Esodo 32 – Il Vitello d’Oro
A. Israele cade nell’idolatria.
1. (1) La richiesta del popolo.
Or il popolo, vedendo che Mosè tardava a scendere dal monte, si radunò intorno ad Aaronne e gli disse: «Orsù, facci un dio che vada davanti a noi, perché quanto a Mosè, l’uomo che ci ha fatto uscire dal paese d’Egitto, non sappiamo che cosa gli sia accaduto».
a. Mosè tardava a scendere dal monte: Il popolo d’Israele ne fu turbato. È vero che Mosè tardava, ma Dio aveva uno scopo meraviglioso per il ritardo di Mosè, che presto sarebbe terminato. Il fatto, però, di non riuscire a vedere il motivo del suo ritardo li fece inciampare.
i. Mosè rimase via per quaranta giorni (Esodo 24:18). Probabilmente al popolo sembrò un periodo molto lungo, ma per Mosè fu breve. Senza dubbio, si trattava di un tempo breve in relazione all’attuazione del piano di Dio per Israele.
ii. Il modo in cui gestiamo i ritardi stabiliti da Dio rivela buona parte della nostra maturità spirituale. Se permettiamo a tali ritardi di farci cadere nel peccato o nella rassegnazione al destino, allora reagiamo male ai ritardi che Dio ha ordinato. Se invece permettiamo a questi periodi di accrescere la nostra perseveranza nel seguire Dio, allora diventano utili.
b. Il popolo […] si radunò intorno ad Aaronne e gli disse: L’impulso a peccare partì dal popolo, non da Aaronne; fu frutto dell’opinione popolare. Questo è un esempio di come la volontà del popolo non sempre rispecchi la volontà di Dio.
i. È un dato di fatto nella società in generale, ma vale anche per il popolo di Dio. Quando si tratta di rappresentare Dio nel mondo e di servire l’umanità, c’è il pericolo di partire da ciò che la gente vuole o da ciò di cui sente di avere bisogno.
c. Orsù, facci un dio che vada davanti a noi: Il popolo voleva un dio che andasse davanti a loro, che lo guidasse nella terra promessa. Pur sapendo che il Signore li aveva condotti fuori dall’Egitto e che il Signore Dio si era rivelato sul Monte Sinai, erano disposti a fidarsi di un dio creato da loro per portare a termine ciò che il Signore aveva iniziato.
i. “Come più tardi Israele vorrà un re umano, anziché l’invisibile re divino (1 Samuele 8:4-8), così ora vuole un dio ‘con un volto’, come tutti gli altri.” (Cole)
ii. Secoli dopo, l’apostolo Paolo affrontò lo stesso errore commesso dai Galati: Siete così insensati che, avendo cominciato nello Spirito, vorreste finire nella carne? (Galati 3:3) È possibile iniziare la vita cristiana confidando in Gesù e poi, in un secondo momento, mettere la propria fiducia in sé stessi o nella propria spiritualità. Seguire i nostri dèi non è un bene per noi, proprio come non lo era per Israele.
d. Non sappiamo che cosa gli sia accaduto: Non sapere fece cadere Israele nel peccato. Frustrato a causa di questa incertezza, il popolo si abbandonò all’idolatria e al peccato.
i. “È probabile che abbiano pensato che Mosè fosse morto nel fuoco, che avevano visto investire la cima del monte su cui era salito.” (Clarke)
ii. “La frase ‘perché quanto a Mosè, l’uomo che ci ha fatto uscire dal paese d’Egitto’ è volutamente espressa con un linguaggio irrispettoso, rivelando così l’atteggiamento del popolo che aveva relegato le opere di Dio a un semplice mortale.” (Kaiser)
2. (2-4) La risposta di Aaronne alla richiesta del popolo.
Aaronne rispose loro: «Staccate gli anelli d’oro che sono agli orecchi delle vostre mogli, dei vostri figli e delle vostre figlie e portatemeli». Così tutto il popolo staccò gli anelli d’oro che avevano ai loro orecchi e li portò ad Aaronne, il quale li prese dalle loro mani e, dopo averlo modellato con il cesello, ne fece un vitello di metallo fuso. Allora essi dissero: «O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!».
a. Staccate gli anelli d’oro […] e portatemeli: Dio aveva detto a Mosè di ricevere un’offerta volontaria al fine di raccogliere i materiali per il tabernacolo (Esodo 25:1-7). Prima che Mosè scendesse dal Monte Sinai e ricevesse l’offerta comandata da Dio, Aaronne raccolse un’offerta d’oro per costruire un idolo.
