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Esodo 14 – L’Attraversamento del Mar Rosso

A. L’inseguimento delle armate del faraone.

1. (1-4) Dio induce il faraone a uscire contro Israele.

Poi l’Eterno parlò a Mosè, dicendo: «Di’ ai figli d’Israele che tornino indietro e si accampino di fronte a Pi-Hahiroth, fra Migdol e il mare, di fronte a Baal-Tsefon; accampatevi davanti a quel luogo presso il mare. Il Faraone dirà allora dei figli d’Israele: “Essi stanno vagando smarriti nel paese; il deserto li tiene rinchiusi”. E io indurirò il cuore del Faraone, ed egli li inseguirà; ma io trarrò gloria dal Faraone e da tutto il suo esercito, e gli Egiziani sapranno che io sono l’Eterno». Ed essi fecero così.

a. Accampatevi davanti a quel luogo presso il mare: Si può dire che Dio abbia teso un’imboscata al faraone. Anche dopo l’orrore della morte dei primogeniti, il cambiamento nel cuore di faraone fu solo temporaneo (egli li inseguirà). Non tardò a colpire Israele quando ne ebbe l’occasione.

b. Essi stanno vagando smarriti nel paese: Questo era esattamente ciò che Dio voleva far credere al faraone. Dio disse a Mosè di guidare Israele in un modo che sembrasse confuso. Disse a Mosè e a Israele di fare qualcosa che al faraone sarebbe apparso confuso, perché in questo modo Dio avrebbe tratto gloria dal faraone.

2. (5-9) Il faraone decide di costringere Israele a tornare in Egitto.

Fu quindi riferito al re d’Egitto che il popolo era fuggito; e il cuore del Faraone e dei suoi servi mutò nei confronti del popolo, e dissero: «Che abbiamo fatto a lasciare andare Israele dal nostro servizio?». Così il Faraone fece preparare il suo carro e prese con sé il suo popolo. Prese anche seicento carri scelti e tutti i carri d’Egitto, con dei guerrieri su ognuno di essi. E l’Eterno indurì il cuore del Faraone, re d’Egitto, ed egli inseguì i figli d’Israele, che uscivano pieni di baldanza. Gli Egiziani li inseguirono; e tutti i cavalli, i carri del Faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito li raggiunsero quando erano accampati presso il mare, vicino a Pi-Hahiroth, di fronte a Baal-Tsefon.

a. Che abbiamo fatto a lasciare andare Israele dal nostro servizio: Era una domanda strana per il faraone. Non sarebbe stato difficile pensare ad almeno dieci buone ragioni – cioè dieci potenti piaghe – per cui il faraone avesse lasciato andare Israele. Questo dimostra come spesso siamo pronti a dimenticare ciò che Dio ha fatto e dimostrato.

i. Forse il faraone pensava che le piaghe rappresentassero il limite della potenza di Dio; che ora potesse colpire con successo Israele.

ii. C’è un’analogia con la vita spirituale. A volte pensiamo che Satana ci lasci andare facilmente, o pensiamo che una volta lasciato il suo regno si dimentichi di noi. Eppure, proprio come il faraone con Israele, Satana ci insegue, cercando di tenerci almeno ai margini del suo dominio e sperando di distruggerci non appena ne ha la possibilità.

iii. Fece preparare il suo carro: “Non si tratta semplicemente del suo carro personale. Il significato è probabilmente ‘la sua cavalleria’, un collettivo.” (Cole)

b. Seicento carri scelti e tutti i carri d’Egitto: Il faraone disponeva delle migliori risorse militari. All’epoca, i carri erano la tecnologia militare più sofisticata. Israele non aveva nulla, tranne il fatto che i figli d’Israele uscivano pieni di baldanza.

i. L’espressione ebraica tradotta “pieni di baldanza” (ruwn yad) richiama il concetto di ribellione contro l’autorità (1 Re 11:26-27). La natura ribelle di Israele era buona quando era contro il faraone e tutto ciò che rappresentava; era cattiva quando era contro il Signore, Mosè e tutto ciò che essi rappresentavano. Il problema della maggior parte dei ribelli è che si ribellano alle cose sbagliate.

