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Esodo 12 – Dio Istituisce la Pasqua

A. Istruzioni per la Pasqua.

1. (1-6) Ogni casa prenda un agnello.

L’Eterno parlò a Mosè e ad Aaronne nel paese d’Egitto dicendo: «Questo mese sarà per voi il mese più importante, sarà per voi il primo dei mesi dell’anno. Parlate a tutta l’assemblea d’Israele e dite: “Il decimo giorno di questo mese, ogni uomo prenda per se stesso un agnello, secondo la grandezza della famiglia del padre, un agnello per casa. Se poi la casa è troppo piccola per un agnello, ne prenda uno in comune col più vicino di casa, tenendo conto del numero delle persone; voi determinerete la quantità dell’agnello necessario, in base a ciò che ognuno può mangiare. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell’anno; potrete prendere un agnello o un capretto. Lo conserverete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta l’assemblea del popolo d’Israele lo ucciderà sull’imbrunire”».

a. Questo mese sarà per voi il mese più importante: L’imminente liberazione dall’Egitto fu un atto così importante che Dio disse ai figli di Israele di riformare il loro calendario. Il nuovo anno sarebbe iniziato con il mese della loro redenzione dall’Egitto. Era un modo radicale per dire che tutto sarebbe cambiato.

i. “Dio è sempre il Dio dei nuovi inizi nella storia del fallimento. La massima espressione si trova nelle parole di Gesù nel libro di Apocalisse: ‘Ecco, io faccio tutte le cose nuove’.” (Morgan)

ii. “Comincia gli annali di una nazione dalla sua evangelizzazione. Inizia la storia di un popolo dal giorno in cui si inchina ai piedi di Gesù.” (Spurgeon)

iii. Parlate a tutta l’assemblea d’Israele: “Questa è la prima volta che nel Pentateuco compare quello che sarebbe diventato un termine tecnico, che descrive Israele nel suo senso religioso… e che è alla base dell’uso neotestamentario di ekklesia, ‘chiesa’.” (Cole)

b. Ogni uomo prenda per se stesso un agnello: Il decimo giorno di questo primo mese, ogni famiglia – o nucleo familiare – doveva prendere un agnello, che doveva vivere con la famiglia per i quattro giorni che precedevano la Pasqua ebraica (il decimo giorno di questo mese […] fino al quattordicesimo giorno di questo mese).

i. In questo modo, l’agnello diventava parte della famiglia e, quando poi si arrivava al sacrificio del quattordicesimo giorno, era allo stesso tempo amato e compianto. Dio desiderava il sacrificio di qualcosa di prezioso.

ii. Se poi la casa è troppo piccola per un agnello: I rabbini stabilirono in seguito che per ogni agnello pasquale dovevano esserci almeno dieci persone e non più di venti.

iii. “La Pasqua era una festa domestica e familiare, mostrando quindi la sua origine antica. Non vi troviamo né un tempio, né una tenda di convegno, né un altare, né un sacerdote: ma la rappresentazione, o meglio la sostituzione, è chiaramente implicita.” (Cole)

c. Il vostro agnello sia senza difetto: L’agnello doveva essere anche senza difetto, un sacrificio al Signore il più possibile perfetto.

d. Potrete prendere un agnello o un capretto: In ebraico, la parola per agnello poteva fare riferimento sia a una giovane pecora che a un capretto.

i. “L’ebraico seh è una parola abbastanza neutra e dovrebbe essere tradotta “capo di (piccolo) bestiame”, applicabile ugualmente a pecore e capre di qualsiasi età. Gli Ebrei, come i Cinesi, sembrano aver considerato qualsiasi distinzione tra pecore e capre come una suddivisione minore. Probabilmente è per questo motivo che ‘separare le pecore dai capri’ è un modo di dire che, ai tempi del Nuovo Testamento, indicava il discernimento di Dio (Matteo 25:32).” (Cole)

ii. Israele lo ucciderà sull’imbrunire: “Cristo è venuto alla sera del mondo, nella ‘ultima ora’ (1 Giovanni 2:11), quando tutti giacevano sepolti nelle tenebre, nel tramonto del nostro peccato e della nostra morte.” (Trapp)

2. (7-11) Istruzioni per il pasto pasquale.

