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Esodo 25 – Materiali e Indicazioni per il Tabernacolo

A. I materiali necessari per il progetto di costruzione.

1. (1-2) Dio dice a Mosè di chiedere un’offerta.

L’Eterno parlò a Mosè dicendo: «Di’ ai figli d’Israele che mi facciano un’offerta; accetterete l’offerta da ogni uomo che la fa spinto dal proprio cuore».

a. Di’ ai figli d’Israele che mi facciano un’offerta: Prima di dire a Mosè a cosa doveva servire l’offerta, Dio gli disse di presentarla. Dio voleva che Israele fosse motivato da un cuore disponibile più che da un bisogno specifico.

i. Il nostro dare non dovrebbe essere motivato principalmente dal bisogno. Dovremmo dare principalmente perché il nostro cuore volenteroso ci spinge a farlo.

b. Mi facciano un’offerta: Dio è un Dio ricco e può utilizzare qualsiasi metodo di sostentamento. Tuttavia, di solito usa i cuori ben disposti del Suo popolo come mezzo per sostenere la Sua opera.

i. “Tutti i materiali per la costruzione del Tabernacolo dovevano essere forniti dal popolo stesso, non perché Dio non fosse in grado di provvedere in altro modo.” (Morgan)

ii. L’intento di Dio è quello di sviluppare in noi un cuore generoso. Quando diventiamo donatori, diventiamo più simili a Dio, il donatore per eccellenza: Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio (Giovanni 3:16).

iii. Per questo dobbiamo essere donatori, non tanto perché Dio o la chiesa hanno bisogno del nostro denaro, ma perché dobbiamo essere conformati all’immagine del Figlio di Dio (Romani 8:29).

c. Da ogni uomo che la fa spinto dal proprio cuore: Dio voleva il contributo solo di chi offriva spinto dal cuore, volontariamente. A Lui non interessano le donazioni forzate o frutto di manipolazione. Nel Nuovo Testamento il concetto viene ripreso in 2 Corinzi 9:7: Ciascuno faccia come ha deliberato nel suo cuore, non di malavoglia né per forza, perché Dio ama un donatore allegro.

d. Accetterete l’offerta: L’offerta non apparteneva a Mosè, non apparteneva agli anziani e non apparteneva nemmeno a Israele. Dio disse: “Prendete quella mia offerta” (Diodati). L’offerta apparteneva a Dio ed era custodita da Mosè e dalla nazione per conto di Dio.

2. (3-7) I materiali specifici da raccogliere.

«E questa è l’offerta che accetterete da loro: oro, argento e bronzo; stoffe di colore violaceo, porporino, scarlatto; lino fino e pelo di capra; pelli di montone tinte in rosso, pelli di tasso e legno di acacia; olio per la luce del candelabro, aromi per l’olio della unzione e per l’incenso profumato; pietre di onice e pietre da incastonare per l’efod e il pettorale».

a. Questa è l’offerta che accetterete da loro: Ognuno di questi materiali fu utilizzato per realizzare le diverse strutture che Dio aveva ordinato a Mosè di costruire. Ognuno di questi materiali ha una rappresentazione simbolica o spirituale rilevante per la costruzione.

i. In proporzione al tabernacolo ultimato, il valore attuale di questi materiali ammonta a più di 13 milioni di dollari (DeWitt). Il loro peso totale sarebbe di quasi 8.600 chili.

b. Violaceo: La tintura per questo colore veniva estratta da un crostaceo, sembrerebbe in diverse tonalità.

c. Porporino: La tintura per questo colore proveniva dalla lumaca di mare (o murice). Si trattava di un colore rosso porpora.

d. Scarlatto: La tintura per questo colore proveniva dalle uova e dai corpi essiccati e polverizzati di un particolare verme (coccusilicis) che si attacca alla pianta di agrifoglio.

e. Lino fino: Nell’originale è un termine che traduce una parola egiziana. Gli Egizi sapevano (e senza dubbio avevano insegnato agli Ebrei) come produrre lino pregiato.