3. (10-12) La risposta dei figli d’Israele.

Mentre il Faraone si avvicinava, i figli d’Israele alzarono gli occhi; ed ecco, gli Egiziani marciavano dietro loro, per cui ebbero una gran paura; e i figli d’Israele gridarono all’Eterno, e dissero a Mosè: «È perché non c’erano tombe in Egitto, che ci hai condotti a morire nel deserto? Perché hai fatto questo con noi, di farci uscire dall’Egitto? Non era forse questo che ti parlavamo in Egitto, dicendoti: “Lasciaci stare, così potremo servire gli Egiziani”? Poiché sarebbe stato meglio per noi servire gli Egiziani che morire nel deserto».

a. Ebbero una gran paura: Era logico che Israele avesse paura. Vedevano le armate del faraone da un lato e il Mar Rosso dall’altro. Non sembrava ci fossero vie d’uscita.

i. Dio condusse Israele in quella che sembrava una trappola. Non c’era altra via di fuga se non quella da cui erano arrivati, e l’esercito egiziano aveva bloccato anche quella.

ii. “Umanamente parlando, avrebbero potuto sbaragliare facilmente gli Israeliti, disarmati e appesantiti, che non avrebbero potuto opporre alcuna resistenza alla cavalleria e ai carri da guerra.” (Clarke)

iii. “Non c’erano due strade da scegliere: non si potevano sbagliare, dovevano marciare attraverso il mare. Non c’era spazio per vagare: la loro strada era murata ed era impossibile mancare quella giusta.” (Spurgeon)

b. I figli d’Israele gridarono all’Eterno: Israele fece la cosa giusta. Quando ci troviamo in luoghi pericolosi e senza via di scampo, dobbiamo gridare a Dio, perché DIO è per noi un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle avversità (Salmi 46:1).

i. “Non c’è da stupirsi del panico del popolo, se pensiamo alle condizioni in cui si trovava.” (Morgan)

c. È perché non c’erano tombe in Egitto, che ci hai condotti a morire nel deserto? Perché hai fatto questo con noi, di farci uscire dall’Egitto: La loro paura e il loro grido al Signore erano sensati. Tuttavia, le parole che rivolsero a Mosè dimostravano una scarsa fede e una perdita di fiducia in Dio. Nessuna mente ragionevole avrebbe potuto pensare che Mosè avesse pianificato tutto questo per condurre il popolo d’Israele alla morte nel deserto.

i. Mosè non disse o fece nulla che potesse sostenere una simile accusa, ma i figli di Israele continuarono a pensarla così.

ii. “Schernivano con il tono più satirico possibile (dato che l’Egitto era specializzato nella produzione di tombe e aveva circa tre quarti del suo territorio a disposizione per i siti funerari).” (Kaiser)

d. Lasciaci stare, così potremo servire gli Egiziani: Israele non era ancora uscito dall’Egitto da una settimana e già distorceva il passato, pensando che in Egitto fosse meglio di quanto fosse in realtà.

4. (13-14) La risposta coraggiosa di Mosè.

Ma Mosè disse al popolo: «Non temete, state fermi e vedrete la liberazione dell’Eterno, che egli compirà oggi per voi; poiché gli Egiziani che oggi vedete, non li vedrete mai più. L’Eterno combatterà per voi, e voi ve ne starete tranquilli».

a. Non temete: A questo punto, Mosè non aveva idea di come Dio li avrebbe aiutati in quella situazione. Sapeva solo che Dio li avrebbe certamente soccorsi. In un certo senso, Mosè sapeva di trovarsi in una situazione talmente brutta che Dio doveva intervenire.

i. Quando vediamo che il nostro unico aiuto è Dio, siamo più propensi a fidarci di Lui. A volte sono le piccole cose, quelle che pensiamo di poter fare con le nostre forze, a buttarci giù, non le grandi cose che sappiamo che solo Dio può fare.

