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Esodo 21 – Leggi Rivolte ai Giudici

A. Leggi relative alla schiavitù.

1. (1) Queste sono le leggi.

«Ora queste sono le leggi che tu porrai davanti a loro:

a. Ora queste sono le leggi: I capitoli dal 21 al 23 di Esodo contengono molte leggi su un’ampia gamma di argomenti, tra cui:

· Legge sul lavoro riguardante il trattamento dei servi.

· Omicidio, omicidio colposo e aggressione violenta.

· Responsabilità per i propri animali e per gli animali altrui.

· Furto, responsabilità e restituzione.

· Stupro, dote e valore della verginità femminile.

· Idolatria e stregoneria.

· Trattamento delle persone svantaggiate della società.

· Prestito di denaro e di beni.

· Giustizia e uguaglianza di fronte alla legge.

i. “Le diverse regolamentazioni sono degne di nota sia per la loro giustizia e prudenza che per la loro umanità. Il loro scopo è quello di mostrare il valore della vita umana e la necessità di avere pace e comprensione in ogni vicinato; inoltre, possiedono quella qualità che dovrebbe essere l’obiettivo di tutte le leggi buone e sane: la prevenzione dei crimini.” (Adam Clarke)

b. Che tu porrai davanti a loro: L’ampio contenuto di queste leggi dimostra che Dio le ha date sia per le leggi in sé, sia per i principi e i precedenti che esse avrebbero stabilito per i giudici nominati da Mosè.

i. “Queste ‘leggi’ o, meglio, ‘sentenze’ (mispatim), sono date come precedenti per guidare i magistrati civili di Israele nei casi di controversia civile.” (Kaiser)

2. (2-4) La legge generale sugli schiavi ebrei (servi a contratto).

Se compri uno schiavo ebreo, egli ti servirà per sei anni; ma il settimo se ne andrà libero, senza pagare nulla. Se è venuto solo, se ne andrà solo; se aveva moglie, la moglie se ne andrà con lui. Se il suo padrone gli dà moglie e questa gli partorisce figli e figlie, la moglie e i figli di lei saranno del padrone, ed egli se ne andrà solo.

a. Se compri uno schiavo ebreo: Nell’antico Israele, come in tutto il mondo dell’epoca, c’erano persone che lavoravano per altri secondo il principio della servitù. Si trattava essenzialmente di schiavi, anche se non necessariamente nel senso brutale e degradato che la maggior parte delle persone pensa della schiavitù.

i. Sebbene alcuni ritengano la Bibbia responsabile dell’istituzione della schiavitù, è vero il contrario: la schiavitù esisteva molto prima di Israele o di Mosè. La Bibbia è responsabile dell’eliminazione della schiavitù, non della sua istituzione.

ii. “Mosè non istituì la schiavitù in nessuna forma; le leggi che la riguardavano furono emanate allo scopo di reprimerla, di confinarla entro limiti molto ristretti e, infine, di porvi fine.” (Spurgeon)

iii. “La Torah accetta la schiavitù come una parte inevitabile della società antica, proprio come Paolo, ma il nuovo approccio umanitario sarà alla fine la campana a morto della schiavitù… In ogni caso, la schiavitù in Israele era rurale, domestica e su piccola scala.” (Cole)

iv. Le prime parole di questa sezione della legge nel libro dell’Esodo mostrano che Dio voleva che Israele rispettasse i diritti e la dignità dei servi. “Le prime parole di Dio dal Sinai avevano dichiarato che era Lui Jehovah, colui che li aveva fatti uscire dalla schiavitù. E in questo codice straordinario, i primi diritti che vengono trattati sono proprio quelli dello schiavo.” (Chadwick)

b. Uno schiavo ebreo: Esistevano quattro modi fondamentali in cui un ebreo poteva diventare schiavo di un altro ebreo.

· In condizioni di estrema povertà, si poteva vendere la propria libertà (Levitico 25:39).

· Un padre poteva vendere una figlia come serva in una casa con l’intenzione di farla diventare parte di quella famiglia attraverso il matrimonio (Esodo 21:7).

· In caso di bancarotta, un uomo poteva diventare servo dei suoi creditori (2 Re 4:1).

· Se un ladro non aveva nulla con cui pagare un’adeguata restituzione (Esodo 22:3-4).

i. I concetti di sequestro della persona e di servitù a vita, che molti hanno della schiavitù, non trovano alcun riscontro nella pratica della schiavitù dell’Antico Testamento. Normalmente la schiavitù era:

· Scelta o concordata reciprocamente.