i. Il popolo rispose in modo generoso: tutto il popolo staccò gli anelli d’oro […] e li portò ad Aaronne. Per natura, le persone si dimostrano generose con ciò che danno ai loro idoli. Noi dovremmo essere ancora più generosi con ciò che diamo al Dio vivente.
ii. “Aaronne ordinò al popolo di ‘togliere’ (paraq, lett. “strappare”; in contrasto con laqah [‘prendere’] in 35:5) i loro ‘orecchini d’oro’.” (Kaiser)
b. Dopo averlo modellato con il cesello: Non si trattava dell’abilità di Betsaleel e Oholiab data loro dallo Spirito, come vediamo in Esodo 31:1-6, ma dell’opera di Aaronne ispirata dal peccato. Lo ideò, fuse l’oro, lo plasmò e lo modellò con cura con uno strumento da incisione, il cesello.
i. Un vitello di metallo fuso: “Vitello non è una buona traduzione dell’ebraico egel. Si intende, piuttosto, un torello nel fiore della forza: ad esempio, la parola può descrivere un animale di tre anni (Genesi 15:9).”
c. Allora essi dissero: «O Israele, questo è il tuo dio»: Aaronne non unse il vitello come loro dio; si limitò ad assecondare il popolo che lo proclamò come tale. Probabilmente si sentì lusingato dalla loro ammirazione per la sua creazione.
i. La vera leadership avrebbe gridato: “Questa è idolatria! Dobbiamo distruggere il vitello d’oro. Sbagliate a considerare vostro dio ciò che la mano dell’uomo ha creato”. Aaronne, però, non era un vero leader, ma era un esempio di chi guida seguendo l’opinione popolare.
ii. “Geroboamo prese in prestito questa affermazione quando inaugurò i due vitelli d’oro al momento della scissione del regno nel 931 a.C. (1 Re 12:28).” (Kaiser)
d. Che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto: Ecco la stoltezza dell’idolatria. La statua del vitello d’oro non era esistita fino al giorno prima, eppure la adoravano come il dio che li aveva fatti uscire dall’Egitto.
3. (5-6) Adorazione scellerata e immorale dinanzi al vitello d’oro.
Quando Aaronne vide questo, eresse un altare davanti ad esso e fece un bando che diceva: «Domani sarà festa in onore dell’Eterno!». L’indomani essi si alzarono presto, offrirono olocausti e recarono dei sacrifici di ringraziamento; il popolo si adagiò per mangiare e bere, poi si alzò per divertirsi.
a. Quando Aaronne vide questo: Aaronne fu lusingato dalla risposta entusiasta del popolo. Quando vide la loro devozione all’idolo, eresse un altare davanti ad esso. Cominciò a organizzare il culto dell’idolo appena creato.
i. Era già abbastanza grave avere un vitello d’oro che il popolo lodava per la sua fuga dall’Egitto. Il secondo passo di Aaronne fu peggiore. Onorò e santificò l’idolo con un sacrificio animale. Fece il vitello e poi costruì l’altare per adorarlo.
b. Domani sarà festa in onore dell’Eterno: Ciò dimostra che la creazione e l’adorazione del vitello d’oro non furono un rifiuto consapevole del Signore. Probabilmente Aaronne e il resto di Israele pensavano di poter rendere onore al Signore attraverso il vitello d’oro.
i. Aaronne non fu così sfacciato da dire: “Sbarazziamoci del Signore Dio”. Per Israele, Aaronne non tolse il Signore Dio, ma aggiunse semplicemente il vitello d’oro.
c. L’indomani essi si alzarono presto: Servivano il loro idolo con entusiasmo, energia e sacrificio personale. Le persone di solito trovano il modo di alzarsi presto per le cose che sono veramente importanti per loro. Ciò dimostra che Israele era disposto a dare il proprio tempo, il proprio sonno e il proprio denaro al servizio di questo idolo.
i. Offrirono olocausti e recarono dei sacrifici di ringraziamento: “Aaronne avrà anche fatto un vitello, ma il popolo ne fece un dio adorandolo.” (Trapp)
d. Poi si alzò per divertirsi: È un modo delicato per parlare della grave immoralità del popolo d’Israele. Il loro culto consisteva nel mangiare, nel bere (nel senso di ubriacarsi) e nell’immoralità sessuale.
i. “Il verbo tradotto divertirsi richiama, in ebraico, un divertimento di tipo sessuale… e quindi va probabilmente inteso come un’orgia di ubriachi.” (Cole)
ii. “Il verbo sahaq indica orge e giochi sessuali ebbri e immorali.” (Kaiser) Un dizionario ebraico usa la frase ‘carezze coniugali’, come riportato in Genesi 26:8, 39:14 e 39:17.