i. “L’Egitto eccelleva nella produzione di lino, in particolare di lino ritorto, dove ogni filo era intrecciato da molti filamenti.” (Cole)

f. Pelo di capra: I rivestimenti realizzati con questo materiale erano tipicamente neri e ruvidi, simili al moderno feltro.

g. Pelli di montone: Di solito la lana veniva rimossa e si presentava come un cuoio pregiato.

h. Pelli di tasso: Questa frase di difficile traduzione può anche riferirsi alle pelli di focena o lamantino (la mucca di mare).

i. Legno di acacia: Questo tipo di legno è più duro e più scuro della quercia. È anche molto resistente, perché gli insetti che si nutrono di legno lo evitano.

i. “È risaputo che l’acacia era abbondante in Egitto e che abbonda nel deserto d’Arabia, il luogo stesso in cui Mosè si trovava quando costruì il tabernacolo; è quindi ragionevole supporre che l’abbia costruito con quel legno, che era in ogni modo adatto al suo scopo.” (Clarke)

3. (8-9) Lo scopo e il modello del tabernacolo.

«Mi facciano un santuario, perché io abiti in mezzo a loro. Voi lo farete secondo tutto quello che io ti mostrerò, sia per il modello del tabernacolo che per il modello di tutti i suoi arredi.

a. Mi facciano un santuario, perché io abiti in mezzo a loro: Il tabernacolo doveva fungere da dimora per Dio. Ciò non significa che Dio vivesse esclusivamente in quel luogo, ma che era il luogo specifico in cui gli uomini potevano incontrare Dio.

i. Santuario: “Significa luogo ‘santo’ o ‘luogo appartato’. Tutto ciò che riguardava il tabernacolo era sacro. La stessa parola in 1 e 2 Cronache si riferisce al tempio.” (Kaiser)

b. Il modello del tabernacolo: La prima rappresentazione della dimora di Dio sarebbe stata un tabernacolo – una tenda – e non una struttura permanente.

i. “Questa è la prima volta che la parola ‘tabernacolo’ (miskan) compare nelle 139 occorrenze dell’AT. Deriva dalla parola ‘abitare’ (sakan) ed è la dimora di Dio in mezzo al suo popolo.” (Kaiser)

ii. “Gli Ebrei dovevano percepire che il Dio dei loro padri era un compagno di cammino, che dove loro si accampavano Lui si accampava, che i loro nemici, le difficoltà e i lunghi e faticosi spostamenti erano Suoi.” (Meyer)

c. Secondo tutto quello che io ti mostrerò, sia per il modello del tabernacolo che per il modello di tutti i suoi arredi: È evidente che Dio non solo ha descritto a Mosè il tabernacolo e i suoi arredi, ma gli ha anche mostrato parte della sua struttura e della sua disposizione. C’è stata una visione che ha accompagnato queste parole.

i. Il modello del tabernacolo era conforme a una realtà celeste. Era esempio ed ombra delle cose celesti (Ebrei 8:5). Pertanto, doveva essere realizzato secondo dimensioni esatte, essendo in qualche modo un “modello in scala” dell’area intorno al trono di Dio in cielo.

ii. “Il modello indica quasi un ‘modello architettonico’.” (Cole)

B. Indicazioni per la costruzione dell’arca del patto.

1. (10-11) La struttura di base dell’arca del patto.

«Faranno dunque un’arca di legno di acacia, lunga due cubiti e mezzo, larga un cubito e mezzo e alta un cubito e mezzo. La rivestirai d’oro puro, la rivestirai di dentro e di fuori; e sopra le farai una ghirlanda d’oro, che giri tutt’intorno».

a. Faranno dunque un’arca: Dio disse a Mosè di costruire prima di tutto l’arca, in seguito chiamata arca del patto. Si trattava dell’oggetto più importante associato al tabernacolo, modellato secondo il trono di Dio in cielo.

i. “Viene descritta innanzitutto la caratteristica più importante, perché era il simbolo dell’avvicinamento a Dio.” (Thomas)

b. Faranno dunque un’arca di legno di acacia: L’arca del patto era essenzialmente una scatola (un’arca è una scatola, non una barca). Era fatta di legno di acacia, rivestita d’oro, lunga 110 cm e larga e alta 70 cm.

