sabato in contrapposizione alla domenica. Ma poiché siamo liberi di considerare tutti i giorni come dati da Dio, non fa differenza. Per certi versi, però, la domenica è più appropriata: è il giorno in cui Gesù risuscitò dai morti (Marco 16:9), in cui si incontrò per la prima volta con i Suoi discepoli (Giovanni 20:19) e in cui i cristiani si riunivano in comunione (Atti 20:7 e 1 Corinzi 16:2). Sotto la Legge, l’uomo aveva bisogno di opere per entrare nel riposo di Dio; ma dopo l’opera compiuta da Gesù sulla croce, il credente entra nel riposo e da quel riposo esce per compiere quelle opere.
vii. Ma ci viene anche comandato di lavorare sei giorni. “Chi ozia nei sei giorni è ugualmente colpevole agli occhi di Dio come chi lavora il settimo.” (Clarke) Molti cristiani dovrebbero dedicare più “tempo libero” all’opera del Signore. Ogni cristiano dovrebbe trovare un modo consapevole per servire Dio e far progredire il Regno di Gesù Cristo.
B. Sei comandamenti inerenti alla nostra condotta davanti a Dio e all’uomo.
1. (12) Il quinto comandamento: Onorerai tuo padre e tua madre.
«Onorerai tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano lunghi sulla terra che l’Eterno, il tuo DIO, ti dà».
a. Onorerai tuo padre e tua madre: Questo comandamento è saggio e buono, perché l’onore per i genitori è un elemento essenziale per la stabilità e la salute di tutta la società. Se le generazioni più giovani sono costantemente in guerra con quelle più anziane, le fondamenta della società saranno distrutte.
i. Onorare i propri genitori significa premiarli, prendersi cura di loro e mostrare rispetto o riverenza nei loro confronti. Il comando è dato ai bambini, ma non è valido solo per il periodo in cui si è bambini. “Non è una dottrina popolare nel nostro mondo moderno, dove la giovinezza è venerata e la vecchiaia temuta o disprezzata. Il risultato è la follia con cui gli uomini o le donne si sforzano di rimanere eternamente giovani, solo per scoprire che è un compito impossibile.” (Cole)
ii. Gesù usò il modo in cui i farisei interpretavano questo comandamento come esempio di come si potesse osservare la legge con un’interpretazione limitata, violando però lo spirito del comandamento (Matteo 15:3-6).
b. Affinché i tuoi giorni siano lunghi: In Efesini 6:2 Paolo ripete questo comandamento, sottolineando la promessa qui enunciata: affinché i tuoi giorni siano lunghi sulla terra. La ribellione costa cara e molti hanno pagato personalmente un prezzo elevato per essersi ribellati ai genitori.
i. “Un buon figlio allunga i giorni di suo padre; perciò Dio promette di allungare anche i suoi.” (Trapp)
2. (13) Il sesto comandamento: Non ucciderai.
«Non ucciderai».
a. Non ucciderai: (Non commetterai omicidio, NKJV) In ebraico, così come in italiano, c’è distinzione tra commettere omicidio e uccidere. A differenza dell’uccidere, l’omicidio è privare della vita una persona senza giustificazione legale (un’esecuzione dopo giusto processo) o morale (per legittima difesa).
i. “Nell’ebraico vengono usate solo due parole, dirette come l’ordine di ‘non uccidere’ in italiano.” (Cole)
ii. Kaiser commenta rasah: “L’ebraico possiede sette parole per indicare l’atto di uccidere… Il verbo usato qui può significare ‘omicidio’, perché allude a fattori di premeditazione e intenzionalità.” (Kaiser)
iii. Si tratta di una distinzione importante che spiega come si possa sostenere in modo coerente la coesistenza della pena capitale e la proibizione dell’omicidio. Se eseguita correttamente, la pena capitale è un’uccisione con una giustificazione legale.
b. Non ucciderai: Gesù ha spiegato attentamente lo spirito di questo comandamento. Ha mostrato che esso ci proibisce anche di odiare qualcun altro (Matteo 5:21-26), perché possiamo desiderare la morte di qualcuno nel nostro cuore, ma non avere mai il coraggio di perpetrare l’azione. Magari qualcuno non uccide per mancanza di coraggio o di iniziativa, ma il suo cuore è pieno di odio.
