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Esodo 33 – Israele verso una Comunione Restaurata

A. Ravvedimento e ristabilimento di Israele.

1. (1-3) Il popolo viene a conoscenza del cuore di Dio nei confronti del suo peccato.

L’Eterno disse a Mosè: «Va’, sali di qui, tu col popolo che hai fatto uscire dal paese d’Egitto, verso il paese che promisi con giuramento ad Abrahamo, a Isacco e a Giacobbe, dicendo: “Io lo darò alla tua discendenza”. Io manderò un Angelo davanti a te e scaccerò i Cananei, gli Amorei, gli Hittei, i Perezei, gli Hivvei e i Gebusei. Sali verso il paese dove scorre latte e miele, poiché io non salirò in mezzo a te, perché sei un popolo di collo duro, e non abbia così a sterminarti per via».

a. Va’, sali di qui […] verso il paese […] lo darò alla tua discendenza: Dopo il peccato del vitello d’oro, Dio non negò ai figli di Israele la terra promessa, ma ciò che aveva promesso loro e ad Abrahamo, Isacco e Giacobbe poteva ancora essere loro.

b. Io manderò un Angelo davanti a te e scaccerò i Cananei: Dopo il peccato del vitello d’oro, Dio non negò a Israele la Sua protezione, ma promise di rimanere con loro (manderò un Angelo) e di combattere per loro una volta entrati nella terra promessa.

i. Isaia 63:9 guarda indietro all’Esodo e dice: In ogni loro afflizione egli fu afflitto, e l’Angelo della sua presenza li salvò. L’Angelo della sua presenza descrive, in Esodo 23:20-23, la presenza di Dio con il Suo popolo, l’angelo che aveva il nome di Dio in Lui. L’angelo che invece troviamo qui, in Esodo 33:2, era un semplice essere angelico, non il Signore.

c. Io non salirò in mezzo a te: Dio però disse che avrebbe negato a Israele la Sua presenza, o almeno il senso di immediatezza della Sua presenza. Era come se Dio avesse detto: “Non vi starò troppo vicino, perché potrei giudicarvi lungo la strada – ma andate avanti e conquistate la terra promessa”.

i. Ciò rappresentava una sfida per Mosè e per l’intera nazione. Dio aveva detto loro che potevano avere la terra promessa, ma che non sarebbe rimasto con loro in modo personale e ravvicinato. Se si fossero accontentati di questo accordo, avrebbero dimostrato di amare solo le benedizioni di Dio e non Dio stesso. Se avessero sfidato Dio – implorando la Sua presenza, non solo le Sue benedizioni – avrebbero mostrato un cuore genuino verso il Signore. Questo fu il primo passo verso la restaurazione spirituale e il risveglio in Israele.

ii. “Ogni altra benedizione non ha valore se Dio non è con voi. Che valore ha Canaan? Che valore hanno il latte e il miele? Che valore ha avere dei beni, se Dio non è con loro? Essi videro che la consapevolezza della presenza di Dio, avere questa comunione e questa compagnia, era infinitamente più importante di tutto il resto.” (Lloyd-Jones)

2. (4-6) Il popolo si ravvede e fa cordoglio.

Quando il popolo udì queste funeste parole, fece cordoglio, e nessuno si mise i propri ornamenti. Infatti l’Eterno aveva detto a Mosè: «Di’ ai figli d’Israele: “Voi siete un popolo dal collo duro; se io salissi per un solo momento in mezzo a te, ti consumerei! Perciò ora togliti i tuoi ornamenti e così saprò ciò che devo fare con te”». Così i figli d’Israele si spogliarono dei loro ornamenti, dalla partenza del monte Horeb in poi.

a. Fece cordoglio, e nessuno si mise i propri ornamenti: Israele rispose nel modo giusto a quelle che per loro erano funeste parole. Fecero cordoglio per la potenziale perdita della presenza di Dio in mezzo a loro, perché avevano a cuore il loro rapporto con il Signore, non solo quello che Egli avrebbe potuto dar loro.