· Di durata limitata.

· Estremamente regolamentata.

c. Egli ti servirà per sei anni; ma il settimo se ne andrà libero, senza pagare nulla: In ognuno dei quattro casi citati, la servitù non era mai destinata a durare per tutta la vita. Il servo ebreo lavorava per sei anni e poi tornava libero.

i. “Si trattava, più propriamente, di un ‘lavoratore a contratto’, vincolato per sei anni.” (Cole)

ii. “La servitù poteva estendersi, al massimo, solo a sei anni; inoltre, era quasi uguale ad alcuni casi di apprendistato esistenti oggi.” (Clarke)

iii. G. Campbell Morgan, dopo aver esaminato le leggi sulla schiavitù, scrisse: “Un’attenta considerazione di esse mostrerà che hanno abolito la schiavitù, sostituendola con il lavoro a contratto”.

iv. “D’ora in poi la condizione degli schiavi nel popolo ebraico si sarebbe distinta nettamente dalla schiavitù esistente tra gli altri popoli. Segnò l’inizio di un grande movimento di riforma morale.” (Morgan)

d. Se è venuto solo, se ne andrà solo; se aveva moglie, la moglie se ne andrà con lui: Alla fine dei sei anni, il servo usciva con quello con cui era entrato. Se il padrone forniva una moglie (e quindi dei figli), la moglie e i figli dovevano rimanere con il padrone finché non avessero adempiuto ai loro obblighi o non fossero stati riscattati.

i. Solo: “Letteralmente ‘con la schiena’, cioè ‘a schiena nuda e niente più’. La frase è vivida e singolare, ma il significato è chiaro. Questa disposizione può sembrarci difficile, ma la moglie era presumibilmente una schiava perpetua e, quindi, una proprietà del padrone.” (Cole)

3. (5-6) Gli schiavi che scelgono di rimanere tali per tutta la vita.

Ma se lo schiavo apertamente dice: “Io amo il mio padrone, mia moglie e i miei figli, e non voglio andarmene libero”, allora il suo padrone lo farà avvicinare a DIO e lo farà accostare alla porta o allo stipite; quindi, il suo padrone gli forerà l’orecchio con un punteruolo; ed egli lo servirà per sempre.

a. Ma se lo schiavo apertamente dice: “Io amo il mio padrone”: Se, dopo i sei anni di servizio, un servo desiderava impegnarsi per tutta la vita con il suo padrone – alla luce della bontà del padrone e delle sue benedizioni per il servo – poteva, attraverso questa cerimonia, rimanere al servizio del suo padrone per tutta la vita.

i. Questo impegno non era motivato da debiti o obblighi, ma solo dall’amore per il padrone e per le cose buone che il padrone aveva messo a disposizione del servo.

b. Il suo padrone lo farà avvicinare a DIO: (comparire davanti a’ giudici, Diodati); descrive la cerimonia pubblica e ufficiale per il riconoscimento di uno schiavo volontario, che aveva adempiuto ai suoi obblighi ma che voleva ancora servire il suo padrone per amore.

i. “I ‘giudici’ convertivano la status dello schiavo da temporaneo a permanente con una cerimonia svolta presso stipite della casa del padrone.” (Kaiser)

c. Il suo padrone gli forerà l’orecchio con un punteruolo: Durante la cerimonia, l’orecchio del servo veniva forato – aperto – con un punteruolo in presenza di testimoni, ed egli lo servirà per sempre.

i. Pensare che questa cerimonia venisse eseguita è una cosa straordinaria. Un servo diceva: “So di aver adempiuto ai miei obblighi verso il mio padrone e di aver ripagato ciò che dovevo. Tuttavia, amo il mio padrone e sono così grato per ciò che mi ha dato che mi vincolerò volentieri per tutta la vita, non per debito o vergogna o sconfitta, ma per amore”.

ii. Il Salmo 40:6 parla poi di questa cerimonia che si svolge tra il Padre e il Figlio, dove il salmista, parlando profeticamente del Messia, dice: Tu non prendi piacere né in sacrificio né in offerta; mi hai forato le orecchie. Gesù si era fatto servo del Padre volontariamente (Filippesi 2:7).