3. (14) Il settimo comandamento: Non commetterai adulterio.
«Non commetterai adulterio».
a. Non commetterai adulterio: È chiaro che l’atto in sé è condannato. Dio non ammette giustificazioni nei modi in cui molti cercano di giustificare il sesso extraconiugale. È un atto che non deve essere commesso, e quando accade, è peccato e porta distruzione.
i. “Per un uomo avere rapporti con la moglie di un altro uomo era considerato un peccato atroce contro Dio e contro l’uomo, molto prima della legge, ai tempi del patriarcato (Genesi 39:9).” (Cole)
ii. Poiché esistono punizioni diverse per l’adulterio (Deuteronomio 22:22) e per la seduzione di una donna vergine (Esodo 22:16-17, Deuteronomio 22:23-29), nell’Antico Testamento l’adulterio viene distinto dal sesso prematrimoniale. Entrambi sono sbagliati, ma in modi talvolta diversi.
iii. Alcuni anni fa c’era un cantante di musica cristiana di nome Michael English. Perse il contratto discografico e il matrimonio a causa di un adulterio con un’altra cantante cristiana. In seguito, parlando del suo adulterio e delle sue conseguenze, disse: “Forse Dio ha permesso che questo accadesse per farmi capire che avevo bisogno di libertà” No!
b. Non commetterai adulterio: Il Nuovo Testamento condanna chiaramente l’adulterio. Ora le opere della carne sono manifeste e sono: adulterio, fornicazione, impurità, dissolutezza (Galati 5:19). L’atto in sé è condannato, ma non solo.
i. Più che l’atto in sé, Gesù spiegò attentamente lo spirito del settimo comandamento. Esso ci proibisce di guardare una donna per desiderarla, commettendo adulterio nel nostro cuore o nella nostra mente, ma senza avere il coraggio o l’opportunità di compiere l’atto (Matteo 5:27-30). Non siamo innocenti solo perché non abbiamo avuto l’opportunità di peccare come vorremmo.
ii. “La parola adulterio, adulterium, è probabilmente derivata dalle parole ad alterius torum, a letto di un altro; perché è l’andare a letto di un’altra persona che costituisce l’atto e il crimine.” (Clarke)
4. (15) L’ottavo comandamento: Non ruberai.
«Non ruberai».
a. Non ruberai: Questo comandamento costituisce un altro importante fondamento per la società umana, stabilendo il diritto alla proprietà personale. Dio ha chiaramente affidato certi beni a determinati individui, e ad altre persone o Stati non è permesso di appropriarsi di tali beni senza un giusto processo di legge.
b. Non ruberai: Possiamo anche rubare a Dio. Naturalmente, il comandamento richiede che onoriamo Dio con le nostre finanze, affinché non siamo colpevoli di averlo derubato (Malachia 3:8-10). Ma possiamo derubare Dio anche rifiutandoci di donargli noi stessi per l’obbedienza e il Suo servizio, dal momento che Lui ci ha comprato e ci possiede: sapendo che non con cose corruttibili, come argento od oro, siete stati riscattati […] ma col prezioso sangue di Cristo (1 Pietro 1:18-19).
i. 1 Corinzi 6:20 dice qualcosa di simile: Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio.
c. Non ruberai: Efesini 4:28 offre la soluzione al rubare. Chi rubava non rubi più, ma piuttosto si affatichi facendo qualche buona opera con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a chi è nel bisogno.