b. State fermi: Mosè disse al popolo d’Israele di fermarsi. Questa è spesso l’indicazione che il Signore dà al credente in un momento di crisi. La disperazione ti butta giù, impedendoti di stare in piedi. La paura ti dirà di ritirarti. L’impazienza ti dirà di agire subito. La presunzione ti dirà di buttarti nel Mar Rosso prima che si apra. Tuttavia, come Dio disse a Israele, spesso ci dice semplicemente di stare fermi e di stare tranquilli mentre rivela il Suo piano.

c. Vedrete la liberazione dell’Eterno: Mosè non sapeva cosa avrebbe fatto Dio, ma sapeva quale sarebbe stato il risultato. Sapeva che Dio avrebbe salvato il Suo popolo e che i nemici del Signore sarebbero stati distrutti. Poteva dire a Israele: “L’Eterno combatterà per voi”.

i. “Liberazione viene usata qui letteralmente, nel senso di salvare una vita o nel senso di vittoria invece che di sconfitta in guerra. Con il procedere dell’Antico Testamento, la ‘salvezza’ acquisterà un senso più spirituale e meno materiale (Salmi 51:12), anche se nell’ebraico non c’era consapevolezza di un netto contrasto tra le due accezioni.” (Cole)

d. Non li vedrete mai più: L’idea di fondo implica molto di più di quanto non sembri a prima vista. Mosè forse parlava in termini di eternità oltre che del loro tempo presente.

B. Dio guida Israele attraverso il Mar Rosso.

1. (15-18) Le istruzioni di Dio a Mosè: smetti di pregare e inizia a fare.

Quindi l’Eterno disse a Mosè: «Perché gridi a me? Di’ ai figli d’Israele di andare avanti. E tu alza il tuo bastone, stendi la tua mano sul mare e dividilo, affinché i figli d’Israele possano passare in mezzo al mare all’asciutto. Quanto a me, io indurirò il cuore degli Egiziani, ed essi l’inseguiranno. Così io trarrò gloria dal Faraone, da tutto il suo esercito, dai suoi carri e dai suoi cavalieri. E gli Egiziani sapranno che io sono l’Eterno, quando trarrò gloria dal Faraone, dai suoi carri e dai suoi cavalieri».

a. Perché gridi a me: Davanti al popolo, Mosè era pieno di fede; davanti a Dio gridava in una preghiera disperata. Questo era un bene, perché Mosè doveva mostrarsi fiducioso davanti alla nazione per incoraggiare la loro fede.

b. Perché gridi a me: C’è un tempo per pregare e un tempo per agire. Può essere contrario alla volontà di Dio smettere di fare e limitarsi a pregare in una determinata situazione. Questo era il momento di agire e Mosè poteva pregare lungo il cammino.

i. “C’è un tempo per pregare, ma c’è anche un tempo per le attività sacre. La preghiera è adatta a quasi tutte le stagioni, ma non la preghiera da sola, perché di tanto in tanto arriva un momento in cui anche la preghiera deve passare in secondo piano.” (Spurgeon)

ii. “C’è qualcos’altro che dobbiamo fare oltre che a pregare. Non dobbiamo solo desiderare l’aiuto di Dio, ma anche procedere nel cammino per far posto all’aiuto di Dio.” (Trapp)

iii. “C’è un peccato preferito, di cui è colpevole da tempo; non lo abbandona, ma dice che pregherà per risolverlo. Dio dice a un tale uomo: ‘Perché gridi a me? Rinuncia al tuo peccato; non è una questione per la quale devi pregare, ma di cui devi pentirti’. L’uomo dice: ‘Stavo chiedendo il ravvedimento’. Chiedi, se vuoi, il ravvedimento, ma esercitalo pure.” (Spurgeon)

c. Alza il tuo bastone, stendi la tua mano: Si trattava di semplici istruzioni collegate a un potente miracolo. Allo stesso modo, il più grande miracolo di salvezza avviene con semplici azioni da parte nostra. Come il bastone di Mosè non fu realmente l’artefice del miracolo, così noi non otteniamo la salvezza con ciò che facciamo, ma ci colleghiamo al miracolo salvifico di Dio.