«“Prenderanno quindi del sangue e lo metteranno sui due stipiti e sull’architrave delle case dove lo mangeranno. Ne mangeranno la carne arrostita al fuoco, quella stessa notte, la mangeranno con pane senza lievito e con erbe amare. Non ne mangerete niente di crudo o di lessato nell’acqua, ma sia arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le interiora. Non ne lascerete alcun avanzo fino al mattino; e quel che sarà rimasto fino al mattino, lo brucerete col fuoco. Lo mangerete in questa maniera: coi vostri lombi cinti, coi vostri sandali ai piedi e col vostro bastone in mano; lo mangerete in fretta: è la Pasqua dell’Eterno”».

a. Prenderanno quindi del sangue e lo metteranno sui due stipiti e sull’architrave delle case: Prima che l’agnello pasquale potesse essere mangiato, il suo sangue doveva essere applicato sulla porta della casa, in alto e su ogni lato. L’unica parte del sacrificio che veniva data a Dio era il sangue; il resto veniva mangiato da ogni famiglia o scartato (quel che sarà rimasto fino al mattino, lo brucerete col fuoco).

i. Quando il sangue veniva applicato sulla parte superiore e su ogni lato della porta, colava verso il basso, formando sulla porta la figura di una croce.

ii. Il sangue sugli stipiti delle porte indicava che il sacrificio dell’agnello pasquale doveva essere ricordato nella vita quotidiana. Lo si vedeva ogni volta che si entrava o si usciva di casa.

b. Lo mangerete in questa maniera: Poi, l’agnello poteva essere mangiato – ma solo se la carne era stata arrostita al fuoco a contatto con esso e con erbe amare che accompagnavano il pasto.

i. “L’agnello pasquale non veniva ucciso per essere guardato, ma per essere mangiato; e il nostro Signore Gesù Cristo non è stato ucciso solo perché sentissimo parlare di Lui, discutessimo di Lui e pensassimo a Lui, ma perché ci nutrissimo di Lui.” (Spurgeon)

c. Non ne lascerete alcun avanzo fino al mattino: L’agnello pasquale doveva essere mangiato completamente; una famiglia doveva consumare totalmente il sacrificio.

i. Mangiarlo per intero significava prenderlo tutto in quel momento e non conservare una parte della salvezza per dopo. Era inteso solo per quell’istante e bisognava riceverlo tutto, senza pensare che si potesse prenderne un po’ in quel momento e tornare per il resto più tardi, se si voleva. Prendiamo tutto di Gesù, non solo le parti che ci piacciono.

d. Coi vostri lombi cinti, coi vostri sandali ai piedi e col vostro bastone in mano: L’agnello pasquale doveva essere mangiato con fede, credendo che la liberazione promessa a Israele fosse già presente e che avrebbero camminato in quella liberazione immediatamente.

i. Per osservare la Pasqua, la fede era essenziale: Per fede [Mosè] celebrò la Pasqua e fece l’aspersione del sangue, affinché colui che distruggeva i primogeniti non toccasse quelli d’Israele. (Ebrei 11:28)

e. È la Pasqua dell’Eterno: La Pasqua era del Signore, perché l’aveva provveduta Lui:

· Come mezzo di salvezza, per liberare Israele dalla piaga dei primogeniti.

· Come istituzione, per ricordare la salvezza e la liberazione di Dio per Israele in ogni generazione.

· Come potente rappresentazione, che metteva in scena il sacrificio perfetto e la salvezza che Gesù avrebbe provveduto in seguito.

i. Su ispirazione dello Spirito Santo, Paolo disse chiaramente: La nostra pasqua infatti, cioè Cristo, è stata immolata per noi (1 Corinzi 5:7). Giovanni Battista dipinse un’immagine simile quando, parlando di Gesù, disse: Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo! (Giovanni 1:29) Sembra che Gesù sia stato effettivamente crocifisso il giorno di Pasqua (Giovanni 19:14). Nella Pasqua vediamo Gesù.