5. (16) Il nono comandamento: Non farai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
«Non farai falsa testimonianza contro il tuo prossimo».
a. Non farai falsa testimonianza contro il tuo prossimo: Questo comandamento ha principalmente a che fare con i processi legali. Tuttavia, capita spesso di parlare in un tribunale in via informale, dove ciò che diciamo è preso sul serio e la verità o l’errore sono importanti per noi e per gli altri.
i. In senso lato, possiamo infrangere il nono comandamento con la maldicenza, i pettegolezzi, la diffusione di false informazioni, il silenzio, la messa in discussione dei motivi che stanno dietro alle azioni di qualcuno, o anche con l’adulazione.
ii. “La calunnia… è una menzogna inventata e diffusa con l’intento di fare del male. È la peggiore forma di lesione che una persona possa fare a un’altra. In confronto a chi fa questo, un gangster è un gentiluomo e un assassino è gentile, perché pone fine alla vita in un attimo con un colpo e con poco dolore. Ma l’uomo colpevole di calunnia rovina una reputazione che non potrà mai più essere riconquistata e provoca sofferenze per tutta la vita.” (Redpath)
iii. “Il pettegolezzo… è la ripetizione di una notizia su una persona senza averla verificata con attenzione. Molte, molte volte ho sperimentato cosa significa soffrire per questo. Ripetere una storia che porta discredito e disonore a un’altra persona senza accertarsi dei fatti è infrangere questo comandamento… Quante persone, soprattutto cristiane, si divertono in questo e si dilettano a creare scompiglio raccontando storie sugli altri. Giustificare l’azione dicendo che si credeva che la notizia fosse vera, o che non c’era l’intenzione di malignare, non è affatto una giustificazione.” (Redpath)
iv. Anche il silenzio inappropriato può infrangere questo comandamento. “Quando qualcuno dice una falsità su un’altra persona ed è presente una terza persona che sa che l’affermazione è falsa ma, per paura o per antipatia, tace, la terza persona è colpevole di infrangere questa legge come se avesse detto una bugia.” (Redpath)
v. “Non sopportare e non ascoltare, non sollevare e non ricevere notizie sbagliate su un altro; non fabbricare menzogne e non amarle quando vengono fabbricate.” (Trapp)
b. Non farai falsa testimonianza contro il tuo prossimo tuo prossimo: Il Nuovo Testamento dice: Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell’uomo vecchio con i suoi atti (Colossesi 3:9). La menzogna e le false rappresentazioni appartengono all’uomo vecchio, non alla nuova vita che abbiamo in Gesù.
i. “È molto strano che si sia arrivati a pensare che la maturità cristiana sia dimostrata dalla capacità di dire ciò che si pensa, mentre in realtà si esprime nel controllo della lingua.” (Redpath)
ii. “Che rivelazione scioccante sarebbe se si potesse ascoltare una registrazione di tutto ciò che ogni membro della chiesa ha detto sui suoi fratelli in una settimana!”. (Redpath)
iii. Satana è sempre lì per incoraggiare la menzogna (Giovanni 8:44; Atti 5:3); Gesù stesso è stato vittima di una falsa testimonianza (Marco 14:57); in un certo senso, potremmo dire che questo è stato il peccato che ha mandato Gesù sulla croce.
6. (17) Il decimo comandamento: Non desidererai.
«Non desidererai la casa del tuo prossimo; non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna che sia del tuo prossimo».
a. Non desidererai: Tutti i primi nove comandamenti si concentrano più sulle cose che facciamo; il decimo si occupa direttamente del cuore e dei suoi desideri.
i. Altre versioni traducono “non concupire”. “In ebraico, hamad, ‘desiderio’, è una parola di per sé neutra. È solo quando viene mal indirizzato verso ciò che appartiene a un altro che tale ‘desiderio’ diventa sbagliato.” (Cole)
ii. La concupiscenza funziona in questo modo: gli occhi guardano un oggetto, la mente lo ammira, la volontà si avvicina ad esso e il corpo si muove per possederlo. Il fatto che non abbiate fatto l’ultimo passo non significa che non stiate già bramando in questo momento.
b. La casa del tuo prossimo […] la moglie […] il suo bue […] il suo asino: La cupidigia può essere espressa verso ogni tipo di cosa; è il desiderio di avere e di possedere ciò che appartiene a qualcun altro. Parla di insoddisfazione per ciò che abbiamo e di gelosia nei confronti di chi ha qualcosa di meglio.