iii. Meno di due mesi prima, Israele aveva sentito la voce di Dio stesso tuonare dal cielo, pronunciando in modo udibile i Dieci Comandamenti alla nazione. Quell’esperienza spettacolare, di per sé, non cambiò i loro cuori. Fece sì che molti di loro desiderassero un dio meno esigente.
iv. “Sembra impossibile che, poco dopo aver ricevuto una rivelazione così alta, Israele possa cadere così in basso; eppure, l’esperienza cristiana di oggi è spesso la stessa.” (Cole)
B. Natura e risultato dell’intercessione di Mosè.
1. (7-8) Dio rivela a Mosè cosa sta accadendo nell’accampamento d’Israele.
L’Eterno disse allora a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dal paese d’Egitto, si è corrotto; si sono presto sviati dalla strada che io avevo loro ordinato di seguire; si sono fatti un vitello di metallo fuso, si sono prostrati davanti ad esso, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto”».
a. Perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dal paese d’Egitto: Dio chiamò Israele il tuo popolo, indicando che apparteneva a Mosè e non a Lui. In questo modo Dio suggerì a Mosè che aveva rinnegato o stava per rinnegare Israele.
b. Si sono presto sviati: È quasi un eufemismo. Non aspettarono a lungo per seguire la loro strada peccaminosa.
c. Si sono fatti un vitello di metallo fuso, si sono prostrati davanti ad esso, gli hanno offerto sacrifici: Dio descrisse a Mosè tutto ciò che stava accadendo, citando anche le parole del popolo nella sua idolatria. Dio sapeva esattamente cosa stava succedendo. Il popolo ignorava Dio, ma Dio non ignorava il popolo.
2. (9-10) La sorprendente offerta di Dio a Mosè.
L’Eterno disse ancora a Mosè: «Ho visto questo popolo, ed ecco, è un popolo dal collo duro. Or dunque, lasciami fare, affinché la mia ira si accenda contro di loro e li consumi; ma di te io farò una grande nazione».
a. Ho visto questo popolo, ed ecco, è un popolo dal collo duro: Dio parlò come se ne avesse avuto abbastanza e fece un’offerta incredibile a Mosè. Se Mosè avesse accettato, Dio avrebbe consumato Israele e avrebbe ricominciato con Mosè (di te io farò una grande nazione).
i. Ipoteticamente, Dio avrebbe potuto fare questo e comunque mantenere tutte le promesse fatte ad Abrahamo, Isacco e Giacobbe. Ciò avrebbe cambiato completamente il ruolo di Mosè, rendendolo il nuovo “Abrahamo” del piano di Dio per Israele. Mosè avrebbe avuto l’opportunità di essere venerato come Abrahamo e di essere onorato da tutte le generazioni successive.
ii. Dal collo duro: “L’espressione, frequente nella Bibbia, è una metafora contadina di un bue o di un cavallo che non risponde alla corda quando viene tirato.” (Cole)
b. Lasciami fare, affinché la mia ira si accenda contro di loro: Dio non chiese l’opinione o la partecipazione di Mosè nella questione, ma gli disse semplicemente: “Lasciami fare”. Sembrerebbe proprio che, se Mosè non avesse fatto nulla, il piano si sarebbe realizzato.
3. (11-13) Mosè intercede per Israele.
Allora Mosè supplicò l’Eterno, il suo DIO, e disse: «Perché, o Eterno, dovrebbe la tua ira accendersi contro il tuo popolo che hai fatto uscire dal paese d’Egitto con grande potenza e con mano forte? Perché dovrebbero gli Egiziani dire: “Egli li ha fatti uscire per fare loro del male, per ucciderli sui monti e per sterminarli dalla faccia della terra”? Desisti dalla tua ira ardente e cambia la tua intenzione di far del male al tuo popolo. Ricordati di Abrahamo, d’Isacco e d’Israele, tuoi servi, ai quali giurasti per te stesso, dicendo loro: “Io moltiplicherò la vostra discendenza come le stelle del cielo e darò alla vostra discendenza tutto questo paese di cui ti ho parlato, ed essa lo possederà per sempre”».
a. Allora Mosè supplicò l’Eterno, il suo DIO: Mosè rifiutò di farsi da parte. Non disse fatalisticamente: “Beh, che Dio faccia quello che vuole”. Anzi, supplicò l’Eterno, secondo quello che credeva fosse il cuore di Dio.