· Gesù visse con la famiglia umana e si legò ad essa prima di essere sacrificato per essa.

· Il sacrificio di Gesù deve essere appropriato per ogni casa, non semplicemente su base nazionale o comunitaria.

· Gesù, l’Agnello pasquale, era immacolato – perfetto, non macchiato da alcun peccato, da alcuna imperfezione morale o spirituale.

· Solo il sangue di Gesù, la Sua vita versata, ha espiato il peccato.

· Nella Sua morte Gesù fu toccato dal fuoco, il fuoco del giudizio e dell’ira di Dio.

· Nella Sua morte Gesù ricevette il calice amaro del giudizio di Dio.

· L’opera di Gesù deve essere accolta pienamente, senza riserve.

· L’opera di Gesù, la nostra Pasqua, per il Suo popolo è l’alba e il preludio della sua libertà.

3. (12-13) La protezione fornita dal sangue.

«“In quella notte io passerò per il paese d’Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto, tanto uomo che bestia, e farò giustizia di tutti gli dèi d’Egitto. Io sono l’Eterno. E il sangue sarà un segno per voi sulle case dove siete;quando io vedrò il sangue passerò oltre e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò il paese d’Egitto”».

a. Quando io vedrò il sangue passerò oltre: Affinché Israele fosse risparmiato dal giudizio sui primogeniti, doveva applicare il sangue secondo le indicazioni di Dio. Il sangue dell’agnello era essenziale per ciò che Dio richiedeva.

i. Se una casa israelita non avesse creduto nella potenza del sangue dell’agnello, avrebbe potuto sacrificare l’agnello e mangiarlo, ma sarebbe stata comunque visitata dal giudizio.

ii. Se invece una casa egiziana avesse creduto nella potenza del sangue dell’agnello e avesse fatto un sacrificio pasquale adeguato, sarebbe stata risparmiata dal giudizio.

iii. Inoltre, non era sufficiente accettare intellettualmente ciò che Dio aveva detto riguardo al sangue, ma dovevano prendere il sangue e fare ciò che Dio aveva detto loro di fare.

b. Colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto: Dio considerava Israele come il Suo primogenito, il Suo popolo prediletto. Se l’Egitto si rifiutava di liberare il primogenito di Dio, allora Dio richiedeva i primogeniti d’Egitto come pena e giudizio.

4. (14-20) Istituzione delle feste della Pasqua e degli Azzimi.

«“Quel giorno sarà per voi un giorno da ricordare e lo celebrerete come una festa all’Eterno; lo celebrerete d’età in età come una legge perpetua. Per sette giorni mangerete pani azzimi. Nel primo giorno provvederete a rimuovere ogni lievito dalle vostre case, poiché chiunque mangerà pane lievitato, dal primo al settimo giorno, sarà reciso da Israele. Nel primo giorno avrete una santa convocazione, e una santa convocazione anche il settimo giorno. Non si faccia alcun lavoro in quei giorni; si prepari soltanto ciò che ognuno deve mangiare, e non altro. Osserverete dunque la festa degli azzimi, poiché proprio in questo giorno ho fatto uscire le vostre schiere dal paese d’Egitto; osserverete dunque questo giorno d’età in età, come legge perpetua. Nel primo mese, dal quattordicesimo giorno del mese, alla sera, fino al ventunesimo giorno, alla sera, mangerete pani azzimi. Per sette giorni non si trovi lievito nelle vostre case, perché chiunque mangerà qualcosa di lievitato, quel tale sarà reciso dall’assemblea d’Israele, sia egli forestiero o nativo del paese. Non mangerete nulla di lievitato; in tutte le vostre dimore mangerete pani azzimi”».