2. (12-15) Gli anelli e le stanghe dell’arca del patto.

«Fonderai per essa quattro anelli d’oro e li metterai ai suoi quattro piedi: due anelli da un lato e due anelli dall’altro lato. Farai anche delle stanghe di legno d’acacia e le rivestirai d’oro. Farai quindi passare le stanghe per gli anelli ai lati dell’arca, per portarla. Le stanghe rimarranno negli anelli dell’arca; non saranno rimossi da essa».

a. Fonderai per essa quattro anelli d’oro: L’arca non aveva maniglie e non doveva essere trasportata sollevandola direttamente con le mani. Al contrario, doveva essere trasportata inserendo delle aste di legno ricoperte d’oro negli anelli d’oro posti ad ogni angolo dell’arca.

b. Le stanghe rimarranno negli anelli dell’arca; non saranno rimossi da essa: Le aste dovevano rimanere inserite negli anelli e costituire gli unici punti di contatto con l’arca. Oltre alle stanghe, era vietato toccare l’arca del patto.

i. In 2 Samuele 6:6-7, Uzzah toccò l’arca per evitare che cadesse da un carro, ma non la toccò alle stanghe e Dio lo colpì a morte. Uzzah si sbagliava nel pensare che Dio avrebbe permesso all’arca di essere danneggiata; infatti, non cadde dal carro, e non grazie a Uzzah. Uzzah si sbagliava anche nel pensare che il terreno fosse meno puro del suo atto di pura disobbedienza.

3. (16) Il contenuto dell’arca.

«E nell’arca metterai la Testimonianza che ti darò».

a. Nell’arca metterai la Testimonianza: Dio ordinò a Mosè di mettere la Testimonianza, una copia della legge, nell’arca del patto.

b. Che ti darò: Dio disse a Mosè di costruire l’arca del patto per contenere la legge ancor prima che questa fosse data. In seguito, Dio avrebbe ordinato a Israele di mettere nell’arca anche altre cose: un vaso d’oro contenente la manna, la verga di Aaronne che era germogliata e le tavole del patto (Ebrei 9:4).

4. (17-22) Il propiziatorio.

«Farai anche un propiziatorio d’oro puro; la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo, e la sua larghezza di un cubito e mezzo. Farai quindi due cherubini d’oro; li farai lavorati al martello alle due estremità del propiziatorio; fa’ un cherubino a una delle estremità e un cherubino all’altra estremità; farete i cherubini di un sol pezzo col propiziatorio alle sue estremità. E i cherubini avranno le ali spiegate in alto, in modo da coprire il propiziatorio con le loro ali; saranno rivolti l’uno verso l’altro, mentre le facce dei cherubini saranno volte verso il propiziatorio. Metterai quindi il propiziatorio in alto, sopra l’arca; e nell’arca metterai la Testimonianza che ti darò. Là io ti incontrerò, e da sopra il propiziatorio, fra i due cherubini che sono sull’arca della testimonianza, ti comunicherò tutti gli ordini che avrò da darti per i figli d’Israele».

a. Farai anche un propiziatorio d’oro puro: Il propiziatorio – di fatto, il coperchio dell’arca – doveva essere d’oro puro e scolpito con le figure dei cherubini. Nell’immagine offerta dall’arca del patto, era come se Dio abitasse fra i due cherubini e lì incontrasse Israele.

i. “In Israele, i cherubini simboleggiavano gli spiriti assistenti e messaggeri di Dio (Salmo 104:3,4) e quindi non erano considerati una violazione di Esodo 20:4, poiché nessun uomo li adorava.” (Cole)

ii. Kaiser traduce l’antica parola ebraica kapporet con l’espressione ‘copertura per l’espiazione’. “L’arca era il luogo dell’espiazione o della propiziazione, quindi il luogo in cui Dio si mostrava favorevole al Suo popolo.” (Kaiser)

b. Là io ti incontrerò: Dio si incontrava con Israele, nel senso che si incontrava con il rappresentante del popolo (il sommo sacerdote) in pace, grazie al sangue espiatorio nel giorno dell’espiazione (Levitico 16:14-15).