i. “Né Mosè né il suo bastone erano strumenti efficaci in un’opera che poteva essere compiuta solo dall’onnipotenza di Dio; ma era necessario che Mosè prendesse parte a quell’opera, affinché fosse accreditato agli occhi degli Israeliti e questi vedessero che Dio lo aveva scelto come strumento della loro liberazione.” (Clarke)

d. E gli Egiziani sapranno che io sono l’Eterno: Dio non aveva ancora finito di rispondere alla domanda del faraone in Esodo 5:2, quando chiese: “Chi è l’Eterno che io debba ubbidire alla sua voce e lasciar andare Israele?”. Dio si servì del miracolo del Mar Rosso per parlare tanto all’Egitto quanto a Israele.

i. È un aspetto della vita spirituale su cui si riflette raramente, eppure Efesini 3:10-11 ci dice che Dio usa il Suo popolo per insegnare agli esseri angelici. Quando Dio ci libera da una tentazione o da una crisi, è una testimonianza per i nostri avversari invisibili quanto per noi. Dio usa ogni vittoria nella nostra vita per mostrare ai nostri nemici invisibili il Suo potere e la Sua capacità di operare nella e attraverso la nostra fragile umanità.

2. (19-20) Dio neutralizza l’esercito egiziano con il fuoco.

Allora l’Angelo di DIO, che camminava davanti all’accampamento d’Israele, si spostò e andò a mettersi dietro loro; anche la colonna di nuvola si mosse dal davanti e andò a mettersi dietro a loro. Andò così a mettersi tra l’accampamento dell’Egitto e l’accampamento d’Israele; e la nube produceva tenebre per gli uni, mentre faceva luce agli altri di notte. Così per tutta la notte l’uno non si avvicinò all’altro.

a. Allora l’Angelo di DIO […] si spostò e andò a mettersi dietro loro: Dio inviò sia un Angelo appositamente incaricato sia la colonna di nuvola (Esodo 13:21-22) come barriera tra Israele e l’esercito egiziano che lo inseguiva. Dio protesse Israele dall’attacco egiziano fino a quando non si aprì una via attraverso il Mar Rosso.

i. Spesso non abbiamo idea di quanto Dio faccia per proteggerci dagli attacchi dei nostri nemici invisibili. A volte ci sentiamo sopraffatti in una lotta spirituale, ma forse non sappiamo come diventerebbe se il Signore ritirasse la Sua protezione.

b. Andò così a mettersi tra l’accampamento dell’Egitto e l’accampamento d’Israele: Gli Egiziani non lo sapevano, ma la stessa colonna che impedì loro di inseguire Israele protesse anche le loro vite, almeno per un po’. Se si fossero sottomessi al Signore che sbarrava loro la strada con la Sua presenza, sarebbero stati risparmiati dalla distruzione imminente.

c. E la nube produceva tenebre per gli uni, mentre faceva luce agli altri di notte: La colonna era una fonte di oscurità per gli Egiziani, ma una fonte di luce per Israele. Questa è un’immagine vivida di come la gloria di Dio o l’opera di Dio possano essere luce per una persona ma sembrare oscure per un’altra.

i. “Così la doppia natura della gloria di Dio nella salvezza e nel giudizio, che in seguito apparirà così frequentemente nella Scrittura, non poteva essere raffigurata in modo più vivido.” (Kaiser)

ii. La Parola di Dio ha un lato oscuro per i peccatori, così come il Vangelo e persino Gesù stesso.

3. (21-22) Le acque del Mar Rosso si dividono e i figli di Israele lo attraversano sani e salvi sull’asciutto.