a. Per sette giorni mangerete pani azzimi: La Pasqua iniziava il 10; il 14 mangiavano la Pasqua ed era il primo giorno degli azzimi. Poi, per i sette giorni successivi, mangiavano solo pane azzimo.

b. Osserverete dunque la festa degli azzimi, poiché proprio in questo giorno ho fatto uscire le vostre schiere dal paese d’Egitto: Per la prima Pasqua, il pane azzimo era una necessità pratica: lasciarono l’Egitto in fretta e furia e non c’era tempo per far lievitare l’impasto. Dopo la prima Pasqua, la festa degli azzimi divenne una testimonianza d’età in età.

c. Per sette giorni non si trovi lievito nelle vostre case: Il lievito era anche un’immagine del peccato e della corruzione, sia per il modo in cui un po’ di lievito influenza un intero panetto di pasta, sia per il modo in cui il lievito “gonfia” l’impasto – proprio come l’orgoglio e il peccato ci fanno “gonfiare”.

i. È significativo che Dio li abbia chiamati a camminare in modo “azzimo” dopo la loro iniziale liberazione dall’Egitto. Simbolicamente, erano chiamati a una vita di purezza morale davanti al Signore.

ii. Secondo alcuni, l’eliminazione di tutto il lievito aveva anche un aspetto igienico. Poiché per fare il pane necessario per la giornata si usava un pezzo dell’impasto del giorno precedente, e lo si faceva ripetutamente, i batteri nocivi potevano insediarsi nell’impasto ed era quindi bene eliminare tutto il lievito e ricominciare da capo almeno una volta all’anno.

B. Mosè guida il popolo nell’osservanza della Pasqua.

1. (21-23) Mosè dice agli anziani di fare come Dio ha detto.

Mosè dunque chiamò tutti gli anziani d’Israele e disse loro: «Andate e prendete degli agnelli per voi e per le vostre famiglie, e immolate la Pasqua. Poi prenderete un mazzetto d’issopo, lo intingerete nel sangue che è nel catino, e con il sangue che è nel catino spruzzerete l’architrave e i due stipiti delle porte; e nessuno di voi uscirà dalla porta di casa sua fino al mattino. Poiché l’Eterno passerà per colpire gli Egiziani; quando però vedrà il sangue sull’architrave e sui due stipiti, l’Eterno passerà oltre la porta e non permetterà al distruttore di entrare nelle vostre case per colpirvi».

a. Mosè dunque chiamò tutti gli anziani d’Israele e disse loro: Gli anziani avevano il compito di dare l’esempio. Mosè li istruì a osservare la Pasqua, sapendo che il resto della nazione li avrebbe seguiti.

b. Prenderete un mazzetto d’issopo: L’issopo veniva usato per applicare il sangue sugli stipiti e sull’architrave. Nelle Scritture, l’issopo veniva spesso usato per applicare il sangue per la purificazione del peccato.

i. In Levitico 14:6, il rito per la purificazione di un lebbroso prevedeva l’uso di issopo per applicare il sangue. In Numeri 19:6, l’issopo veniva usato per produrre le ceneri di una giovenca rossa, utilizzate per l’acqua di purificazione. In Numeri 19:18, l’issopo veniva usato per l’aspersione dell’acqua di purificazione.

ii. Davide, nel suo grande salmo di ravvedimento, disse: Purificami con issopo, e sarò mondo (Salmi 51:7). L’issopo era sempre collegato alla purificazione mediante il sacrificio.

iii. L’issopo era anche collegato al grande sacrificio di Gesù per il peccato. Giovanni 19:29 dice che, quando a Gesù fu offerto dell’aceto da bere sulla croce, la spugna che ne era imbevuta fu messa su un mazzo di issopo.

c. Quando però vedrà il sangue […] l’Eterno passerà oltre: Il Signore avrebbe cercato il sangue. Il sacrificio di sangue era la base per risparmiare le persone dal giudizio.

i. La salvezza dall’angelo della morte non avvenne con una preghiera, un digiuno o un’opera buona; si realizzò con una vita donata a favore degli altri.