i. La preghiera di Mosè non fu lunga, ma fu intensa. “Non è la lunghezza, bensì la forza della preghiera a fare presa sul cielo.” (Meyer)
ii. “Così Jehovah condusse il Suo servo in comunione con le cose più profonde del Suo stesso cuore. Ecco perché la sua intercessione prevalse.” (Morgan)
b. Il tuo popolo che hai fatto uscire dal paese d’Egitto: Nella sua preghiera, Mosè iniziò “restituendo” il popolo a Dio. “Signore, esso appartiene a Te, non a me. Non voglio essere io il dio di queste persone; solo Tu puoi esserlo.”
c. Il tuo popolo che hai fatto uscire dal paese d’Egitto: Quindi, Mosè si appellò a Dio sulla base della grazia. “Signore, non meritavamo di essere portati fuori dall’Egitto. Lo hai fatto per la Tua grazia, non perché lo meritassimo. Ti prego, non smettere di usare grazia verso di noi”.
d. Perché dovrebbero gli Egiziani dire: Mosè si appellò poi a Dio sulla base della gloria. “Signore, questo Ti porterà discredito agli occhi delle nazioni. Gli Egiziani penseranno a Te come a un Dio crudele, che ha condotto il Suo popolo nel deserto per ucciderlo. Non permettere a nessuno di pensare questo di Te, Dio”.
i. “Senza dubbio Mosè nutriva compassione per il popolo, ma la sua preoccupazione principale era l’onore del nome di Dio.” (Morgan)
e. Ricordati di Abrahamo, d’Isacco e d’Israele, tuoi servi, ai quali giurasti per te stesso: Infine, Mosè si appellò a Dio sulla base della Sua bontà. “Signore, mantieni le Tue promesse. Tu sei un Dio buono e sempre fedele. Non venir meno alle promesse che hai fatto ad Abrahamo, Isacco e Israele”.
i. “In mancanza di altra retorica, i cristiani nelle loro preghiere esortino con ripetizione: ‘Signore, Tu hai promesso, Tu hai promesso’. Agite in accordo alle promesse e otterrete qualsiasi cosa. Dio non può rinnegare sé stesso.” (Trapp)
4. (14) Dio desiste dalla Sua ira.
Così l’Eterno cambiò intenzione circa il male che aveva detto di fare al suo popolo.
a. Così l’Eterno cambiò intenzione: La preghiera di Mosè fu esaudita. Dio stava per distruggere la nazione; a Mosè sarebbe bastato farsi da parte e lasciare a Dio campo libero. Ma Mosè non si fece da parte; si affaticò nell’intercessione secondo ciò che conosceva del cuore di Dio.
b. Così l’Eterno cambiò intenzione: La Diodati traduce (come la KJV): E il Signore si pentì del male che avea detto di fare al suo popolo. Sulla base di ciò, alcuni ritengono che Dio abbia talvolta bisogno di pentirsi del male, o che cambi idea.
i. È utile leggere altre traduzioni di questo passo.
· Allora il Signore desistette (NIV).
· Così l’Eterno cambiò idea riguardo al male che aveva detto di fare al Suo popolo (NASB).
· Il Signore si allontanò dal male che aveva pensato di fare (Amplified).
· Il Signore fu mosso da compassione per salvare il Suo popolo (Versione dei Settanta).
ii. Numeri 23:19 dice: Dio non è un uomo, perché possa mentire, né un figlio d’uomo, perché possa pentirsi. Quando ha detto una cosa, non la farà? Alcuni ritengono che questi due passi siano in contraddizione fra loro e che Esodo 32 mostri Dio che si pente e cambia, quando Numeri 23 dice che Dio non cambia né si pente mai. Per capire questi passi, bisogna considerare che Mosè scrisse con un linguaggio cosiddetto antropomorfico, o “a misura d’uomo”. Egli descriveva le azioni di Dio così come apparivano a lui. La preghiera di Mosè non cambiò Dio, ma cambiò la posizione del popolo agli occhi di Dio: il popolo era ora in un luogo di misericordia, mentre prima era in un luogo di giudizio.
iii. Inoltre, possiamo dire che Dio non si rimangiò la parola data né a Mosè né a Israele. Riconosciamo il principio secondo cui le promesse di giudizio di Dio sono intrinsecamente destinate a chiamare gli uomini al ravvedimento e alla preghiera e quindi a evitare il giudizio (Ezechiele 33:13-16).