i. Ebrei 13:5 esprime il concetto molto bene: Nel vostro comportamento non siate amanti del denaro e accontentatevi di quello che avete, perché Dio stesso ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò».
ii. Quest’ultimo comandamento è strettamente legato al primo comandamento contro l’idolatria: Sappiate infatti questo: nessun […] avaro, il quale è un idolatra, ha alcuna eredità nel regno di Cristo e di Dio (Efesini 5:5).
iii. Gesù lanciò un avvertimento speciale riguardo alla concupiscenza, che spiegava la filosofia alla base del cuore bramoso: Poi disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dall’avarizia, perché la vita di uno non consiste nell’abbondanza delle cose che possiede». (Luca 12:15)
C. La nazione ha grande paura della presenza di Dio.
1. (18) Il popolo si tiene a distanza.
Ora tutto il popolo udiva i tuoni, il suono della tromba e vedeva i lampi e il monte fumante. A tale vista, il popolo tremava e si teneva a distanza.
a. Tutto il popolo udiva i tuoni […] vedeva i lampi: Dal Monte Sinai, insieme alla proclamazione della legge, provenivano suoni e immagini impressionanti. L’insieme di questi fenomeni costituiva una scena travolgente.
i. Lampi: “La parola qui è insolita e potrebbe essere tradotta ‘torce’, cioè ‘lampi’ o ‘palle di fuoco’. È la stessa parola usata per il simbolo della presenza di Dio che Abrahamo vide quando il Signore strinse il patto con lui (Genesi 15).” (Cole)
ii. Il monte fumante: Deuteronomio 5:23 spiega perché il monte fumava; dice che il monte era tutto in fiamme.
b. Il popolo tremava e si teneva a distanza: Lo stupore per tutti i fenomeni non fece avvicinare il popolo a Dio, ma lo tenne solo a distanza.
2. (19) La richiesta del popolo.
Perciò essi dissero a Mosè: «Parla tu con noi e noi ti ascolteremo, ma non ci parli DIO perché non abbiamo a morire».
a. Non ci parli DIO: Si potrebbe pensare che Israele avesse apprezzato l’esperienza straordinaria del Monte Sinai, e in particolare l’onore di sentire la voce di Dio come un altoparlante dal cielo. Invece, a causa del grande stupore e della paura che provavano, volevano che Dio smettesse di parlare loro direttamente.
i. Dal punto di vista biblico, un incontro ravvicinato con Dio può essere tanto spesso inquietante quanto confortante. Israele non poteva vedere, sentire e udire così tanto da Dio senza essere allo stesso tempo consapevole che Egli è perfetto e santo, mentre loro non lo erano.
ii. Questa è una reazione tipica di coloro che si sono trovati alla presenza di Dio, come Isaia che si sentì perduto davanti a Dio (Isaia 6:1-5) e Giovanni che cadde come morto davanti al Signore (Apocalisse 1:17).
iii. “Ciò che Israele temeva, Mosè lo bramava (Esodo 33:18).” (Cole)
b. Parla tu con noi e noi ti ascolteremo. Il popolo aveva promesso di ascoltare e (implicitamente) obbedire alla parola di Dio che veniva loro rivolta da Mosè. Il popolo non mantenne la promessa, sia subito dopo che a lungo termine.
i. Nelle generazioni successive, Israele interpretò la legge al ribasso, in modo che potesse essere obbedita più facilmente, eliminando il cuore e l’intento della legge. Gesù mise a nudo questa comprensione superficiale della legge nel Sermone sul Monte (Matteo 5:17-48). Ciò progredì fino al punto in cui Saulo di Tarso poteva dire e intendere di sé: Quanto alla giustizia che è nella legge, [ero considerato] irreprensibile (Filippesi 3:6).
c. Non ci parli DIO perché non abbiamo a morire: Ritirandosi dal rapporto diretto con Dio, Israele volle che Mosè fosse il loro mediatore, temendo la morte se non ne avessero avuto uno.
i. Il desiderio dell’uomo di avere un mediatore – qualcuno che faccia da tramite tra noi e Dio – è buono solo se si realizza in Gesù Cristo, perché vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo (1 Timoteo 2:5).