iii. “Quel punteruolo rappresenta il chiodo che ha inchiodato Cristo alla croce, e dobbiamo aspettarci di trovarlo in ogni vero atto di consacrazione.” (Meyer)

d. Egli lo servirà per sempre: Gesù ci ha dato il diritto di essere chiamati amici invece che servi (Giovanni 15:15). Eppure, gli scrittori del Nuovo Testamento trovavano grande vanto nell’essere considerati nient’altro che servi di Gesù (Romani 1:1, Giacomo 1:1, 2 Pietro 1:1, Giuda 1:1).

i. I pagani avevano l’abitudine di marchiare lo schiavo con il nome o il simbolo del padrone. Paolo parla di sé come di uno schiavo di questo tipo in Galati 6:17: Del resto nessuno mi dia molestia, perché io porto nel mio corpo il contrassegno del Signore Gesù. Paolo era uno schiavo a vita di Gesù.

ii. È un’immagine del servizio del peccatore al peccato; si arriva a un punto in cui il peccatore, così pieno di amore per il suo peccato, sigilla il suo cuore al peccato come suo padrone.

iii. È un’immagine del nostro servizio a Gesù.

· Abbiamo la facoltà di liberarci, se lo vogliamo.

· Dobbiamo essere disposti ad accettare le conseguenze del servizio scelto.

· Dobbiamo essere motivati dall’amore per il nostro Padrone.

4. (7-11) I diritti delle serve.

Se uno vende la propria figlia per essere serva, ella non se ne andrà come se ne vanno gli schiavi. Se ella non piace al suo padrone, che se l’era presa per sé, egli la lascerà riscattare; ma non avrà il diritto di venderla a gente straniera, perché sarebbe un trattarla con inganno. E se la dà in sposa a suo figlio, la tratterà in base al diritto delle figlie. Se prende un’altra moglie, egli non diminuirà il suo cibo, il suo vestiario e la sua coabitazione. Se non fa per lei queste tre cose, ella se ne andrà per niente, senza pagamento di prezzo.

a. Se uno vende la propria figlia per essere serva: La vicenda qui illustrata sembra descrivere la vendita di una giovane donna data come schiava a una famiglia con l’intenzione di farla sposare. Ecco perché il testo precisa: che se l’era presa per sé (a cui il padre l’avrà sposata, Diodati).

i. “Fa riferimento a una ragazza che viene venduta dal padre, non in schiavitù, ma in matrimonio.” (Kaiser)

ii. “Probabilmente l’origine dell’usanza era la stessa in entrambi i casi: evitare di pagare un prezzo più alto per la sposa in età avanzata e allevare la futura nuora all’interno della famiglia, assicurandosi che si ‘adattasse’. Un simile atteggiamento nei confronti degli schiavi abolisce la schiavitù, salvo che nel nome.” (Cole)

iii. Nelle società antiche (e talvolta anche tra gli Ebrei), un bambino poteva essere venduto come schiavo a fronte di un debito o, soprattutto nel caso di una serva, in un accordo di dote per estinguere il dovuto. Tali accordi erano più simili a quelli che noi associamo alla servitù a contratto che alla schiavitù. Tuttavia, non sono queste le circostanze che riguardano questa particolare legge.

b. Egli la lascerà riscattare: Se il padrone non la sposava o decideva di non darla al figlio, il padrone era comunque obbligato a rispettare i suoi diritti secondo la legge di Dio. Doveva trattarla bene e darle la possibilità di sottrarsi all’obbligo della servitù.

i. “Se i termini del matrimonio non vengono rispettati, ciò è da considerarsi una violazione del contratto e l’acquirente deve permettere alla ragazza di essere riscattata.” (Kaiser)

ii. Non avrà il diritto di venderla a gente straniera: “Anche se si è stancato di lei, non può venderla a un altro padrone: sarebbe una violazione degli obblighi matrimoniali nei suoi confronti.” (Cole)

c. Egli non diminuirà il suo cibo, il suo vestiario e la sua coabitazione: Se il matrimonio della ragazza accolta in casa non si fosse concretizzato, ella non avrebbe dovuta essere trattata male. Non doveva essere privata delle comodità della casa, ma doveva essere trattata in base al diritto delle figlie: trattata come una figlia, non come una schiava.

i. “La parola tradotta cibo dovrebbe forse essere resa ‘carne’: significa, dicono i commentatori, la giusta quota di privilegi della moglie, non il semplice sussidio di sussistenza che avrebbe ricevuto qualsiasi schiavo.” (Cole)

d. Ella se ne andrà per niente, senza pagamento di prezzo: Se la famiglia veniva meno ai propri obblighi nei confronti della ragazza accolta in casa in previsione di un futuro matrimonio, le veniva concessa la libertà. Queste norme davano notevole protezione agli svantaggiati.