iv. Alcuni sono frustrati perché la Bibbia descrive le azioni di Dio in termini umani, ma in quale altro modo si potrebbero descrivere? “Suppongo di non dover dire che questo versetto parla alla maniera degli uomini. Non so in quale altro modo si possa parlare. Parlare di Dio alla maniera di Dio è riservato a Dio stesso, e gli uomini mortali non sarebbero in grado di comprendere un tale discorso. In questo senso, il Signore parla spesso non secondo il fatto letterale, ma secondo l’apparenza delle cose per noi, affinché possiamo capire, per quanto l’umano possa comprendere il divino.” (Spurgeon)
c. L’Eterno cambiò intenzione circa il male che aveva detto di fare al suo popolo: Dio non distrusse Israele, e sapeva che non l’avrebbe fatto. Eppure, volutamente portò Mosè a un’intercessione cruciale, affinché questi mostrasse e sviluppasse il cuore di Dio per il popolo, un cuore di amore e compassione. Mosè pregò proprio come Dio voleva, come se il cielo e la terra, la salvezza o la distruzione, dipendessero dalla sua preghiera. È così che Dio si aspetta che noi preghiamo.
i. “Non dobbiamo pensare che con questa preghiera Mosè abbia alterato il proposito di Dio nei confronti di Israele, piuttosto che lo abbia portato a compimento: Mosè non è mai stato così simile a Dio come in questi momenti, perché condivideva la mente e il proposito d’amore di Dio.” (Cole)
ii. Vivendo nel Nuovo Patto, non abbiamo meno privilegi di Mosè nella preghiera. Non abbiamo meno accesso a Dio di quanto ne avesse Mosè. L’unica cosa che forse abbiamo in meno è il cuore di Mosè per il popolo.
C. Mosè affronta Aaronne.
1. (15-18) Mosè e Giosuè odono il popolo nell’accampamento.
Allora Mosè si voltò e scese dal monte con le due tavole della testimonianza nelle mani, tavole scritte su entrambi i lati, davanti e di dietro. Le tavole erano opera di DIO e la scrittura era scrittura di DIO, incisa sulle tavole. Or Giosuè, udendo il clamore del popolo che gridava, disse a Mosè: «C’è un rumore di guerra nell’accampamento». Ma egli rispose:
«Questo non è né un grido di vittoria, Né un grido di sconfitta; Il clamore che io odo è di gente che canta».
a. Mosè si voltò e scese dal monte: Mentre il popolo si dava all’idolatria, Mosè e Giosuè scesero dal monte dopo il lungo periodo trascorso sul Sinai. Mosè aveva con sé le due tavole della testimonianza, scritte direttamente dalla mano di Dio.
b. Le tavole erano opera di DIO e la scrittura era scrittura di DIO: Il fatto che le tavole furono scritte da Dio è importante. La legge e la moralità devono provenire interamente dallo standard e dal carattere di Dio, altrimenti dipendono soltanto dall’opinione o dai valori mutevoli degli uomini.
i. “Infatti, poiché Egli è l’unico autore della legge e della giustizia, è il solo che può scriverle nel cuore dell’uomo.” (Clarke)
ii. Con il Nuovo Patto, Dio ha anche promesso di scrivere la Sua legge nella mente e sul cuore: Metterò la mia legge nella loro mente e la scriverò sul loro cuore, e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo (Geremia 31:33).
c. C’è un rumore di guerra nell’accampamento: Potremmo dire che le parole di Giosuè erano corrette. Non si trattava, però, del rumore di una guerra materiale, ma di una spirituale.
2. (19-21) Mosè pone fine alla vergogna e affronta Aaronne.
Come fu vicino all’accampamento, vide il vitello e le danze; allora l’ira di Mosè si accese ed egli gettò dalle mani le tavole e le spezzò ai piedi del monte. Poi prese il vitello che essi avevano fatto, lo bruciò col fuoco e lo ridusse in polvere; e sparse la polvere sull’acqua e la fece bere ai figli d’Israele. Quindi Mosè disse ad Aaronne: «Che ti ha fatto questo popolo, che gli hai tirato addosso un così grande peccato?».
a. L’ira di Mosè si accese ed egli gettò dalle mani le tavole e le spezzò: Israele infranse il patto dandosi all’idolatria e all’immoralità del vitello d’oro. La rottura delle tavole di pietra del patto da parte di Mosè sembra rispecchiare la rottura del patto da parte di Israele.
i. Cole definisce la rottura delle tavole “un atto cerimoniale significativo, non una mera manifestazione di rabbia”. Mosè rappresentò visivamente la rottura della legge e del patto.
ii. Ciononostante, Mosè dovette affrontare la propria ira per gran parte della sua vita. Nell’ira uccise un egiziano (Esodo 2:11-12). Nell’ira ruppe le tavole scritte dal dito di Dio. Nell’ira colpì la roccia a cui Dio gli aveva comandato di parlare (Numeri 20:10-11). Quest’ultima manifestazione d’ira impedì a Mosè di entrare nella terra promessa.
b. Prese il vitello che essi avevano fatto, lo bruciò col fuoco e lo ridusse in polvere: L’idolo era stato oggetto di adorazione e di riti immorali; eppure, sembra che nessuno avesse osato opporsi a Mosè mentre lo riduceva in polvere. Mosè scese dal Monte Sinai con l’autorità e la forza di un uomo che era stato con Dio, e tutto Israele ne era consapevole.
c. La fece bere ai figli d’Israele: Mosè macinò il vitello e lo fece bere al popolo per diversi motivi.