3. (20) Lo scopo della loro paura.
Mosè disse al popolo: «Non temete, perché DIO è venuto per provarvi, e affinché il timore di lui vi sia sempre davanti, e così non pecchiate».
a. Non temete, perché DIO è venuto per provarvi: Il popolo d’Israele voleva allontanarsi dalla presenza manifesta di Dio, ma Dio intendeva, per il loro bene, provarli.
· La prova rivelò loro che tipo di Dio servivano: un Dio al di sopra della natura, personale, buono e santo.
· La prova rivelò loro quali fossero le aspettative di Dio: un Dio morale che si aspettava un comportamento morale dal Suo popolo.
· La prova rivelò loro la loro debolezza e il loro bisogno della grazia, dell’aiuto e del soccorso di Dio.
b. Affinché il timore di lui vi sia sempre davanti: Si distinguono due tipi di paura (o timore). “Non temete” indica il timore angoscioso che deriva sia dalla colpa che dal pericolo. “Affinché il timore di lui vi sia sempre davanti” indica l’atteggiamento di onore e riverenza che porta al rispetto e all’obbedienza.
i. “Non temete, ma abbia sempre timore.” (Trapp)
ii. Sebbene sia meglio obbedire a Dio anche solo per paura (timore) che disobbedirgli, la motivazione ultima dell’obbedienza a Dio è l’amore. Lo vediamo chiaramente in 1 Giovanni 4:18-19: Nell’amore non c’è paura, anzi l’amore perfetto caccia via la paura, perché la paura ha a che fare con la punizione, e chi ha paura non è perfetto nell’amore. Noi lo amiamo, perché egli ci ha amati per primo.
c. Così non pecchiate: Israele non imparò bene questa lezione. Nel giro di circa 40 giorni gli Israeliti avrebbero danzato intorno a un vitello d’oro, all’insegna dell’idolatria e dell’immoralità (Esodo 32).
4. (21) Mosè si avvicina.
Il popolo si teneva dunque a distanza, ma Mosè si avvicinò alla densa oscurità dov’era DIO.
a. Il popolo si teneva dunque a distanza, ma Mosè si avvicinò: Israele temeva la presenza potente di Dio, ma Mosè la desiderava. In seguito, Mosè avrebbe manifestato questo desiderio in modo più diretto ed eloquente (Esodo 33).
i. Mosè aveva un rapporto con Dio che l’uomo comune in Israele non aveva. Attraverso le circostanze della sua vita e la rivelazione diretta di Dio, Mosè era consapevole sia della santa potenza di Dio che della Sua gloriosa grazia.
b. Mosè si avvicinò alla densa oscurità dov’era DIO: Non è che Mosè fosse un santo senza difetti. Mosè era un assassino che era stato perdonato e restaurato da Dio. Mosè sapeva cosa significava entrare in contatto con Dio sulla base della grazia, non di ciò che si era meritato.
D. Leggi riguardanti il culto e gli altari.
1. (22-23) La purezza dell’adorazione.
Poi l’Eterno disse a Mosè: «Dirai così ai figli d’Israele: “Voi stessi avete visto che ho parlato con voi dal cielo. Non farete altri dèi accanto a me; non vi farete dèi d’argento o dèi d’oro”».
a. Voi stessi avete visto che ho parlato con voi dal cielo: Da qui capiamo chiaramente che Dio aveva pronunciato i Dieci Comandamenti a Israele dal cielo. Ciò accadde ai piedi del Monte Sinai, ma Dio parlò dal cielo.
b. Non farete altri dèi accanto a me; non vi farete dèi d’argento o dèi d’oro: Poiché Dio non si era rivelato a Israele in nessun tipo di forma o immagine, essi non dovevano costruirsi nessun altro dio d’argento o d’oro da porre accanto a Dio.
2. (24-26) Istruzioni relative agli altari e ai sacrifici.