i. La ragazza in tali circostanze – fuori dalla casa natale e libera dai suoi genitori biologici – non aveva un protettore naturale in quella società. Dio ordinò ai giudici d’Israele di fare loro da protettori per lei.

ii. Pertanto, “il diritto di un genitore di vendere la propria figlia fu attentamente tutelato contro gli abusi.” (Thomas)

B. Leggi relative alla violenza e alla disabilità.

1. (12-14) Pena adeguata sia per l’omicidio che per l’omicidio colposo.

Chi percuote un uomo che, a motivo di questo, muore, sarà messo a morte. Se però non gli ha teso alcun agguato, ma DIO glielo ha fatto cadere in mano, io ti assegnerò un luogo dove egli possa rifugiarsi. Se uno agisce con premeditazione contro il suo prossimo per ucciderlo con inganno, tu lo strapperai anche dal mio altare, per farlo morire.

a. Chi percuote un uomo che, a motivo di questo, muore, sarà messo a morte: Il principio della pena capitale risale a Genesi 9:6: Chiunque spargerà il sangue di un uomo, il suo sangue sarà sparso per mezzo di un uomo, perché DIO ha fatto l’uomo a sua immagine. Il diritto dello Stato di usare la spada dell’esecuzione è affermato anche nel Nuovo Testamento (Romani 13:3-4).

b. Se però non gli ha teso alcun agguato […] Se uno agisce con premeditazione: Dio disse ai giudici d’Israele di cercare prove di premeditazione e inganno. Dio non metteva sullo stesso piano gli incidenti, i crimini passionali o la negligenza con i crimini di premeditazione e inganno.

c. Tu lo strapperai anche dal mio altare, per farlo morire: Per Dio è così importante il principio della punizione degli assassini che negò loro un rifugio presso il Suo altare. Secondo un’usanza quasi universale nel mondo antico, un altare religioso era un luogo di rifugio contro la giustizia o la vendetta. Un uomo accusato avrebbe potuto trovare sicurezza se fosse riuscito a fuggire verso un altare prima di essere arrestato.

i. “Il supplice si aggrappava alle ‘corna’ sporgenti dell’altare (1 Re 2:28). Tale gesto equivaleva a dedicarsi a YHWH, come qualsiasi sacrificio animale legato con corde ai corni dell’altare.” (Cole)

ii. Eppure, Dio disse ai giudici d’Israele che non ci doveva essere alcuna pietà nel condannare i colpevoli dei peggiori omicidi, quelli che potremmo chiamare omicidi di primo grado. Dio disse: “Lo strapperai anche dal mio altare, per farlo morire”. L’assassino non doveva trovare protezione in una fede fraintesa e mal applicata.

iii. Dio disse anche che gli assassini impuniti contaminavano il paese: Non accetterete alcun prezzo di riscatto per la vita di un omicida che è condannato a morte, perché dovrà essere messo a morte […] Non contaminerete il paese dove siete, perché il sangue contamina il paese; e non si può fare alcuna espiazione per il paese, per il sangue che in esso è stato versato se non mediante il sangue di chi l’ha versato. Non contaminerete dunque il paese che abitate, e in mezzo al quale io dimoro, poiché io sono l’Eterno che dimoro in mezzo ai figli d’Israele. (Numeri 35:31, 31-34)

iv. Il principio secondo cui gli omicidi impuniti contaminano un paese è un pensiero che fa riflettere e umilia gli americani, dove tanti vengono uccisi e pochi sono assicurati alla giustizia per questi omicidi.

d. Io ti assegnerò un luogo dove egli possa rifugiarsi: In seguito (in Numeri 35 e Giosuè 20) Dio comandò e Israele creò delle città di rifugio (un luogo dove egli possa rifugiarsi). Si trattava di città selezionate e preparate dove, in caso di omicidio colposo, si poteva fuggire ed essere protetti fino a quando il proprio caso non fosse stato adeguatamente esaminato.