· Per dimostrare che il cosiddetto dio non era nulla e poteva essere distrutto facilmente.
· Per cancellare completamente l’idolo.
· Affinché il popolo pagasse immediatamente le conseguenze del suo peccato.
· Per rendere l’oro dell’idolo assolutamente inutilizzabile, essendo contaminato dai rifiuti corporei.
i. “La polvere d’oro cosparsa sull’acqua che scendeva dal monte, l’acqua che Israele beveva, ci ricorda l’’acqua amara’ che doveva bere la moglie sospettata di infedeltà (Numeri 5:18-22).” (Cole)
d. Che ti ha fatto questo popolo, che gli hai tirato addosso un così grande peccato: Fu una domanda perspicace. Mosè capì che il piano non era stato ideato da Aaronne, ma che egli lo aveva permesso e attuato.
3. (22-24) La scusa di Aaronne.
Aaronne rispose: «L’ira del mio signore non si accenda, tu stesso conosci questo popolo e sai che è inclinato al male. Essi mi hanno detto: “Facci un dio che vada davanti a noi, perché Mosè, l’uomo che ci ha fatto uscire dal paese d’Egitto, non sappiamo che cosa sia avvenuto di lui”. Allora io ho detto loro: “Chi ha dell’oro se lo levi di dosso”. Così essi me l’hanno dato, io l’ho gettato nel fuoco, e ne è uscito fuori questo vitello».
a. L’ira del mio signore non si accenda: In pratica, Aaronne chiese a Mosè di calmarsi e di non arrabbiarsi in quel modo. Il problema è che non si rendeva conto del suo peccato, né aveva un adeguato timore del Signore.
b. Tu stesso conosci questo popolo e sai che è inclinato al male: Ne erano consapevoli sia Mosè che Aaronne. Mosè, tuttavia, era consapevole del bisogno di frenare la malvagità del popolo, mentre Aaronne, in questa occasione, lo incoraggiò e supportò nel suo peccato.
c. Facci un dio che vada davanti a noi: Aaronne citò il popolo parola per parola, ma mentì riguardo alle sue azioni (io l’ho gettato nel fuoco, e ne è uscito fuori questo vitello).
i. Senza dubbio Aaronne intendeva dire che il vitello era stato prodotto da un miracolo, come se fosse stato frutto del caso. Ma Mosè – e tutti gli altri – vedevano i segni dell’incisione umana su di esso (Esodo 32:4). Aaronne sosteneva che si trattava di un’opera miracolosa, ma le prove della sua lavorazione erano evidenti.
ii. Aaronne addusse la classica scusa del “è capitato”, ma non fu un caso. Aaronne ideò il vitello, fuse l’oro, lo plasmò e lo modellò con cura con uno strumento da incisione, il cesello (Esodo 32:4).
iii. Aaronne si giustificò per le sue azioni malvagie, perché in quel momento sembrava più difficile stare dalla parte del Signore che assecondare il popolo. Scelse la strada che opponeva la minor resistenza, perché era pigro. “I pigri trovano sempre da ridire sui loro attrezzi e quelli che non hanno intenzione di lavorare trovano sempre una scusa o un’altra; e poi compensano la loro pigrizia con un delizioso sogno spirituale. Metà dei cristiani nominali che ci circondano stanno sognando e pensano di fare così l’opera del Signore, ma la fanno solo in modo ingannevole, mettendo il sogno al posto del vero servizio.” (Spurgeon)
iv. “Che sciocco e ridicolo sotterfugio!… Proprio come la leggenda papista della caduta dal cielo del santuario di Nostra Signora di Loreto! Queste leggende hanno la stessa fonte. Satana può fornirne altre quando è necessario per i suoi scopi.” (Clarke)
v. Il peccato di Aaronne era talmente grande che la sua vita fu risparmiata solo grazie all’intercessione di Mosè. L’Eterno si adirò pure grandemente contro Aaronne, al punto di volerlo distruggere; così quella volta io pregai anche per Aaronne. (Deuteronomio 9:20)
D. L’invito a schierarsi con Dio o con l’idolatria.
1. (25-26) Mosè lancia una sfida.