c. Da sopra il propiziatorio, fra i due cherubini che sono sull’arca della testimonianza, ti comunicherò: Era come se Dio, guardando dalla Sua dimora tra i cherubini, vedesse la legge nell’arca consapevole della nostra colpevolezza di averla infranta. Ma il sangue espiatorio del sacrificio veniva asperso sul propiziatorio, in modo che Dio vedesse il sangue che copriva la trasgressione della Sua legge, permettendo al perdono di essere offerto.

i. È singolare che, ancor prima di dare a Mosè le tavole dei Dieci Comandamenti, Dio avesse preso provvedimenti per il fallimento di Israele sotto la legge.

ii. In Romani 3:25 la parola greca per espiazione (hilasterion) è usata anche nella versione dei Settanta (una prima traduzione dell’Antico Testamento dall’ebraico al greco, letta ai tempi del Nuovo Testamento) per indicare il “propiziatorio”. Pertanto, si può dire giustamente che “Gesù è il nostro propiziatorio”. Egli è il luogo e il mezzo della nostra redenzione.

C. Indicazioni per la costruzione della tavola per il pane della presentazione.

1. (23-29) Dimensioni e materiali per la tavola del pane della presentazione.

«Farai anche una tavola di legno di acacia, lunga due cubiti, larga un cubito e alta un cubito e mezzo. La rivestirai d’oro puro e le farai tutt’intorno una ghirlanda d’oro. Le farai tutt’intorno un bordo alto un palmo di mano e intorno a questo bordo farai una ghirlanda d’oro. Le farai pure quattro anelli d’oro e metterai gli anelli ai quattro angoli, che sono ai quattro piedi della tavola. Gli anelli saranno vicini al bordo per farvi passare le stanghe destinate a portare la tavola. Farai le stanghe di legno di acacia e le rivestirai d’oro; esse serviranno a portare la tavola. Farai pure i suoi piatti, le sue coppe, i suoi calici e le sue tazze con cui si fanno le libazioni; li farai d’oro puro».

a. Farai anche una tavola di legno di acacia: La tavola doveva essere di legno d’acacia, ricoperta d’oro, lunga 90 cm, larga 50 cm e alta 70 cm.

b. Gli anelli saranno vicini al bordo per farvi passare le stanghe destinate a portare la tavola: La tavola doveva avere anche gli anelli e le aste necessarie per trasportarla, così come i piatti, le coppe e così via, tutti d’oro puro.

i. “Abbiamo la fortuna di avere, sull’Arco di Tito, una rappresentazione scolpita di questa tavola (così come del candelabro d’oro). Il modello raffigurato è quello del Tempio di Erode ma, a giudicare dalla descrizione dell’Esodo, seguiva fedelmente il suo modello.” (Cole)

2. (30) La funzione della tavola del pane della presentazione.

«E metterai sulla tavola il pane della presentazione, che starà del continuo davanti a me».

a. E metterai sulla tavola il pane della presentazione, che starà del continuo davanti a me: Sulla tavola erano disposte le dodici pagnotte del pane della presentazione – letteralmente, “pane dei volti”. Si trattava di un pane associato e da mangiare davanti al volto di Dio.

i. “In Oriente una tavola era sempre il simbolo della comunione. In questo modo si ricordava al popolo la possibilità di instaurare una comunione costante con Dio.” (Morgan)

ii. Meyer chiama il pane della presentazione “pane della presenza”. Il pane è necessario per la sopravvivenza, un simbolo che ricordava che la comunione con Dio era altrettanto necessaria per l’uomo.

iii. “Lechempanim, letteralmente, pane dei volti; così chiamato sia perché veniva posto davanti alla presenza o al volto di Dio nel santuario, sia perché veniva fatto quadrato, come preferiscono gli Ebrei.” (Clarke)

b. Pane della presentazione: Secondo Levitico 24:5-9, il pane della presentazione era fatto di farina fine e i dodici pani di presentazione – uno per ogni tribù di Israele – erano posti sulla tavola, cosparsi leggermente di incenso. Una volta alla settimana, il pane veniva sostituito e di solito solo i sacerdoti potevano mangiare il pane vecchio.