«“Farai per me un altare di terra e su questo offrirai i tuoi olocausti, i tuoi sacrifici di ringraziamento, le tue pecore e i tuoi buoi; in ogni luogo in cui farò sì che il mio nome sia ricordato, verrò a te e ti benedirò. E se farai per me un altare di pietra, non lo costruirai con pietre tagliate; perché alzando su di esse lo scalpello le contamineresti. E non salirai al mio altare per mezzo di gradini, affinché su di esso non si scopra la tua nudità”».
a. Farai per me un altare di terra: La prima legge che Dio diede a Israele all’inizio di questa sezione ampliata riguardava il sacrificio e l’espiazione. Questo in previsione del fatto che Israele avrebbe infranto le leggi che Dio aveva dato loro e avrebbe dovuto espiare il proprio peccato con dei sacrifici, il tutto in vista del sacrificio per eccellenza che Dio avrebbe fornito alla fine.
i. La nostra parola altare deriva dal latino altus, che significa alto o elevato – perché gli altari venivano innalzati per dare loro importanza e solennità. Invece, la parola ebraica per altare (mizbach) indica un luogo di sacrificio o di uccisione, dato che deriva dall’ebraico uccidere.
ii. Un altare di terra: “In contrapposizione ai costosi santuari e ai servizi di quelle divinità da letamaio.” (Trapp) Dio non aveva bisogno di un altare ornato o elaborato; un altare di terra era sufficiente. Per l’altare che accolse il Salvatore, sarebbero bastate alcune travi di legno.
b. Su questo offrirai i tuoi olocausti, i tuoi sacrifici di ringraziamento: La distinzione tra gli olocausti e i sacrifici di ringraziamento sarà illustrata più avanti in modo più dettagliato. Tuttavia, la loro semplice menzione all’inizio dell’emanazione della legge dimostra che l’uomo non può osservare la legge e deve avere dei sacrifici per far fronte a questa incapacità.
c. Verrò a te e ti benedirò: Questa meravigliosa promessa è stata fatta nel contesto del sacrificio e dell’espiazione. Vediamo che, anche nella Legge di Mosè, Dio ha spesso messo in relazione la fiducia nel sacrificio espiatorio con la Sua presenza e la Sua benedizione.
i. Sebbene ci fosse una benedizione nell’osservare la legge, in ultima analisi siamo benedetti dalla legge solo se la osserviamo per intero – ecco perché cerchiamo e troviamo la benedizione di Dio sulla base del Suo sacrificio espiatorio.
d. Non lo costruirai con pietre tagliate: Se un altare era fatto di pietra, era possibile o addirittura probabile che si attirasse l’attenzione e si desse gloria all’intagliatore della pietra. Dio, sul Suo altare, non voleva condividere la gloria con nessuno: la bellezza e l’attrattiva si trovavano solo nella provvidenza di Dio, non in un’esibizione carnale.
i. Alzando su di esse lo scalpello le contamineresti: “Non levigato. Lo stesso vale per la predicazione (1 Corinzi 2:4-5). Alcuni rovinano tutto per eccesso.” (Trapp)
e. Non salirai al mio altare per mezzo di gradini: Dio non voleva che si mostrasse la carne umana al luogo adibito all’offerta degli olocausti. Infatti, salire su dei gradini per accostarsi all’altare avrebbe potuto rivelare la gamba del sacerdote. Dio non vuole vedere la nostra carne nell’adorazione.
i. Quello che invece Dio vuole da noi mentre adoriamo, lo vediamo nell’affermazione di Gesù in Giovanni 4:24: Dio è Spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità. Dio vuole un’adorazione caratterizzata dallo Spirito (in contrapposizione alla carne) e dalla verità (in contrapposizione all’inganno o al semplice sentimento).
ii. “In seguito, quando Dio permise la costruzione di altari con gradini (Levitico 9:22; Ezechiele 43:13-17), istruì i sacerdoti a indossare calzoni di lino (Esodo 28:40-42; Ezechiele 44:18).2 (Kaiser)
©1996–presente Il Commentario Biblico Enduring Word di David Guzik