i. “Fin dai tempi più antichi, il parente più prossimo aveva il diritto di vendicare l’omicidio del suo congiunto e, poiché questo diritto era universalmente riconosciuto, non fu mai emanata alcuna legge in merito; tuttavia, poiché si poteva abusare di questo diritto e poiché una persona che ne avesse ucciso accidentalmente un’altra, senza aver avuto alcuna cattiveria nei suoi confronti, poteva essere messa a morte dal vendicatore del sangue, come veniva chiamato il parente più prossimo, Dio predispose delle città di rifugio in cui l’uccisore accidentale poteva fuggire fino a quando la questione non fosse stata esaminata e risolta dal magistrato civile.” (Clarke)

ii. L’accurata distinzione tra i gradi di colpa e di punizione dell’omicidio e le tutele per chi è colpevole di omicidio colposo rispetto all’omicidio volontario mostrano la raffinatezza e la sensibilità per la giustizia dei principi dati ai giudici israeliti.

2. (15-17) Leggi relative all’omicidio di un genitore.

Chi percuote suo padre o sua madre sarà messo a morte. Chi rapisce un uomo e lo vende, o è trovato nelle sue mani, sarà messo a morte. Chi maledice suo padre o sua madre sarà messo a morte.

a. Chi percuote suo padre o sua madre: Percuote va considerato nel contesto di Esodo 21:12, che dice: Chi percuote un uomo che, a motivo di questo, muore. Un figlio che uccideva o tentava di uccidere un genitore doveva essere giustiziato.

b. Chi rapisce un uomo e lo vende, o è trovato nelle sue mani, sarà messo a morte: Anche il rapimento era considerato un crimine reo di morte. Agli occhi di Dio, ridurre illegalmente in schiavitù un uomo non era tanto diverso da ucciderlo.

i. “Il rapimento a scopo di schiavitù era comune nel mondo antico” (Cole), e qui è chiaramente proibito.

ii. Questa è una differenza sottile ma importante tra la schiavitù come era (ed è) comunemente praticata e la schiavitù così come è regolata nella Bibbia. La maggior parte della schiavitù (antica e moderna) era in realtà una forma di sequestro – la cattura e l’imprigionamento di una persona contro la sua volontà. Come regolamentato nella Bibbia (e come praticato in alcune altre culture antiche), la schiavitù veniva accettata volontariamente (di solito come pagamento di un debito) o, in caso di guerra, era un’alternativa alla morte. Nell’antico Israele, le altre culture non venivano rapite e ridotte in schiavitù (come invece avveniva nella tratta degli schiavi africani).

iii. Il contesto e la collocazione di questa legge sono significativi. “Il rapimento non è un reato contro la proprietà, poiché nessun reato contro la proprietà prevede la pena capitale, e questa legge non è elencata tra le leggi sulla proprietà. Si tratta invece del furto di un essere umano.” (Kaiser)

iv. O è trovato nelle sue mani “dovrebbe essere tradotto ‘e viene sorpreso con il denaro in mano’. Ai giorni nostri è ancora difficile spiegare al dipartimento delle imposte sul reddito la presenza di saldi bancari inaspettatamente elevati.” (Cole)

c. Chi maledice suo padre o sua madre sarà messo a morte: Lo scenario era quello di un figlio adulto che minacciava il proprio genitore. Nonostante la severità di questa legge, essa preservava una base fondamentale per la società civile: il rispetto tra le generazioni.

i. La maledizione è un concetto più simile a quello che noi consideriamo una minaccia di morte. “Poiché maledire significava volere e pregare con tutto il cuore la rovina dell’altro, rappresentava l’atteggiamento da cui scaturivano atti come colpire o uccidere.” (Cole)

ii. La Legge di Mosè prevedeva anche una tutela dei diritti del figlio, secondo Deuteronomio 21:18-21. In questo passo si afferma che il genitore non aveva il diritto di attuare questa punizione, ma era tenuto a portare il figlio accusato davanti agli anziani e ai giudici della città. Ciò significa che il genitore – contro ogni usanza del tempo – non aveva il potere assoluto di vita o di morte sui propri figli. In pratica, i giudici di Israele raramente, se non mai, amministrarono la pena di morte in questi casi, anche se il figlio era ritenuto responsabile.

iii. Tuttavia, la legge che scoraggia il conflitto tra generazioni è importante. Ogni generazione più anziana, invecchiando, è in balia di quelle più giovani. Se si permette alla generazione più giovane di portare avanti una guerra aperta contro quella più anziana, le fondamenta stesse della società vengono scosse, come si evince dal quarto comandamento. Alcune leggi moderne – tra cui quelle in fase di sviluppo sull’eutanasia – possono portare al facile assassinio della generazione più anziana da parte di quella più giovane.