D. Indicazioni per la costruzione del candelabro.

1. (31-36) La struttura del candelabro.

«Farai anche un candelabro d’oro puro; il candelabro, il suo piede e il suo tronco saranno lavorati al martello; i suoi calici, i suoi pomi e i suoi fiori saranno tutti di un sol pezzo. Dai suoi lati usciranno sei braccia: tre braccia del candelabro da un lato e tre braccia del candelabro dall’altro; su un braccio saranno modellati tre calici in forma di mandorla, con un pomo e un fiore, e sull’altro braccio tre calici in forma di mandorla, con un pomo e un fiore. Così sarà fatto per le sei braccia che escono dal candelabro. Nel tronco del candelabro ci saranno quattro calici in forma di mandorla, coi loro pomi e i loro fiori. Ci sarà un pomo sotto le due prime braccia uscenti da esso, un pomo sotto le altre due braccia uscenti da esso, e un pomo sotto le due ultime braccia uscenti da esso: così sarà fatto per le sei braccia uscenti dal candelabro. Questi pomi e queste braccia, formeranno il tutto, sarà d’oro puro lavorato col martello».

a. Farai anche un candelabro d’oro puro: Il candelabro doveva essere in oro puro battuto a martello, senza dimensioni specifiche, ma seguendo il modello di una menorah moderna. Aveva un’asta centrale con tre rami che uscivano da ciascun lato, per un totale di sette alloggi per le lampade.

b. Su un braccio saranno modellati tre calici in forma di mandorla: La ripetizione della mandorla (il mandorlo in fiore) era importante perché era il primo albero a fiorire in primavera. Ricordava a tutti la nuova vita e la freschezza dell’opera continua di Dio.

i. “Un’occhiata a qualsiasi riproduzione dell’Arco di Tito ne renderà evidente il profilo principale, anche se il senso metaforico esatto di alcuni dei termini tecnici utilizzati non è del tutto chiaro.” (Cole)

2. (37-40) Le lampade per il candelabro.

«Farai pure le sue sette lampade, lampade che saranno sistemate in modo tale da far luce sul davanti del candelabro. E i suoi smoccolatoi e i suoi portasmoccolature saranno d’oro puro. Il candelabro sarà fatto con un talento d’oro puro, con tutti questi suoi utensili. E vedi di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte».

a. Farai pure le sue sette lampade: Il tabernacolo rappresentava la corte del trono di Dio e Apocalisse 4:5 descrive che davanti al trono c’erano sette lampade ardenti, che sono i sette Spiriti di Dio. Le sette lampade rappresentano la presenza dello Spirito Santo in cielo.

b. In modo tale da far luce sul davanti del candelabro: Poiché il tabernacolo era una tenda interamente coperta, l’unica fonte di luce era costituita dalle lampade del candelabro.

i. “Il simbolismo potrebbe essere quello della luce che la presenza di Dio porta al Suo popolo (Numeri 6:25), ricordando che la luce, nell’Antico Testamento, è anche simbolo di vita e di vittoria (Salmo 27:1).” (Cole)

ii. “‘Un talento di oro puro’ equivaleva a circa 34 kg.” (Kaiser)

c. Secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte: Il principio menzionato per la prima volta in Esodo 25:9 – che il tabernacolo e i suoi arredi dovevano essere costruiti secondo il modello specifico e rivelato – viene qui nuovamente enfatizzato. Doveva essere una rappresentazione fedele della realtà celeste.

©1996–presente Il Commentario Biblico Enduring Word di David Guzik

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