Allora Mosè stese la sua mano sul mare; e l’Eterno fece ritirare il mare con un forte vento orientale tutta quella notte e cambiò il mare in terra asciutta; e le acque si divisero. Così i figli d’Israele entrarono in mezzo al mare all’asciutto; e le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra.

a. Mosè stese la sua mano sul mare: Altri passi (come Esodo 13:18, 15:14) identificano questo bacino d’acqua come il Mar Rosso. L’espressione ebraica che indica il Mar Rosso è yam suph, che significa chiaramente “Mare di Giunco”. Da anni studiosi e archeologi cercano di identificare con certezza questo specchio d’acqua.

i. “Il termine descrive in modo appropriato la regione lacustre a nord del Golfo di Suez che comprende i Laghi Amari e il Lago Timsah. È possibile che gli Israeliti avessero costeggiato lo stretto collo di terra su cui sorgeva Baal-Tsefon e che il biblico Mare dei Giunchi fosse il moderno Lago Sirbonico. Siamo certi che la traversata avvenne in questa zona perché gli Israeliti si trovarono nel deserto di Shur dopo aver attraversato il mare (Esodo 15:22).” (Pfeiffer)

ii. Non sappiamo esattamente dove si trovasse il luogo e quale fosse la sua esatta conformazione geografica. Questo è particolarmente vero perché un’area come questa cambia la propria formazione durante ogni stagione di inondazione o siccità. Sappiamo che c’era abbastanza acqua per intrappolare gli Israeliti e per annegare successivamente gli Egiziani. Possiamo ipotizzare che si trattasse di circa 3 metri d’acqua. Possiamo anche ipotizzare che il passaggio fosse abbastanza ampio da permettere al grande gruppo di Israeliti di attraversarlo in una sola notte.

iii. Molte ricerche recenti hanno proposto un percorso alternativo per l’Esodo di Israele dall’Egitto, che colloca il Monte Sinai nella Penisola Arabica anziché nella Penisola del Sinai. Questo percorso alternativo prevede l’attraversamento del Golfo di Aqaba sul Mar Rosso, invece che dei Laghi Amari, del Porto di Suez o del Golfo di Suez. Per quanto riguarda il Golfo di Aqaba, sono stati proposti attraversamenti all’estremità settentrionale (a Ezion-Geber), al centro (a Nuweiba Beach) o all’estremità meridionale (allo Stretto di Tiran).

b. L’Eterno fece ritirare il mare con un forte vento orientale tutta quella notte e cambiò il mare in terra asciutta; e le acque si divisero: Alcuni ritengono che si tratti semplicemente di un’antica leggenda e che non sia realmente accaduto. Tuttavia, la ricerca moderna ha dimostrato che era del tutto plausibile, secondo un articolo del Los Angeles Times di Thomas H. Maugh intitolato “Research Supports Bible’s Account of Red Sea Parting” (La ricerca a sostegno del resoconto biblico della divisione del Mar Rosso – 14 marzo 1992):

i. “Sofisticati calcoli al computer indicano che la divisione biblica del Mar Rosso, che si dice abbia permesso a Mosè e agli Israeliti di fuggire dalla schiavitù in Egitto, potrebbe essersi verificata proprio come la Bibbia la descrive. A causa della particolare geografia dell’estremità settentrionale del Mar Rosso, riferiscono i ricercatori “domenica nel Bulletin of the American Meteorological Society”, un vento moderato che soffiasse costantemente per circa 10 ore avrebbe potuto far arretrare il mare di circa un miglio e far scendere il livello dell’acqua di 3 metri, lasciando la terraferma nell’area in cui molti studiosi biblici ritengono sia avvenuto il passaggio.”

ii. È importante notare che questa ricerca non prova che l’attraversamento del Mar Rosso sia avvenuto nel luogo ipotizzato nella ricerca, ma solo che esiste un fenomeno naturale che Dio potrebbe aver usato per separare le acque e permettere a Israele di sfuggire all’esercito egiziano. Anche se Dio avesse usato un fenomeno naturale, si sarebbe comunque trattato di un grande miracolo.

iii. “Un infedele può negare la rivelazione in toto, e da lui non ci aspettiamo nulla di meglio; ma ascoltare chi professa di credere che si tratti di una rivelazione divina sforzarsi di dimostrare che il passaggio del Mar Rosso non aveva nulla di miracoloso, è davvero intollerabile. Chi interpreta in questo modo ha bisogno di un miracolo per essere credibile. Povera infedeltà, quanto sono miserabili e spregevoli i tuoi tentativi!”. (Clarke)

c. Le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra: Salmo 77:16-20 fornisce maggiori dettagli nella descrizione del corso degli eventi durante la traversata del Mar Rosso. Descrive poeticamente come piovve, tuonò e caddero fulmini durante la traversata del Mar Rosso.

