Poi, entrato nel tempio, cominciò a cacciare fuori coloro che vendevano e comperavano, dicendo loro: “Sta scritto: ‘La Mia casa è casa di preghiera’, ma voi ne avete fatto un‘covo di ladroni’”. (Luca 19:45-46)
Il lunedì prima della Sua crocifissione, Gesù entrò nel tempio, ma non nell’edificio principale del tempio, quello che conteneva il Luogo Santo e il Santissimo. Qui, come spesso accade nei Vangeli, la parola tempio è usata per indicare tutto il complesso del tempio, compresi il cortile del tempio, il cortile delle donne e il cortile dei Gentili.
Nei cortili esterni del tempio, conosciuti come il cortile dei Gentili perché era il punto più lontano in cui potevano arrivare, Gesù cominciò a cacciare fuori coloro che vendevano e comperavano. C’erano mercanti che vendevano animali “approvati” per i sacrifici e cambiavalute che offrivano moneta “approvata” per le offerte del tempio. Gesù li fece allontanare, mandandoli via da quell’area.
Uno dei motivi per cui Gesù fece questo era che chiedevano prezzi molto più alti di quanto fosse giusto. Secondo William Barclay, nel tempio i prezzi potevano essere anche venti volte più alti rispetto a quelli all’esterno. Peggio dei prezzi del cibo negli aeroporti o nei parchi divertimento di oggi!
Tuttavia, l’ira di Gesù non era rivolta solo a coloro che vendevano, ma anche a coloro che comperavano. Anche se i venditori avevano maggiore responsabilità, i compratori facevano comunque parte di quel sistema corrotto che aveva trasformato il tempio di Dio in un luogo di contrattazioni, affari e pratiche disoneste.
Gesù aveva già fatto qualcosa di simile all’inizio del Suo ministero (Giovanni 2: 13-22). La lezione, però, non era stata imparata tre anni prima, e nel giro di pochi giorni chi vendesse e comprasse nei cortili del tempio avrebbe ripreso le proprie attività.
Ma l’azione di Gesù non fu inutile. Egli rese chiaro a tutto Israele che la casa di Dio doveva essere una casa di preghiera. Quei mercanti e cambiavalute operavano nei cortili esterni, l’unico spazio in cui i Gentili potevano entrare a pregare. Così, quel luogo di preghiera era stato trasformato in un mercato, e per di più disonesto (un covo di ladroni).
Il Vangelo di Marco contiene la citazione più completa delle parole di Gesù: “Non è scritto: ‘La Mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti’?” (Marco 11:17). Il punto centrale era che il tempio doveva essere un luogo di preghiera aperto a tutti i popoli. L’attività di coloro che vendevano e comperavano nei cortili esterni rendeva impossibile a qualsiasi Gentile in cerca di Dio avvicinarsi per pregare.
Da ciò che fece Gesù possiamo trarre un’applicazione pratica. Quando ci riuniamo per adorare, per offrire a Dio un sacrificio di lode, per ricevere la Sua parola e stare insieme al Suo popolo, dobbiamo fare attenzione a non mettere ostacoli inutili sul cammino di chi cerca Dio. Possa Gesù rimuovere tutto ciò che impedisce ai nostri luoghi di culto di essere vere case di preghiera per tutti coloro che Lo cercano.