i. “È chiaro che il popolo percepiva la promessa di un angelo che andasse davanti a loro come la diminuzione di un privilegio.” (Morgan)

ii. Si trattava di una questione importante per Israele, perché erano in grado di vedere la presenza del Signore nella nuvola di giorno e nella colonna di fuoco di notte. Se Dio avesse ritirato la Sua presenza, tutti l’avrebbero visto chiaramente.

iii. Il popolo fece cordoglio, perché con l’idolo d’oro non si erano divertiti in modo obbediente e responsabile. Era un bene per loro che fossero rattristati per un po’.

b. Voi siete un popolo dal collo duro: Questa frase viene ripetuta ancora una volta. Non si riferisce solo alla loro testardaggine, ma anche alla loro ostinazione nel resistere a Dio. L’immagine è quella di un bue o di un asino che resiste al contadino irrigidendo il collo.

c. Così i figli d’Israele si spogliarono dei loro ornamenti, dalla partenza del monte Horeb in poi: Il popolo mostrò il suo ravvedimento e il suo cordoglio spogliandosi dei suoi ornamenti. Sapeva che non era il momento di decorare l’esterno, ma che era tempo di ritornare a Dio con tutto il cuore. Questo fu il secondo passo verso la restaurazione spirituale e il risveglio in Israele.

i. “Le persone che hanno a cuore il risveglio, nel vero senso della parola, non sono solo alla ricerca di un po’ di eccitazione, o di interesse, o di un po’ di felicità, o di fenomeni, e la loro mentalità non è: ‘Qualcosa di meraviglioso sta per accadere e ci divertiremo un mondo’. Questa non è affatto la loro idea di risveglio. E se voi, miei cari amici, pensate semplicemente a incontri, entusiasmo e stupore, vuol dire che non avete ancora compreso la questione.” (Lloyd-Jones)

ii. In Esodo 35:22 vediamo che gli ornamenti vennero utilizzati per la costruzione del tabernacolo. “Gli stessi ornamenti che in passato avevano contribuito a creare un idolo d’oro, ora potevano essere dedicati a Dio per l’uso del Suo santuario.” (Cole)

3. (7) Mosè fa della sua tenda la tenda di convegno.

Quindi Mosè prese la tenda e la piantò fuori dell’accampamento, lontano dall’accampamento, e la chiamò la tenda di convegno; chiunque cercava l’Eterno, usciva verso la tenda di convegno, che era fuori dell’accampamento.

a. Mosè prese la tenda e la piantò fuori dell’accampamento, lontano dall’accampamento, e la chiamò la tenda di convegno: Dopo che il cuore di Israele era tornato a Dio e dopo che si erano umiliati spogliandosi dei loro ornamenti, Mosè fece il passo successivo verso il risveglio e il ristabilimento della loro relazione con Dio. Fu lui a dare il via a uno sforzo determinato per cercare Dio, facendo della propria tenda (NKJV) una tenda di convegno.

i. Mentre Mosè si trovava sul Monte Sinai (Esodo 25-28), Dio gli disse di costruire una tenda di convegno. Il tabernacolo non era ancora stato realizzato, ma questo non impedì a Mosè di adottare misure straordinarie per cercare il Signore. Decise di fare della propria tenda una tenda di convegno.

ii. Non si tratta di qualcosa che Mosè organizzò, pianificò o studiò a tavolino. Egli cercava Dio, in modo radicale e spontaneo. Quando Mosè agì in questo modo, Dio toccò il cuore del popolo.

iii. Lontano dall’accampamento: “Nel mondo antico i santuari erano solitamente costruiti a poca distanza dalle città: Israele aveva quindi perso la sua unicità, come la nazione della quale Dio abita nel mezzo.” (Cole)

b. Chiunque cercava l’Eterno, usciva verso la tenda di convegno, che era fuori dell’accampamento: Stabilendo il luogo di culto al di fuori dell’accampamento, Mosè tracciò chiaramente una linea per vedere chi voleva veramente avvicinarsi al Signore.

i. Quando Mosè collocò la tenda di convegno temporanea […] fuori dell’accampamento, significava che tutti coloro che volevano cercare il Signore dovevano in qualche modo separarsi. È lecito supporre che non tutti volessero farlo.

ii. “Quando lo Spirito Santo di Dio inizia a operare dentro di noi, ci sarà questa separazione. Non sarà un’ostentazione, non sarà come l’atteggiamento dei farisei ‘io sono più santo di te’. No, una volta che un uomo comincia a sentire il peso della gloria di Dio e della condizione della chiesa, sente immediatamente la chiamata alla consacrazione, ‘esce’ per così dire.” (Lloyd-Jones)

4. (8-10) La presenza di Dio si manifesta presso la tenda di Mosè.