4. (23-28) Dio mette in difficoltà l’esercito egiziano, che viene annegato.

E gli Egiziani li inseguirono; e tutti i cavalli del Faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono dietro a loro in mezzo al mare. Verso la vigilia del mattino avvenne che l’Eterno guardò sull’accampamento degli Egiziani dalla colonna di fuoco e dalla nuvola, e lo mise in rotta. Egli fece staccare le ruote dei loro carri e rese la loro avanzata difficile. Così gli Egiziani dissero: «Fuggiamo davanti a Israele, perché l’Eterno combatte per loro contro gli Egiziani». Quindi l’Eterno disse a Mosè: «Stendi la tua mano sul mare, perché le acque ritornino sugli Egiziani, sui loro carri e sui loro cavalieri». Mosè allora stese la sua mano sul mare; così sul far del mattino, il mare ritornò al suo posto consueto; gli Egiziani fuggirono di fronte ad esso; e l’Eterno travolse gli Egiziani in mezzo al mare. Le acque tornarono e coprirono i carri, i cavalieri e tutto l’esercito del Faraone che erano entrati nel mare per inseguire gli Israeliti; e non ne scampò neppure uno di loro.

a. Egli fece staccare le ruote dei loro carri: Dio era miracolosamente all’opera dalla parte d’Israele contro gli Egiziani. Mise in rotta l’esercito egiziano finché Israele non avesse attraversato il Mar Rosso. Solo allora permise all’armata nemica di continuare l’inseguimento attraverso il mare aperto.

b. E l’Eterno travolse gli Egiziani in mezzo al mare: Sebbene alcuni considerino anche questa solo un’antica leggenda, le ricerche moderne dimostrano ancora una volta che è del tutto possibile.

i. Thomas H. Maugh continua nel suo articolo sul Los Angeles Times: “Un brusco cambiamento del vento avrebbe permesso alle acque di tornare a precipitare nell’area in pochi istanti, un fenomeno che secondo la Bibbia avrebbe inondato gli inseguitori degli Israeliti”.

c. Stendi la tua mano sul mare, perché le acque ritornino sugli Egiziani: Dio disse a Mosè di fare qualcosa, di muovere la mano rivolto verso il mare in movimento. Sappiamo che non fu la forza della mano di Mosè a trattenere il mare o a permettere a questo di abbattersi sull’esercito egiziano. Era la potenza di Dio all’opera.

i. Anche se Dio avrebbe potuto compiere altrettanto facilmente lo stesso miracolo senza la collaborazione di Mosè, Dio spesso si serve delle persone affinché prendano parte alle Sue opere miracolose. Possiamo dire che ci sono ancora molte opere miracolose che Dio deve compiere perché nessuna persona si è fatta avanti per essere colei che stenderà la mano.

ii. Inoltre, in questo modo Dio rivendicò Mosè. In precedenza, Israele lo aveva accusato di avere motivazioni meschine e uno stato d’animo malvagio (Esodo 14:10-12). Operando attraverso Mosè, Dio dimostrò all’intera nazione che era stato Lui a sceglierlo come loro leader.

d. Non ne scampò neppure uno di loro: La liberazione presso il Mar Rosso divenne un punto di svolta nella storia di Israele. A quel punto, davanti a loro si prospettavano molto problemi, ma il faraone e gli Egiziani non erano uno di questi.

5. (29-31) Sintesi: un altro atto di redenzione a favore di Israele.