Quando Mosè vide che il popolo era senza freno (e che Aaronne lo aveva lasciato sfrenare esponendolo all’obbrobrio dei suoi nemici), si fermò all’ingresso dell’accampamento e disse: «Chiunque è per l’Eterno, venga a me!». E tutti i figli di Levi si radunarono vicino a lui.
a. Il popolo era senza freno: Da qui capiamo quanto fosse grande il problema. Non c’è pericolo più grande delle persone che abbandonano ogni freno e fanno tutto ciò che sembra giusto ai loro occhi. I giorni più bui della storia nazionale di Israele erano caratterizzati dalla frase: ognuno faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi. (Giudici 17:6)
i. “L’espressione ‘senza freno’ richiama l’idea di allentare o scoprire. Sembrerebbe che ci fosse stata una sorta di prostituzione religiosa legata all’adorazione del vitello d’oro da parte del popolo.” (Kaiser)
ii. La cultura odierna considera l’assenza di freni il paradiso in terra. Tuttavia, la Bibbia e il buon senso ci dicono che questo tipo di anarchia morale, spirituale e sociale non porta altro che distruzione.
iii. C’è una via che all’uomo sembra diritta, ma la sua fine sfocia in vie di morte. (Proverbi 14:12) L’uomo che segue i propri istinti, le proprie inclinazioni, è destinato alla rovina. Abbiamo bisogno di seguire la via di Dio, non la nostra.
iv. Senza freno […] lasciato sfrenare: “La stessa parola usata due volte in questo versetto compare nell’avvertimento di Proverbi 29:18: ‘Quando non c’è visione profetica [cioè, il messaggio o l’attenzione alla Parola di Dio] il popolo diventa sfrenato [cioè, diventa ingovernabile]’.” (Kaiser)
v. Dio ci ha dato molti freni: i freni del timore di Dio, della famiglia, della cultura, della coscienza, della legge, persino della necessità. Ma questi vincoli possono essere – e vengono – abbattuti.
b. Chiunque è per l’Eterno, venga a me: Mosè diede al popolo d’Israele l’opportunità di prendere posizione per il Signore. I leviti, a loro onore, si schierarono con il Signore e con Mosè. Purtroppo, furono l’unico gruppo consistente a schierarsi chiaramente per la causa di Dio nella vicenda del vitello d’oro.
i. La cosa più sensata per noi è stare dalla parte del Signore. Egli è il nostro Creatore, il nostro Redentore, il nostro Protettore e il nostro Migliore Amico. Tuttavia, stare dalla parte del Signore richiede qualcosa da noi.
· Stare dalla parte del Signore richiede decisione.
· Stare dalla parte del Signore richiede azione.
· Stare dalla parte del Signore richiede separazione.
2. (27-29) L’esecuzione di 3000 uomini.
Ed egli disse loro: «Così dice l’Eterno, il DIO d’Israele: “Ognuno di voi si metta la spada al fianco; passate e ripassate da un’entrata all’altra dell’accampamento, e ciascuno uccida il fratello, ciascuno l’amico, ciascuno il vicino!”». I figli di Levi fecero come aveva detto Mosè, e in quel giorno caddero circa tremila uomini. Poi Mosè disse: «Consacratevi oggi all’Eterno, affinché egli vi dia una benedizione, perché ognuno di voi è stato contro suo figlio e contro suo fratello».
a. Ciascuno uccida il fratello, ciascuno l’amico, ciascuno il vicino: In questo caso, schierarsi con il Signore significava schierarsi contro alcune persone. Coloro che erano più interessati a schierarsi con tutto il popolo non avrebbero mai potuto fare ciò che i leviti fecero.
i. “Il mio interesse è la separazione tra coloro che sono ‘per l’Eterno’ e coloro che adorano il proprio dio, le proprie idee e i propri pensieri.” (Lloyd-Jones)
b. In quel giorno caddero circa tremila uomini: È possibile che più di 3000 persone fossero coinvolte nel peccato di Israele con il vitello d’oro; tuttavia, si trattava indubbiamente di quelli che avevano mostrato maggiore ostinazione nell’idolatria e nell’immoralità, oppure di coloro che avevano trascinato il popolo in questa condotta peccaminosa.
E. Seconda intercessione di Mosè.
1. (30) Mosè intercede di nuovo per il popolo.