Quando Mosè usciva per recarsi alla tenda, tutto il popolo si alzava, e ognuno se ne stava ritto all’ingresso della propria tenda e seguiva con lo sguardo Mosè, finché egli fosse entrato nella tenda. Come Mosè entrava nella tenda, la colonna di nuvola scendeva e si fermava all’ingresso della tenda, e l’Eterno parlava con Mosè. Tutto il popolo vedeva la colonna di nuvola ferma all’ingresso della tenda; quindi, tutto il popolo si alzava e ciascuno si prostrava all’ingresso della propria tenda.

a. Quando Mosè usciva per recarsi alla tenda, tutto il popolo si alzava: Il popolo osservava e notava quando Mosè adorava. Quando Mosè adorava, anche loro adoravano. Mosè spingeva il popolo ad avvicinarsi a Dio con il suo esempio.

b. La colonna di nuvola scendeva e si fermava all’ingresso della tenda: La tenda di Mosè non diventò la tenda di convegno solo perché lui le diede questo nome, ma perché Dio venne effettivamente a incontrare Mosè, mostrandosi attraverso la colonna di nuvola.

i. La colonna di nuvola divenne come il vessillo che indica la presenza di reali o di un ammiraglio; allo stesso modo, la colonna di nuvola (che Cole descrive letteralmente come “qualcosa stava in piedi”) indicava la presenza di Dio.

ii. Tutti vedevano la colonna di nuvola arrivare alla tenda di Mosè, per cui sapevano che lì Mosè adorava e si incontrava con Dio. Era di grande conforto per il popolo sapere che il loro capo si incontrava davvero con Dio e Lo ascoltava parlare.

c. E l’Eterno parlava con Mosè: Leggiamo molte volte che Dio parlava con Mosè, ma non sappiamo molto di quello che Dio diceva. Probabilmente c’era molto di più di quello che è riportato in Esodo 33 e probabilmente gran parte di esso serviva per fortificare personalmente Mosè.

d. Tutto il popolo si alzava e ciascuno si prostrava: Questa fu la loro risposta naturale. Qualcosa in Mosè e nel suo rapporto con Dio spinse anche gli altri a voler adorare Dio.

5. (11) Dio parla a Mosè nella sua tenda, il tabernacolo.

Così l’Eterno parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla col proprio amico; poi Mosè tornava all’accampamento. Ma Giosuè, figlio di Nun, suo giovane ministro, non si allontanava dalla tenda.

a. L’Eterno parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla col proprio amico: Numeri 12:8 ne chiarisce il significato. Lì Dio contrapponeva il modo in cui parlava a Mosè a quello in cui parlava agli altri profeti: Mosè sentiva in modo chiaro e limpido, mentre gli altri profeti sentivano in sogni e visioni.

i. È anche possibile che questo significhi che Dio apparisse a Mosè in forma umana, come con Abrahamo in Genesi 18. Più probabilmente, l’espressione faccia a faccia è semplicemente figurata e indica una comunione libera e aperta.

ii. Mosè non aveva visto né poteva vedere il vero volto di Dio Padre nella Sua gloria. Nessuno ha mai visto il volto di Dio; per questo Giovanni scrive: “Nessuno ha mai visto Dio” (1 Giovanni 4:12).

b. Giosuè, figlio di Nun, suo giovane ministro, non si allontanava dalla tenda: Il risveglio personale nella vita di Mosè fu un esempio per l’intera nazione e, soprattutto, per il suo servo Giosuè. Quando Mosè si avvicinava a Dio, si avvicinava anche Giosuè, il quale non si allontanava dalla tenda.