2. (24-27a) La Pasqua come legge perenne.

«Osservate dunque questo come una prescrizione perpetua per voi e per i vostri figli. Quando sarete entrati nel paese che l’Eterno vi darà, come egli ha detto, osserverete questo rito. Quando i vostri figli vi chiederanno: “Che significa per voi questo rito?”, risponderete: “Questo è il sacrificio della Pasqua dell’Eterno, che passò oltre le case dei figli d’Israele in Egitto, quando colpì gli Egiziani e risparmiò le nostre case”».

a. Una prescrizione perpetua per voi e per i vostri figli: La liberazione rappresentata dalla Pasqua non era solo per loro, ma anche per i loro figli e per tutte le generazioni a seguire. La Pasqua è stata la più grande opera di redenzione compiuta nell’Antico Testamento prima della croce.

i. Allo stesso modo, Gesù inaugurò la nuova Pasqua, dicendo che la Sua opera sulla croce non era solo per quella generazione, ma doveva essere ricordata e applicata a tutte le generazioni (Luca 22:14-20).

b. Quando colpì gli Egiziani e risparmiò le nostre case: Con la Pasqua si compiva una duplice opera. In primo luogo, un nemico era stato sconfitto (colpì gli Egiziani). In secondo luogo, il popolo di Dio era stato liberato e aveva ricevuto una nuova identità, con nuove promesse, un nuovo cammino, una nuova vita (risparmiò le nostre case).

3. (27b-28) L’obbedienza del popolo.

E il popolo si inchinò e adorò. Allora i figli d’Israele andarono e fecero così; essi fecero come l’Eterno aveva ordinato a Mosè e ad Aaronne.

a. E il popolo si inchinò e adorò: Giustamente, la reazione immediata di Israele a questo annuncio (prima che accadesse davvero) fu l’adorazione. Onorarono il Dio che aveva detto che avrebbe fatto tutto questo per loro.

b. Allora i figli d’Israele andarono e fecero così: Per molti versi, queste sono le parole più importanti di tutto il racconto. Per quanto grande fosse la liberazione di Dio, il popolo non l’avrebbe mai ricevuta se non avesse obbedito alle Sue istruzioni.

i. Ci chiediamo se qualche israelita abbia subito il giudizio dei primogeniti perché non aveva creduto e obbedito. Ci chiediamo se qualche egiziano sia stato risparmiato dal giudizio perché aveva creduto e obbedito.

C. Ultima piaga: la morte dei primogeniti d’Egitto.

1. (29-30) Dio uccide i primogeniti d’Egitto.

Perciò avvenne che a mezzanotte l’Eterno colpì tutti i primogeniti nel paese di Egitto, dal primogenito del Faraone che sedeva sul suo trono, al primogenito del prigioniero che era in carcere, e tutti i primogeniti del bestiame. Così il Faraone si alzò di notte, lui con tutti i suoi servi e tutti gli Egiziani; e vi fu un grande grido in Egitto, perché non c’era casa dove non vi fosse un morto.

a. L’Eterno colpì tutti i primogeniti nel paese di Egitto: Dio aveva detto a Mosè che il faraone non li avrebbe lasciati partire finché non fosse stato costretto dall’opera potente di Dio (Esodo 3:19-20), e che quest’opera, in qualche modo, avrebbe toccato i primogeniti d’Egitto (Esodo 4:21-23). Le cose andarono proprio come Dio aveva detto.

i. Al primogenito del prigioniero che era in carcere: Carcere è “letteralmente, la ‘casa nella fossa’. Le fosse erano prigioni comuni. Qui l’opposto del faraone non è la ‘serva della macina’ (Esodo 11:5), ma il prigioniero di guerra nella prigione.” (Cole)

b. Tutti i primogeniti nel paese di Egitto: L’ultima piaga era diretta contro due importanti divinità egizie. La prima era Osiride, il dio dispensatore di vita. La seconda era la presunta divinità del faraone, dal momento che era stata colpita anche la sua casa (dal primogenito del Faraone che sedeva sul suo trono).