Ma i figli d’Israele camminarono all’asciutto in mezzo al mare, e le acque furono per loro come un muro, alla loro destra e alla loro sinistra. Così, in quel giorno, l’Eterno salvò Israele dalla mano degli Egiziani, e Israele vide sul lido del mare gli Egiziani morti. Israele vide la grande potenza che l’Eterno aveva mostrato contro gli Egiziani, e il popolo temette l’Eterno e credette nell’Eterno e in Mosè suo servo.

a. Israele vide sul lido del mare gli Egiziani morti: Ciò costituiva per Israele la conferma che la loro liberazione dall’Egitto era reale e completa. Un popolo oppresso è lento a credere di essere libero quando i suoi tiranni sono ancora in vita. Dio voleva che Israele realizzasse che i suoi oppressori erano morti.

i. “Si tratta di un tocco molto visivo, di un resoconto di un testimone oculare. I soldati egiziani annegati rappresentano un vecchio stile di vita in schiavitù, ora svanito per sempre. In qualche modo, la vista di quei cadaveri era il segno concreto che la salvezza e una nuova vita per Israele erano ormai assicurate.” (Cole)

ii. Questo principio si applica alle lotte quotidiane della vita. “Anche se il peso della tua prova è quasi insopportabile, un giorno vedrai il tuo egiziano morto.” (Meyer)

iii. Questo principio si applica anche alla nostra vittoria finale. “Ma al sorgere del mattino dell’eternità, si sveglieranno con canti di gioia per vedere la morte e la tomba e tutti i mali che temevano, come Egiziani, sparsi sulle rive del mare di vetro.” (Meyer)

iv. Clarke ipotizza che gli Israeliti abbiano saccheggiato i soldati egiziani morti, ottenendo così le armi che avrebbero poi usato nelle battaglie contro gli Amalekiti, gli Amorei e altri.

b. Così, in quel giorno, l’Eterno salvò Israele dalla mano degli Egiziani: Dio liberò Israele in circostanze apparentemente impossibili, dimostrando la Sua fedeltà a tutto il Suo popolo.

i. Spurgeon raccontò la storia di un’anziana donna pia che, sul letto di morte, dichiarò che Gesù non l’avrebbe mai abbandonata, perché Egli lo aveva promesso. Qualcuno le chiese: “Ma se non mantenesse la Sua promessa e tu andassi in perdizione?”. Lei rispose: “Allora sarebbe Lui a perdere più di me. È vero che io perderei la mia anima, ma Dio perderebbe tutto il Suo onore e la Sua gloria se non rimanesse fedele”. Il motivo che spinge Dio a liberarci non è solo il Suo amore per noi, ma anche il desiderio di custodire la Sua gloria e il Suo onore.

ii. “Fratelli, se abbiamo confidato in Dio e siamo usciti dall’Egitto del mondo per grazia Sua, lasciandoci alle spalle ogni peccato, se fossimo lasciati morire nel deserto, il Signore Gesù Cristo perderebbe la Sua gloria di Salvatore, il Padre divino perderebbe la Sua fama di fedeltà immutabile e lo Spirito Santo perderebbe il Suo onore di perseverare nel portare a termine ogni opera che intraprende.” (Spurgeon)

c. Il popolo temette l’Eterno e credette nell’Eterno e in Mosè suo servo: Questo era proprio il risultato voluto da Dio. Purtroppo, Israele non mantenne un atteggiamento di rispetto e di fede verso il Signore. Probabilmente si trattò più di una questione di sentimenti che di vera fede, perché abbandonarono rapidamente il loro rispetto per il Signore e per Mosè.

i. Si può dire che la liberazione della Pasqua e il miracolo del Mar Rosso vanno di pari passo. Se non fosse stato per la vittoria ottenuta al Mar Rosso, la redenzione avvenuta in occasione della Pasqua non avrebbe significato nulla. Eppure, non sarebbero mai arrivati al Mar Rosso senza il miracolo della redenzione di Dio il giorno di Pasqua. Allo stesso modo, la redenzione della croce non avrebbe alcun significato senza il miracolo della risurrezione. Le due opere di liberazione devono andare di pari passo.

ii. “La nuova nazione camminò attraverso una minaccia di morte verso una nuova vita, nella consapevolezza della presenza e della potenza di Jehovah da cui non poteva sfuggire.” (Morgan)

©1996–presente Il Commentario Biblico Enduring Word di David Guzik

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