B. Mosè prega e si avvicina a Dio.

1. (12-13) Mosè prega per il popolo.

Poi Mosè disse all’Eterno: «Vedi, tu mi dici: “Fa’ salire questo popolo”. Ma tu non mi hai fatto sapere chi manderai con me. Eppure, hai detto: “Io ti conosco personalmente e hai pure trovato grazia ai miei occhi”. Perciò ora, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, deh, fammi conoscere le tue vie, perché ti conosca e possa trovare grazia ai tuoi occhi. Considera inoltre che questa nazione è tuo popolo».

a. Ma tu non mi hai fatto sapere chi manderai con me: Per Mosè non era sufficiente sapere che lui e Israele sarebbero arrivati alla terra promessa. Secondo lui, la terra promessa non era nulla di speciale senza la presenza speciale del Signore. Dio aveva precedentemente promesso di inviare un angelo con Israele (Esodo 33:2). Mosè insistette con Dio su questo punto, volendo sapere esattamente chi Dio avrebbe mandato.

i. “Mosè si preoccupa ora di ottenere sia la garanzia di quella presenza per il suo popolo, sia il godimento di un’esperienza più ravvicinata di essa per sé stesso.” (Cole)

ii. Si trattava di un avvicinamento audace, quasi scortese, a Dio. Mosè era determinato a far sì che la presenza di Dio con Israele fosse il più vicino possibile. Questo fu il passo successivo verso il risveglio e la restaurazione del rapporto di Israele con Dio.

b. Se ho trovato grazia ai tuoi occhi: Mosè mostrò coraggio nell’avvicinarsi a Dio, un coraggio basato sulla grazia che Dio gli aveva già mostrato. Questo era un buon presupposto per avvicinarsi.

c. Ai tuoi occhi […] le tue vie, perché ti conosca […] grazia ai tuoi occhi […] tuo popolo: Mosè era quasi ossessionato da Dio. Era ancora sulla terra, ma riconduceva tutto a Dio in cielo.

i. Un altro tema forte in questa sezione è il conoscere. In modi diversi, il concetto compare più volte in questi versetti. In termini di relazione, Dio conosceva Israele e Mosè, e Mosè voleva conoscere Dio.

2. (14-17) Dio risponde alla preghiera di Mosè, promettendo la Sua Presenza.

L’Eterno rispose: «La mia presenza andrà con te, e ti darò riposo». Mosè allora gli disse: «Se la tua presenza non viene con me, non farci partire di qui. Come si potrà ora conoscere che io e il tuo popolo abbiamo trovato grazia ai tuoi occhi? Non è forse perché tu vieni con noi? Così noi saremo distinti, io e il tuo popolo, da tutti i popoli che sono sulla faccia della terra». L’Eterno disse a Mosè: «Farò anche questa cosa che hai chiesto, poiché tu hai trovato grazia ai miei occhi e ti conosco personalmente».

a. La mia presenza andrà con te: Anche se Dio sembrava aver esaudito la preghiera di Mosè, Mosè non si dava pace. Continuò a insistere con Dio per ottenere l’affermazione della promessa. Da questo si evince il coraggio con cui Mosè cercò Dio per il bene del suo rapporto con Lui e per il bene della nazione.

i. La mia presenza andrà con te: letteralmente “Il mio volto andrà con te”. Questo ci aiuta a capire cosa significa quando si dice che Mosè si incontrava con Dio faccia a faccia (Esodo 32:11). Parla della “immediata presenza di Dio”.

ii. “Questo vuol dire che il ‘messaggero’ celeste che Dio avrebbe mandato con loro era ‘l’Angelo della Sua presenza’ (Isaia 63:9), cioè la piena manifestazione di Dio, come vediamo in Esodo 23:20.” (Cole)

iii. E ti darò riposo: La presenza di Dio significa riposo e pace nella vita, un dono importante e necessario di Dio a Mosè e a Israele.