i. In un santuario collegato alla grande Sfinge è stata rinvenuta un’iscrizione che riporta una solenne promessa degli dèi egizi, secondo cui Thutmose IV sarebbe succeduto al padre Amenhotep II – ritenuto da molti il faraone dell’Esodo. Una promessa così unica e incisiva da parte degli dèi riguardo a un avvenimento così naturale – che il figlio maggiore avrebbe preso il posto del padre come faraone – fu forse dovuta al fatto che Thutmose IV non era effettivamente il primo figlio di suo padre e che il primogenito era stato colpito a morte durante la prima Pasqua. Pertanto, si riteneva che il secondogenito avesse bisogno di una protezione speciale da parte degli dèi e l’iscrizione cercava di fornirgliela.

c. Così il Faraone si alzò di notte, lui con tutti i suoi servi e tutti gli Egiziani; e vi fu un grande grido in Egitto: Nel trattare con il faraone, Dio dovette prima informare la sua mente e poi spezzare la sua volontà. Il problema del faraone non era l’insufficienza di prove intellettuali; il suo cuore doveva essere spezzato e ammorbidito nei confronti di Dio.

i. L’Egitto e il faraone non vollero dare a Dio il Suo primogenito, Israele (Esodo 4:22-23); così Dio prese i primogeniti d’Egitto. Alla fine, il faraone si sarebbe reso conto che il Signore Dio era più grande di tutti gli dèi egiziani ed era più grande del faraone stesso, che veniva considerato un dio.

ii. Un grande grido in Egitto: Israele aveva gridato a Dio per la liberazione (Esodo 2:23) e aveva gridato al faraone per una diminuzione del carico di lavoro (Esodo 5:15). Ora erano gli Egiziani ad avere ragioni per gridare.

2. (31-36) La risposta del faraone e degli Egiziani.

Allora egli chiamò Mosè ed Aaronne di notte e disse: «Alzatevi e partite di mezzo al mio popolo, voi e i figli d’Israele; e andate a servire l’Eterno, come avete detto. Prendete le vostre greggi e i vostri armenti, come avete detto, e andate; e benedite anche me!». E gli Egiziani sollecitavano il popolo per affrettarne la partenza dal paese, perché dicevano: «Moriremo tutti quanti». Il popolo portò via la sua pasta prima che fosse lievitata; avvolse le sue madie nei suoi vestiti e se le mise sulle spalle. Or i figli d’Israele fecero come aveva detto Mosè e chiesero agli Egiziani degli oggetti d’argento, degli oggetti d’oro e dei vestiti; e l’Eterno fece entrare il popolo nelle grazie agli occhi degli Egiziani, che diedero loro quel che chiedevano.Così spogliarono gli Egiziani.

a. Alzatevi e partite di mezzo al mio popolo: A questo punto, il faraone non diede a Israele semplicemente il permesso di partire, ma glielo ordinò, proprio come il Signore aveva rivelato a Mosè: Quando vi lascerà partire, egli vi caccerà definitivamente da qui (Esodo 11:1).

b. Benedite anche me: Il faraone aveva finalmente capito chi era il Signore, il Dio che era più grande del faraone stesso, colui che il faraone avrebbe dovuto cercare per ottenere la benedizione. Il faraone giunse a una tale consapevolezza solo dopo essere stato spezzato.

c. Gli Egiziani sollecitavano il popolo per affrettarne la partenza dal paese […] spogliarono gli Egiziani: Anche gli Egiziani erano del parere che gli Israeliti dovessero andarsene, al punto praticamente da pagarli per lasciare il paese. Per questo motivo, i figli di Israele partirono in tutta fretta, così in fretta che non ci fu il tempo di far lievitare il pane. Ecco perché dovettero mangiare pane azzimo, come aveva comandato il Signore.

i. Probabilmente non tutti gli israeliti seguirono l’istruzione di Dio di eliminare tutto il lievito (Esodo 12:15). Ora, a causa della fretta della loro partenza, furono costretti a fare ciò che Dio aveva detto loro, perché Dio aveva predisposto le circostanze in modo che non potessero usare il lievito.

ii. Allo stesso modo, a volte Dio predispone le circostanze in modo da rendere necessaria l’obbedienza, anche se normalmente non la sceglieremmo. Per esempio, Dio potrebbe volere che un uomo rinunci agli amici che esercitano una cattiva influenza su di lui, ma poi l’uomo scopre che i suoi amici lo abbandonano per primi.