3. (18-19) Risarcimento per i danni alla persona.

Se due uomini vengono a una lite e uno percuote l’altro con una pietra o col pugno e quello non muore ma deve mettersi a letto, se poi si rialza e cammina fuori appoggiato al suo bastone, chi lo ha colpito sarà assolto; lo indennizzerà soltanto del tempo perduto e lo farà curare fino a guarigione compiuta.

a. Se due uomini vengono a una lite e uno percuote l’altro: Se, a causa di un conflitto, un uomo non è in grado di lavorare (deve mettersi a letto) a causa di una ferita ricevuta per mano di un altro, colui che lo ha ferito deve pagare un risarcimento all’uomo e alla sua famiglia.

i. Queste leggi sul risarcimento dei danni alla persona hanno dei paralleli nel Codice di Hammurabi e nelle leggi ittite.

b. Se poi si rialza e cammina fuori appoggiato al suo bastone: Tuttavia, se l’uomo riusciva a guarire dalla lesione, la parte colpevole era tenuta a pagare solo le spese mediche e il tempo perso.

c. E lo farà curare fino a guarigione compiuta: Nonostante l’abuso di questi principi da parte degli avidi dei giorni nostri, tali principi sono ancora validi.

4. (20-21) Percosse nei confronti di un servo e sua morte.

Se uno percuote il suo schiavo e la sua schiava col bastone, ed egli o essa gli muore fra le mani, il padrone sarà punito; ma se sopravvive un giorno o due, non sarà punito, perché è di sua proprietà.

a. Ed egli o essa gli muore fra le mani, il padrone sarà punito: Da questo si evince che nell’antico Israele i servi potevano essere uccisi. In molte altre culture, il padrone era ritenuto esente da colpe se uccideva un servo, perché il servo non era considerato una persona.

i. “Il grande passo avanti rispetto al pensiero antico è che lo schiavo viene qui considerato come una persona.” (Cole)

b. Ma se sopravvive un giorno o due, non sarà punito: Tuttavia, il padrone non veniva punito se il servo non moriva immediatamente. Forse questo serviva a determinare l’intenzione, ritenendo che, se il servo viveva per diversi giorni, era un’indicazione che il padrone non aveva avuto l’intenzione di ucciderlo.

i. L’idea era che, se la vittima non moriva immediatamente, era la prova che era stata colpita con l’intento di disciplinare e non di uccidere. Inoltre, se lo schiavo moriva a causa di questo attacco non intenzionale, si riteneva che la perdita della proprietà fosse una sanzione sufficiente per il padrone.

ii. Adam Clarke ha notato che questo riflette un principio generale della Legge di Mosè: c’era grande attenzione per i diritti dell’accusato. “E tutte le leggi penali dovevano essere interpretate nel modo più favorevole possibile all’imputato.” (Clarke)

iii. “Lo scopo di questa legge non era quello di mettere lo schiavo alla mercé del padrone, ma di limitare il potere del padrone su di lui.” (Kaiser)

c. Il padrone sarà punito […] è di sua proprietà: L’insieme di queste leggi dipinge un quadro della concezione della schiavitù nell’antico Israele. Il servo era una persona (che non poteva essere uccisa), ma era anche considerato una proprietà del padrone, fino a quando non avesse adempiuto ai suoi obblighi.

i. Perché è di sua proprietà: “Letteralmente, ‘perché è il suo denaro’. Il punto non è che gli uomini sono meri oggetti di scambio… ma che il proprietario ha un investimento in questo schiavo che rischia di perdere con la morte… o con l’emancipazione.” (Kaiser)

ii. Questi principi presentano un’analogia spirituale. Spiritualmente parlando, siamo proprietà di chi serviamo. Siamo schiavi di Satana o di Gesù Cristo.

5. (22-25) Legge del taglione.