b. Se la tua presenza non viene con me, non farci partire: Mosè continuò a parlare con coraggio al Signore. Dio aveva appena promesso la Sua presenza; Mosè rispose avvertendo o mettendo in guardia Dio dalle conseguenze del mancato mantenimento della Sua promessa.

c. Come si potrà ora conoscere che io e il tuo popolo abbiamo trovato grazia ai tuoi occhi? Non è forse perché tu vieni con noi: Mosè sapeva che nulla di ciò che il Signore poteva dare loro li avrebbe resi veramente diversi dalle nazioni. Solo la tangibile presenza del Signore avrebbe fatto la differenza.

i. Mosè voleva per Israele qualcosa che dimostrasse che loro non erano come tutte le altre nazioni, e questo poteva essere solo la presenza unica e potente del loro Dio. La relazione di Israele con Yahweh – un esempio unico di monoteismo etico nel mondo antico – li rendeva diversi da tutti gli altri popoli antichi. La presenza di Dio in mezzo a loro li rendeva diversi. Era importante che Israele lo sapesse ed era altrettanto importante che lo sapessero anche le altre nazioni.

ii. “‘Ora’, disse Mosè a Dio, ‘ti chiedo qualcosa in più, perché mi preme. Noi siamo il tuo popolo. Come faranno tutte le altre nazioni a sapere che siamo davvero il tuo popolo? Ci guardano, ridono di noi, si fanno beffe di noi e ci scherniscono, sono pronti a sopraffarci. Ora, io chiedo qualcosa’, disse Mosè, ‘che renda assolutamente chiaro che non siamo solo una delle nazioni del mondo, ma che siamo il tuo popolo, che siamo separati, unici, interamente appartati’.” (Lloyd-Jones)

d. Farò anche questa cosa che hai chiesto, poiché tu hai trovato grazia ai miei occhi e ti conosco personalmente: Dio onorò l’intercessione audace di Mosè, promettendo di ristabilire la Sua relazione con Israele.

3. (18) Mosè desidera di più.

Allora Mosè disse: «Deh, fammi vedere la tua gloria!».

a. Deh, fammi vedere la tua gloria: Mosè ottenne una risposta affermativa da Dio quando chiese che la presenza speciale di Dio rimanesse con Israele durante il cammino verso la terra promessa (Esodo 33:12-17). Ottenne anche la conferma della promessa da parte di Dio e l’affermazione di una stretta relazione. Tuttavia, non era ancora soddisfatto. Voleva di più nel suo rapporto personale con Dio.

i. Spurgeon pensava che forse Mosè, quando chiedeva questo, fosse un po’ come Pietro sul Monte della Trasfigurazione, quando parlò senza capire bene quello che diceva. Si trattava di una richiesta così audace e coraggiosa che forse era al di là di quanto Mosè potesse realmente sperimentare; tuttavia, Dio si compiacque ugualmente di Mosè e del suo desiderio di conoscere il Signore in modi più grandi e profondi.

ii. Questa fame di Dio – di un’esperienza più profonda con Lui – è il segno di un vero risveglio e di un ristabilimento della relazione. Qualunque cosa Mosè avesse sperimentato con Dio, ora voleva di più. “Quanto più un uomo conosce Dio, tanto più desidera conoscerlo.” (Trapp)

iii. “Magari siamo cristiani da molti anni, ma abbiamo mai desiderato una conoscenza e un’esperienza personale e diretta di Dio? Oh, lo so, preghiamo per le cause, preghiamo per la Chiesa, preghiamo per i missionari, preghiamo per i nostri sforzi organizzativi, sì, ma non è questo che mi interessa. Tutti chiediamo benedizioni personali, ma quanto conosciamo questo desiderio per Dio stesso? Mosè chiese proprio questo: ‘Mostrami la Tua gloria. Portami ancora un passo più vicino’.” (Lloyd-Jones)

b. Fammi vedere la tua gloria: Questa fu una richiesta interessante. Mosè aveva già visto una parte della gloria di Dio (Esodo 16:10, 24:16-17), ma voleva di più. Gli sembrava quasi di non aver visto ancora nulla.

i. “Ora Mosè pregava di poter vedere la kabod, la gloria manifesta (lett. il peso) di YHWH.” (Cole)

ii. “In altre parole, per risveglio non intendiamo che la Chiesa sia benedetta da Dio, consapevole della Sua presenza e messa in grado di compiere la Sua opera. Mosè, in un certo senso, era già consapevole di tutto ciò… Ma Mosè non era soddisfatto. E il risveglio, ripeto, non è la Chiesa benedetta e cosciente della presenza di Dio e resa capace di compiere la Sua opera. Il risveglio va oltre tutto questo.” (Lloyd-Jones)

4. (19-20) Dio dice a Mosè cosa gli mostrerà.