L’indomani Mosè disse al popolo: «Voi avete commesso un grande peccato; ma ora io salirò all’Eterno; forse potrò fare espiazione per il vostro peccato».
a. Ora io salirò all’Eterno; forse potrò fare espiazione per il vostro peccato: Mosè aveva già interceduto per il popolo in Esodo 32:11-14, ma pregò per esso di nuovo, perché ora vedeva il peccato con i propri occhi ed era colpito dalla gravità del peccato del popolo.
b. Forse potrò fare espiazione per il vostro peccato: Mosè, infatti, sapeva, dalla legge ricevuta sul Monte Sinai, che la punizione per l’idolatria era la morte. Chi sacrifica a un altro dio, all’infuori del solo Eterno, sarà sterminato (Esodo 22:20). Era più che mai consapevole della distanza tra il popolo e Dio e avvertiva l’urgenza di intercedere.
2. (31-32) La coraggiosa richiesta di Mosè a favore del popolo.
Mosè, dunque, ritornò dall’Eterno e disse: «Ahimè, questo popolo ha commesso un grande peccato e si è fatto un dio d’oro. Ciò nonostante, ora, ti prego, perdona il loro peccato; se no deh, cancellami dal tuo libro che hai scritto!».
a. Ahimè, questo popolo ha commesso un grande peccato: Mosè non sminuì il peccato del popolo né lo espresse con sufficienza. Israele era colpevole di aver adorato un dio d’oro.
i. La gente adora ancora dèi d’oro. Nell’agosto del 1990, un uomo si avvicinò barcollando ai gradini del suo ufficio di Los Angeles. Prima di morire per un colpo di pistola al petto, chiamò i nomi dei suoi tre figli, ma aveva ancora in mano il suo Rolex da 10.000 dollari. Aveva rinunciato alla sua vita per un dio d’oro.
b. Ciò nonostante ora, ti prego, perdona il loro peccato: Mosè, pur conoscendo l’enormità del peccato del popolo, chiese ugualmente perdono. Fece appello alla misericordia e alla grazia di Dio.
c. Se no deh, cancellami dal tuo libro che hai scritto: Mosè chiese a Dio di perdonare Israele presentandosi come sacrificio al posto del popolo peccatore. Se Dio non avesse perdonato, Mosè avrebbe chiesto di essere dannato in identificazione sacrificale con il suo popolo.
i. Mosè considerava il peccato di Israele così grave da credere che il sangue di un capro o di un bue non potesse coprirlo, ma che dovesse essere un uomo a soffrire al posto loro. Perciò, avrebbe preferito essere cancellato dal libro di Dio, se ciò avesse potuto in qualche modo salvare il popolo. Dio disse “no” alla richiesta di Mosè, ma guardava avanti al sacrificio di Uno più grande di Mosè, che si sarebbe dato per il popolo, apportando un’espiazione piena e completa.
ii. “Si frappone tra il popolo e l’ira di Dio e dice: ‘Punisci me’. Non avrebbe potuto sopportarlo, ovviamente, era troppo. Eppure, il nobile spirito di Mosè risplende così chiaramente in questa grande vicenda.” (Lloyd-Jones)
iii. Naturalmente, si tratta dello stesso cuore sacrificale che Gesù ha avuto morendo per i nostri peccati (1 Pietro 3:18 e 2 Corinzi 5:21). Anche l’apostolo Paolo aveva un po’ del cuore di Gesù (Romani 9:3).
3. (33-35) Il Signore risponde alla supplica di Mosè.
Ma l’Eterno rispose a Mosè: «Colui che ha peccato contro di me, quello cancellerò dal mio libro! Ora va’, conduci il popolo dove ti ho detto. Ecco, il mio Angelo andrà davanti a te, ma nel giorno che verrò a punire, io li punirò del loro peccato». Così l’Eterno percosse il popolo, perché aveva fatto il vitello che Aaronne aveva modellato.
a. Colui che ha peccato contro di me, quello cancellerò dal mio libro: Dio accettò di risparmiare la nazione nel suo insieme, ma si riservò il diritto di giudicare i singoli peccatori.
b. Ora va’, conduci il popolo dove ti ho detto: Così Dio prometteva di rimanere federe a Israele e di accompagnarlo con la Sua presenza (il mio Angelo andrà davanti a te).
c. Io li punirò del loro peccato: Tutti gli Israeliti adulti di quella generazione non sarebbero mai entrati nella terra promessa. Il giudizio in sé non era ancora stato pronunciato, ma Dio già lo sapeva.
d. Così l’Eterno percosse il popolo: Probabilmente si fa riferimento alla morte dei 3000 già vista in Esodo 32:28.
©1996–presente Il Commentario Biblico Enduring Word di David Guzik