Se alcuni vengono a lite e percuotono una donna incinta così da farla abortire, ma non ne segue altro danno, il percuotitore sarà multato in base a quanto il marito della donna gli imporrà; egli pagherà l’indennizzo come determineranno i giudici; ma se ne segue danno, darai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, scottatura per scottatura, ferita per ferita, contusione per contusione.

a. Il percuotitore sarà multato in base a quanto il marito della donna gli imporrà: Questo è un esempio di punizione: una donna incinta è stata ferita durante un conflitto e ha partorito prematuramente. La sanzione era prevista solo in caso di danni duraturi.

i. Se non si verificavano danni permanenti, non veniva riconosciuto alcun risarcimento. Forse si trattava di un riconoscimento del fatto che la legge non può affrontare ogni perdita o conseguenza e che solo le conseguenze permanenti sono giustamente risarcite.

b. Ma se ne segue danno: Se ne derivava un danno duraturo – a parte la morte, che era coperta da un’altra legge – c’era una punizione o una restituzione dovuta.

i. “Per l’aggressione accidentale, il colpevole deve comunque pagare un risarcimento, anche se la madre e il bambino sono sopravvissuti… Il compenso sarebbe stato fissato dal marito della donna e approvato da una decisione del tribunale.” (Kaiser)

c. Ma se ne segue danno, darai vita per vita, occhio per occhio: Se il danno era duraturo, il principio occhio per occhio limitava sempre la punizione. Questa legge aveva lo scopo di frenare il naturale desiderio di vendetta dell’uomo, non di autorizzarlo.

i. La nostra tendenza è quella di restituire il torto con un torto maggiore. Tale principio si può applicare alla pratica moderna di gonfiare eccessivamente il risarcimento danni nelle cause legali; questa legge, invece, presenta il principio che solo la perdita stessa deve essere risarcita.

d. Darai vita per vita: Questo principio porta alcuni a chiedersi se, nell’antico Israele, le persone venissero abitualmente uccise per aver causato una morte accidentale o aver commesso omicidio colposo. È importante mettere in relazione il principio vita per vita con Numeri 35:31, che consente un pagamento sostitutivo di riscatto per la perdita della vita che non sia un omicidio volontario e premeditato.

i. Numeri 35:31: Non accetterete alcun prezzo di riscatto per la vita di un omicida che è condannato a morte, perché dovrà essere messo a morte. Questa proibizione indica che era pratica comune accettare denaro per il riscatto di una morte illegittima in altre circostanze.

ii. “Pertanto, concludiamo che l’imputato deve cedere al padre del figlio deceduto o al marito della moglie il valore monetario di ciascuna vita se uno dei due o entrambi sono stati danneggiati.” (Kaiser)

6. (26-27) La legge del taglione per quanto riguarda padroni e servi.

Se uno colpisce l’occhio del suo schiavo o l’occhio della sua schiava e glielo fa perdere, li lascerà andare liberi in compenso dell’occhio perduto. E se fa cadere un dente al suo schiavo o un dente alla sua schiava, li lascerà andare liberi in compenso del dente perduto.

a. Se uno colpisce l’occhio del suo schiavo o l’occhio della sua schiava e glielo fa perdere, li lascerà andare liberi in compenso dell’occhio perduto: Il principio di occhio per occhio veniva applicato diversamente per i servi, i quali, se feriti dal padrone, ricevevano qualcosa di più prezioso di un occhio: la libertà.

i. Queste leggi non cercano di spingere il padrone a sentirsi in un certo modo nei confronti del suo schiavo, ma guidano il comportamento del padrone, incentivandolo a proteggere e onorare il suo schiavo, trattandolo più come un dipendente che come un animale da lavoro.

b. Se fa cadere un dente al suo schiavo o un dente alla sua schiava, li lascerà andare liberi: “Se questo non insegnò loro l’umanità, insegnò loro la prudenza, poiché un colpo avventato avrebbe potuto privarli di ogni diritto ai futuri servigi dello schiavo; tale interesse personale li obbligava a essere cauti e circospetti.” (Clarke)

C. Leggi relative al controllo degli animali e ai danni che questi provocano.

1. (28-32) Stabilire la colpevolezza quando un animale uccide un essere umano.

Se un bue colpisce a morte con le corna un uomo o una donna, il bue dovrà essere lapidato e la sua carne non si mangerà; ma il padrone del bue sarà assolto. Però se il bue era da tempo solito a ferire con le corna e il suo padrone era stato avvertito, ma non l’aveva tenuto rinchiuso, e il bue poi uccide un uomo o una donna, il bue sarà lapidato e il suo padrone sarà pure messo a morte. Se gli è imposto un prezzo di riscatto, egli dovrà dare per il riscatto della propria vita tutto ciò che gli è imposto. Se il bue colpisce un figlio o una figlia, si procederà nei suoi confronti secondo questa stessa legge. Se il bue colpisce uno schiavo o una schiava, il proprietario del bue pagherà al padrone dello schiavo trenta sicli d’argento e il bue sarà lapidato.