L’Eterno gli rispose: «Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il nome dell’Eterno davanti a te. Farò grazia a chi farò grazia e avrò pietà di chi avrò pietà». Disse ancora: «Tu non puoi vedere la mia faccia, perché nessun uomo mi può vedere e vivere».

a. Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà: Mosè chiese di vedere la gloria di Dio (Esodo 33:18) e Dio promise di mostrargli la Sua bontà. La gloria di Dio risiede nella Sua bontà. Quando Mosè vide la gloria di Dio, per prima cosa capì che Dio era buono. Se non sappiamo che Dio è buono, non sappiamo molto di Lui.

i. Dio non rivelò a Mosè la Sua giustizia, né la Sua potenza, né la Sua ira contro il peccato. Tutti questi sono aspetti autentici della natura di Dio, ma mostrandosi a Mosè Egli manifestò la Sua bontà.

ii. A volte si pensa di dover “bilanciare” Dio, supponendo che ci sia qualcosa come uno Yin e uno Yang nell’universo, nel senso di luce e buio, bene e male, legge e grazia. Ma Dio stesso è “sbilanciato” in questo senso. Egli è interamente buono. Anche la Sua giustizia, la Sua potenza e la Sua ira devono essere intese come aspetti della Sua bontà.

b. Proclamerò il nome dell’Eterno davanti a te: Nel pensiero degli antichi ebrei (e anche di altre culture antiche), il nome rappresentava il carattere e la natura di una persona. Dio promise di rivelare a Mosè il Suo carattere, non un semplice titolo.

i. Lloyd-Jones illustra l’idea di ciò che Dio disse a Mosè: “Mi abbasserò alla tua debolezza. Ti mostrerò qualcosa. Ma, cosa molto più importante, farò in modo che tutta la mia bontà passi davanti a te. Ti darò una visione e una comprensione più profonda di Me, del Mio carattere, di ciò che sono. Questo è ciò che hai veramente bisogno di sapere”.

c. Tu non puoi vedere la mia faccia, perché nessun uomo mi può vedere e vivere: Dio non avrebbe mostrato né avrebbe potuto mostrare il proprio volto a Mosè. Questo ci aiuta a capire cosa si intende in Esodo 33:11, quando dice che l’Eterno parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla col proprio amico.

i. “Ma allo stesso tempo gli assicura che non avrebbe potuto vedere il Suo volto – la pienezza delle Sue perfezioni e la grandezza dei Suoi disegni – e vivere, poiché nessun essere umano potrebbe sopportare, nello stato attuale, questa piena rivelazione. Ma aggiunge: ‘Mi vedrai di spalle’.” (Clarke)

5. (21-23) Dio proteggerà Mosè quando passerà davanti a lui.

Quindi l’Eterno disse: «Ecco un luogo vicino a me; tu starai sulla roccia; e mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una fenditura della roccia e ti coprirò con la mia mano, finché io sia passato; poi ritirerò la mano e mi vedrai di spalle; ma la mia faccia non si può vedere».

a. Ecco un luogo vicino a me; tu starai sulla roccia: Dio stava per rivelarsi a Mosè in modo speciale. Dio preparò l’evento con cura, dando a Mosè un luogo specifico dove stare.

i. In seguito, Elia incontrò Dio probabilmente nello stesso luogo (1 Re 19:8-18).

b. Mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una fenditura della roccia: La gloria di Dio non poteva rimanere di fronte a Mosè, ma doveva passargli davanti. Anche così, Mosè dovette essere protetto dalla mano di Dio e dalla fenditura della roccia quando la gloria di Dio passò davanti a lui.