D. Israele lascia l’Egitto.

1. (37-39) I figli d’Israele escono dall’Egitto.

I figli d’Israele partirono da Ramses per Sukkoth, in numero di circa seicentomila uomini a piedi, senza contare i fanciulli. E con loro salì pure un gran miscuglio di gente, assieme a greggi ed armenti, una grande quantità di bestiame. E fecero cuocere la pasta che avevano portata dall’Egitto, facendone delle focacce azzime; la pasta infatti non era lievitata, perché essi furono cacciati dall’Egitto e non poterono attardarsi, né poterono prepararsi provviste per il viaggio.

a. I figli d’Israele partirono: Questo era il momento preannunciato da tutti i capitoli precedenti dell’Esodo. Israele era ormai libero, e il faraone e i suoi eserciti non li trattennero mentre si spostavano dal centro di Ramses per Sukkoth.

i. Poiché Sukkoth significa rifugio, non è detto che descriva un accampamento temporaneo invece di una città egiziana preesistente. È facile immaginare i festeggiamenti (e la tensione) a Sukkoth quella notte.

b. Circa seicentomila uomini a piedi, senza contare i fanciulli: Radunatisi a Sukkoth, circa 600.000 uomini (oltre alle donne e ai bambini) lasciarono l’Egitto. Il numero di seicentomila uomini corrisponde a una popolazione totale di circa due milioni di persone che partirono dall’Egitto per la Terra Promessa.

i. Cole esamina alcune ipotesi che ridimensionerebbero significativamente il numero di 600.000. Una di queste, ad esempio, afferma che mille in realtà significa clan e che quindi a lasciare l’Egitto furono 600 clan familiari estesi. Tuttavia, “quando raggiunsero Canaan erano certamente un’orda considerevole (per usare il termine dello storico), a giudicare dall’impatto archeologico sulla civiltà cananea.” (Cole)

ii. “Tutti i tentativi di interpretare elep (‘mille’) come ‘clan’ o ‘tribù’ in questo contesto non superano la prova dell’incoerenza in altri contesti.” (Kaiser)

c. Con loro salì pure un gran miscuglio di gente: Non tutti i 600.000 erano israeliti. Molti egiziani (e forse altri stranieri) si unirono a loro perché il Dio di Israele dimostrò di essere più potente degli dèi degli Egiziani.

i. Un gran miscuglio di gente: “L’ebraico dice ‘sciame’, che deriva dalla stessa radice usata in 8:21 per descrivere la piaga delle mosche.” (Cole)

d. La pasta infatti non era lievitata, perché essi furono cacciati dall’Egitto e non poterono attardarsi: Come già detto, Dio aveva reso necessaria l’obbedienza per quanto riguarda il pane azzimo.

2. (40-42) La Pasqua, una solenne celebrazione.

Or il tempo che i figli d’Israele trascorsero in Egitto fu di quattrocentotrent’anni. Alla fine dei quattrocentotrent’anni, proprio in quel giorno, avvenne che tutte le schiere dell’Eterno uscirono dal paese dell’Egitto. Questa è una notte da celebrarsi in onore dell’Eterno, perché egli li fece uscire dal paese d’Egitto; questa notte sarà una solenne celebrazione all’Eterno, per tutti i figli d’Israele di generazione in generazione.

a. Alla fine dei quattrocentotrent’anni, proprio in quel giorno: Sembra che l’Esodo dall’Egitto sia iniziato lo stesso giorno del 430° anniversario della permanenza di Israele nel paese. È una prova notevole del fatto che Dio spesso adempie le Sue promesse in occasione di anniversari di eventi precedenti o profetizzati.