a. Il bue dovrà essere lapidato […] ma il padrone del bue sarà assolto: Questa legge illustrava il principio dell’intenzionalità e della negligenza. Il proprietario di un bue che uccideva un uomo non poteva essere ritenuto colpevole se l’animale non aveva precedenti di aggressione verso le persone. Tuttavia, l’animale doveva morire e al proprietario era vietato trarre profitto dall’animale o dalla sua morte (la sua carne non si mangerà). Nessuno doveva trarre profitto o prendere alla leggera anche una morte accidentale.

i. “Questo significa ferite causate da buoi, poiché gli Israeliti non tenevano nessun altro animale in grado di uccidere un uomo: i cavalli erano lussi stranieri.” (Cole)

ii. “Questo serviva a mantenere la giusta avversione per l’omicidio, sia esso commesso da uomini o da animali, e allo stesso tempo puniva l’uomo, per quanto possibile, con la perdita totale della bestia.” (Clarke)

b. Però se il bue era da tempo solito a ferire con le corna […] il bue sarà lapidato e il suo padrone sarà pure messo a morte: Tuttavia, se un proprietario di buoi aveva un bue (o un animale simile) che sapeva essere aggressivo e non riusciva a controllarlo, era colpevole di omicidio e punito come tale.

c. Se gli è imposto un prezzo di riscatto, egli dovrà dare per il riscatto della propria vita: Sembra che, se i parenti in vita dell’uomo morto avessero accettato un risarcimento in denaro al posto della morte del proprietario, si sarebbe trattato di un accordo accettabile.

d. Se il bue colpisce un figlio o una figlia, si procederà nei suoi confronti secondo questa stessa legge: Gli stessi principi venivano applicati in caso di morte di un minore. I minori erano considerati persone con diritti da rispettare al pari degli adulti.

e. Se il bue colpisce uno schiavo o una schiava, il proprietario del bue pagherà al padrone dello schiavo trenta sicli d’argento: Se un servo veniva ucciso in tali circostanze, il prezzo della restituzione era di trenta sicli d’argento, che era considerato il prezzo di uno schiavo.

i. “Anche in Israele, uno schiavo era comunque un uomo: il suo sangue portava con sé la colpa del sangue versato, come quello di qualsiasi altro uomo.” (Cole)

ii. In particolare, questo è lo stesso prezzo a cui Gesù fu venduto quando Giuda lo tradì per trenta sicli d’argento (Matteo 26:15).

2. (33-36) Altre leggi relative ai principi di negligenza e risarcimento.

Se uno apre una fossa, o se uno scava una fossa e non la copre, e un bue o un asino vi cade dentro, il proprietario della fossa pagherà l’indennizzo; egli darà in denaro al padrone il valore della bestia e la bestia morta sarà sua. Se il bue di un uomo colpisce a morte il bue di un altro, si venderà il bue vivo e se ne dividerà il prezzo; e anche il bue morto sarà diviso fra loro. Se poi è noto che quel bue era da tempo solito colpire con le corna, e il suo padrone non l’ha tenuto rinchiuso, questi dovrà pagare bue per bue e la bestia morta sarà sua».

a. Egli darà in denaro al padrone il valore della bestia e la bestia morta sarà sua: Queste leggi comunicano il principio della responsabilità per le conseguenze delle azioni di un individuo nei confronti di un altro. L’esempio fornito riguardava il risarcimento richiesto quando lo scavo di una fossa aveva causato la morte di un animale.

i. Se uno apre una fossa: “Più probabilmente per la conservazione del grano che dell’acqua. Le fosse erano anche usate come trappole per gli animali (2 Samuele 23:20) o prigioni per gli uomini (Genesi 37:24).” (Cole)

b. Se il bue di un uomo colpisce a morte il bue di un altro, si venderà il bue vivo e se ne dividerà il prezzo: Queste leggi richiedevano l’indagine e la valutazione dei giudici, in modo che l’applicazione della legge tenesse conto degli elementi di dolo e negligenza. In un certo senso, si tratta di semplici applicazioni dei principi generali di giustizia ed equità.

i. “Per un contadino israelita in difficoltà, un giusto pagamento per la morte di un bue poteva significare la differenza tra la vita e la morte, o almeno tra la libertà e la schiavitù per debiti.” (Cole)

©1996–presente Il Commentario Biblico Enduring Word di David Guzik

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