i. È un’immagine vivida e accattivante: protetti sia dalla mano di Dio che nascosti nella roccia di rifugio che Egli fornisce. Il rifugio nella fenditura della roccia ha dato origine ai versi di Augustus Toplady nel suo famoso inno Rock of Ages (Rocca eterna):

Rocca eterna, rifugio mio; Lascia che io mi nasconda in Te.

ii. Protetto da Dio, Mosè poté sopportare la Sua gloria, che gli passava davanti. Isaia ebbe uno scorcio della gloria di Dio, che lo spinse a fare cordoglio per il proprio peccato e la propria indegnità (Isaia 6). Giovanni sperimentò un po’ della gloria di Dio e cadde ai piedi di Gesù come morto (Apocalisse 1:17). Paolo sperimentò la gloria di Dio sulla Via di Damasco, ma anche nell’esperienza descritta in 2 Corinzi 12. L’esperienza fu talmente straordinaria che riuscì a descriverla a malapena.

iii. Anche altri, oltre i tempi della Bibbia, hanno sperimentato scorci di questa gloria. Lloyd-Jones ne cita alcuni:

· Jonathan Edwards descrisse un momento di preghiera nella foresta, inginocchiato per un’ora che sembrò passare in pochi istanti a causa di una potente sensazione della gloria e della presenza di Dio.

· David Brainerd, un grande missionario dell’epoca coloniale presso i nativi americani, si inginocchiò nella neve e pregò per ore, sudando letteralmente nel corpo nonostante l’aria gelida. Il sudore era una reazione fisica all’intensità dell’esperienza spirituale.

· D.L. Moody chiese a Dio un’esperienza simile e, quando Dio gliela concesse, dovette chiedergli di ritirare la Sua mano, perché si sentiva come se lo stesse uccidendo.

iv. Ciò che molti dicono oggi riguardo alla presenza e alla gloria di Dio sembra davvero insignificante se paragonato a ciò che Mosè e questi altri hanno sperimentato. Non c’è kabod, non c’è peso nella loro esperienza di gloria.

v. Dovremmo anche avere un sincero desiderio di sperimentare Dio in profondità. Paolo disse chiaramente che non possiamo vedere pienamente la gloria di Dio – la vediamo come in un pezzo di metallo lucidato, in modo sfuocato (1 Corinzi 13:12) – ma possiamo vederla in parte. Paolo non disse che non vediamo nulla della gloria di Dio, ma solo che non possiamo vederla o comprenderla pienamente.

c. Ritirerò la mano e mi vedrai di spalle; ma la mia faccia non si può vedere: Mosè poteva vedere solo le spalle di Dio (un termine unico, spesso non utilizzato per indicare la parte anatomica). L’idea è che Mosè potesse vedere solo “la scia” di Dio, non Dio stesso.

i. “La parola… si potrebbe rendere meglio e più precisamente con ‘i postumi’ dello splendore della Sua gloria, che era appena passata.” (Kaiser)

ii. Poole lo descrive così: “Vedrai un’ombra o un’oscura raffigurazione della mia gloria, in base a quanta ne puoi sopportare, non a quanta ne desideri”.

iii. “Queste quattro cose accadono contemporaneamente, ogni volta che Dio si avvicina al Suo popolo: rivelare e nascondere, benedire e proteggere, tutte insieme e nello stesso momento. Non è possibile separare queste cose.” (Lloyd-Jones)

iv. Grazie a queste speciali protezioni, Dio ricompensò il desiderio di Mosè di vedere la Sua gloria il più possibile. Ciò dimostra che Dio ricompensa il cuore che Lo cerca. E per quanto meravigliosa sia stata l’esperienza di Mosè, essa non può essere paragonata alla rivelazione di Dio che ci è stata data in Gesù Cristo.

· E la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, come gloria dell’unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia e di verità. (Giovanni 1:14)

· E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore. (2 Corinzi 3:18)

©1996–presente Il Commentario Biblico Enduring Word di David Guzik

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