b. Questa è una notte da celebrarsi in onore dell’Eterno, perché egli li fece uscire dal paese d’Egitto: Dio voleva che questo evento fosse un memoriale della Sua opera di redenzione per Israele. In tal senso, la liberazione dall’Egitto costituisce l’evento cruciale dell’Antico Testamento.

c. Dal paese dell’Egitto: Da qui in poi, l’espressione “dal paese d’Egitto” viene ripetuta 56 volte nella Bibbia. Dio voleva che il Suo popolo ricordasse la liberazione che Egli aveva dato loro dalla schiavitù d’Egitto.

3. (43-49) Prescrizioni per la Pasqua.

Quindi l’Eterno disse a Mosè e ad Aaronne: «Questa è la prescrizione della Pasqua: nessuno straniero ne mangerà; ma qualunque schiavo, comprato con denaro, dopo averlo circonciso, potrà mangiarne. L’avventizio e il mercenario non ne mangeranno. L’agnello si mangerà in una sola casa; non porterete nulla della sua carne fuori di casa e non ne spezzerete alcun osso. Tutta l’assemblea d’Israele la celebrerà. E quando uno straniero risiederà con te e vorrà fare la Pasqua in onore dell’Eterno, siano circoncisi prima tutti i maschi della sua famiglia e poi si avvicini pure a celebrarla, egli sarà come un nativo del paese; ma nessun incirconciso ne mangerà. Vi sarà un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero che risiede tra di voi».

a. Nessuno straniero ne mangerà: Per partecipare alla Pasqua bisogna entrare a far parte del popolo d’Israele. Ricevere il patto della circoncisione e celebrare la Pasqua facevano parte dello stesso pacchetto.

b. L’agnello si mangerà in una sola casa: La Pasqua era commemorata a livello familiare. Ogni famiglia la celebrava.

c. Non ne spezzerete alcun osso: Nessuna delle ossa dell’agnello pasquale doveva essere spezzata. Questo prefigurava Gesù, l’agnello pasquale per eccellenza, al quale non fu spezzato nemmeno un osso durante la crocifissione (Salmi 22:17 e Giovanni 19:31-36).

d. Tutta l’assemblea d’Israele la celebrerà: Tutti coloro che facevano parte di Israele dovevano commemorare la Pasqua di redenzione. Non si poteva far parte del popolo di Dio senza partecipare alla Pasqua.

i. Da questo punto di vista, per i cristiani la Pasqua significa questo, ma anche molto di più: Togliete via dunque il vecchio lievito, affinché siate una nuova pasta, come ben siete senza lievito; la nostra pasqua infatti, cioè Cristo, è stata immolata per noi. Celebriamo perciò la festa non con vecchio lievito, né con lievito di malvagità e di malizia, ma con azzimi di sincerità e di verità. (1 Corinzi 5:7-8)

4. (50-51) La partenza dall’Egitto: l’Esodo ha inizio.

Tutti i figli d’Israele fecero così; essi fecero esattamente come l’Eterno aveva ordinato a Mosè e ad Aaronne. Così avvenne che proprio in quel giorno l’Eterno fece uscire i figli d’Israele dal paese d’Egitto, secondo le loro schiere.

a. Tutti i figli d’Israele fecero così: Israele osservò i comandamenti che Dio aveva dato per mezzo di Mosè. La loro fede e la loro obbedienza salvò i loro primogeniti, spogliò gli Egiziani e li liberò dall’Egitto.

b. L’Eterno fece uscire i figli d’Israele dal paese d’Egitto: Israele divenne una nazione il giorno stesso che lasciò l’Egitto. Era come se i 430 anni fossero stati un periodo di gestazione in cui il bambino era cresciuto. Le piaghe erano state come le doglie del parto e ora la nazione era nata.

©1996–presente Il Commentario Biblico Enduring Word di David Guzik

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